sabato 10 novembre 2012

Se la crescita non basta più

Per uscire dalla crisi non basta semplicemente rilanciare la crescita: è necessario concepire un nuovo modello di sviluppo ecologico e cooperativo ed elaborare nuovi indicatori che siano in grado di misurare realmente la ricchezza prodotta e le risorse consumate a livello globale.

Oggi vi è un consenso molto ampio sul fatto che per superare la crisi sia necessario rilanciare la crescita dell’economia. Qualunque critica si possa muovere alla crescita, in nome di qualunque principio, è destinata a suscitare anatemi. La crescita non è una scelta ma una condizione obbligata per la sopravvivenza del sistema capitalistico: venuta meno questa condizione, la sua rapida ripresa è diventata un’invocazione corale.Ma esistono dei forti dubbi che la crescita possa rappresentare l’unica soluzione dei nostri problemi in quanto un’espansione quantitativa senza limiti così come l’abbiamo conosciuta dalla rivoluzione industriale non appare sostenibile. Ricordiamo che prima dell’attuale crisi l’economia mondiale si sviluppava a un tasso medio che, se estrapolato fino al 2050, l’avrebbe moltiplicata per 15 volte; se prolungato fino alla fine del secolo, di 40 volte. E sappiamo che la crescita comporta un incremento della popolazione, che oggi è pari a circa 6,5 miliardi di persone e nel 2050 dovrebbe toccare i 9 miliardi.
Riproponiamo dunque la domanda: è concepibile un’economia capace di una crescita continua? Per noi la risposta è senza alcun dubbio negativa perché la crescita sta determinando un’imponente distruzione di risorse naturali. Ne deriva che il rilancio della crescita può rappresentare una fase, non uno stato permanente dell’economia, e che agli economisti toccherebbe il compito di rispondere alla domanda: esistono altre forme di economia che possano fare a meno della crescita senza farci ricadere nella povertà? È possibile “una prosperità senza crescita” come si afferma nel titolo di un recente libro di Tim Jackson?
Da tempo economisti e scienziati si sono impegnati nel compito di immaginare quali dovrebbero essere le linee portanti di un nuovo modello di sviluppo dell’economia in senso ecologico e, soprattutto, di un nuovo modello ideologico. Crediamo che sia giunto il momento di passare dall’economia della competizione a una nuova economia della cooperazione: la competizione sempre più spinta ha prodotto un’età della crescita che è oramai degenerata in un’età della distruzione. Nuove forme di cooperazione potrebbero, invece, condurci verso un’età di rinnovato benessere.
In concreto, si tratta di promuovere un formidabile progresso tecnologico e una decisa svolta morale per modificare sia l’evoluzione della tecnica sia la psicologia del consumatore il quale dovrebbe acquisire maggiore consapevolezza delle sue azioni e dell’impatto che esse provocano nella società e nell’ambiente naturale. Ciò significa passare dalla quantità alla qualità, da un concetto di “maggiore” a uno di “migliore”, dall’espansione illimitata all’equilibrio dinamico.
Uno degli aspetti fondamentali riguarda la riconversione ecologica dell’economia e implica il cambiamento del modello di sviluppo basato sui combustibili fossili, sull’automobile a benzina e sulle materie plastiche. Un modello che si è affermato da circa duecento anni e che, nonostante innovazioni come l’elettricità, l’informatica e le telecomunicazioni, continua ad essere dominante.
Un processo di riconversione ecologica dell’economia richiede nuovi indicatori e nuovi strumenti di misura delle performance economiche, sociali e ambientali. Occorre superare il Pil che rappresenta il valore monetario dei beni e servizi scambiati sul mercato. Il prodotto interno lordo si è rivelato molto utile nel misurare la crescita quantitativa, ma ha via via perso di efficacia nelle economie postindustriali dove è cresciuto il peso dei servizi immateriali e delle attività di carattere sociale, dove la qualità del prodotto e la produzione di nuovi prodotti hanno assunto maggiore importanza e dove le tematiche relative all’ambiente sono diventate sempre più centrali nelle scelte di vita di un gran numero di persone. 
Inoltre, il Pil ignora completamente il fatto che la crescita dell’economia è strettamente associata con il consumo delle risorse che quindi tendono ad esaurirsi. Non solo i combustibili fossili, ma anche le foreste, il suolo coltivabile, i metalli ed altre materie prime. Infine, il Pil non conteggia la produzione di rifiuti, l’inquinamento, le emissioni di anidride carbonica, la disponibilità di acqua dolce, il livello di istruzione. Se tutto ciò venisse incluso nella stima del Pil constateremmo che le nostre società non si stanno più arricchendo ma si sono incamminate lungo un percorso di impoverimento sociale, economico e ambientale.Per uscire dalla crisi, dunque non basta semplicemente rilanciare la crescita, ma è necessario concepire un nuovo modello di sviluppo ecologico e cooperativo ed elaborare nuovi indicatori che siano in grado di misurare realmente la ricchezza prodotta e le risorse consumate a livello globale.

Giorgio Ruffolo e Stefano Sylos Labini, da Repubblica, 9 novembre 2012 

Carta di Intenti PD - ETTORE MARTINELLI – SECONDO INTERVENTO

sapere : va chiarita l’immagine del partito rispetto a come si viene percepiti: il PD è contro il professionismo della politica al di là dell’età, perché questa società impone di essersi misurati con gli aspetti concreti della società prima di fare politica a differenza del secolo scorso. Vogliamo essere diversi dagli altri grazie al profilo credibile, a volti a cui dare fiducia, non è solo un problema di comunicazione ma anche di sapere. In questi tempi purtroppo si è passati dal sapere per cercare di comunicare al comunicare per avere il potere. Ci facciamo i conti, ma non rinunciamo a tornare sul binario giusto.
Lavoro: senza lavoro non c’è dignità. La Società è cambiata, ma senza lavoro non hai certezze.
La precarietà è un problema, nel sistema danese tante volte richiamato come obiettivo da raggiungere se ti licenziano ti danno soldi e altre opportunità di lavoro, ed il welfare è gratis.
La Flessibilità va raggiunta senza assumere un atteggiamento ideologico, né da una parte né dall’altra (per esempio è falso dire che non si investe in Italia per l’articolo 18).
Servono soldi per finanziare i sussidi per formazione e disoccupazione, è necessario diminuire le tasse sul lavoro aumentando quelle sul patrimonio, si deve lottare contro il lavoro nero ed incentivare la sicurezza sul lavoro spendendo sui controlli.
Sviluppo sostenibile: serve un piano industriale strategico che deve tener conto dello sviluppo sostenibile, (vedere come esempio il cosiddetto piano Pistorio quando Bersani era ministro). Un paese è meno forte senza industria, servono poli industriali per una cultura del lavoro.
Sui trasporti è evidente la sproporzione del trasporto su gomma in Italia, ma sui treni servono regole. I treni locali devono rispettare situazioni minime di decoro per i passeggeri.
Diritti civili: servirebbe una serata intera dedicata al tema,sui diritti civili si misura una società, i diritti civili non sono la sommatoria delle sfortune, ma sono legati alla dignità umana, si lede il diritto civile per poi ledere il diritto sociale. I diritti non devono essere negoziabili, non devono essere associati ad un costo. E’ stato dimostrato che garantire i diritti civili migliora anche l’economia.
E’ necessario avere rispetto dei cattolici ma non di chi vuole l’esclusiva nel rappresentarli totalmente.
I temi principali sono il diritto di cittadinanza (ius soli) e il testamento biologico: la posizione del PD è definita, serve una legge sul testamento biologico.
Unioni civili: il concetto che il matrimonio è basato sull’amore non è sindacabile, ma usciamo dal problema del nome e parliamo di diritti (per esempio alla assistenza ospedaliera), il PD propone le unioni civili (per esempio senza permettere adozioni, ma su altri temi si può trovare una sintesi sui diritti). I diritti civili sono parte fondante del PD, non sono solo un punto programmatico.

venerdì 9 novembre 2012

Carta di Intenti PD - I Diritti - Alberto Battaglia, Circolo di Imbersago

I “diritti civili” sono l’insieme delle libertà e delle prerogative garantite alla persona. Non riguardano solo il singolo, ma possono estendersi alle organizzazioni di cui il cittadino fa parte (per esempio, le associazioni politiche). Possono configurarsi quindi come tutele basilari della persona, garantite, oggi, in primo luogo dalla Costituzione e disciplinate dalla legge, che ne può limitare solo l’esercizio, senza intaccarne il nucleo essenziale per i non cittadini.
I diritti civili, secondo una diversa impostazione, invece, si distinguono dai diritti umani, i quali soli vengono considerati attribuzioni universali che prescindono dalla cittadinanza o dalla legge nazionale. In tale impostazione, i diritti civili possono essere estesi dalla legge ai non cittadini che si trovano nei confini territoriali di uno Stato, mentre i diritti naturali o i diritti umani appartengono a tutti gli uomini, a prescindere dal territorio in cui si trovino.
Ciò premesso appare chiaro che la cornice dentro la quale dobbiamo ascrivere la nostra piena partecipazione alla società civile e quindi al nostro essere “cittadini” viene definita dalla attribuzione e dalla regolamentazione di un insieme di diritti generali che vanno declinati in relazione alla specificità della nostra condizione sociale, economica, sessuale, religiosa., affettiva e di vita (per converso di morte).
E’ necessario per altro precisare che i diritti civili possono (debbono) essere suddivisi in diritti collettivi e diritti individuali, dove la prevalenza della difesa della collettività dovrebbe essere considerata la norma e la priorità proprio perché finalizzata alla difesa di un diritto plurimo e socialmente riconosciuto; inoltre la loro conoscenza è fondamentale per l’estensione  e la conoscenza di quella  educazione civica che sembra in parte venuta meno in questi ultimi decenni anche come semplice materia di insegnamento.
Non possiamo, nel voler definire quale società intendiamo costruire, non fare una valutazione dello stato attuale dei diritti e quali siano in generale i limiti applicativi degli stessi, anche  e soprattutto alla luce dei cambiamenti che sono intercorsi ed intercorrono nella dinamicità del vivere sociale e nello svilupparsi tendenziale di una società sempre più individualizzata.
Esiste un diritto alla vita, inteso anche come diritto al vivere che viene articolato nella nostra Costituzione in diversi articoli che riguardano sia la nostra condizione di esistenza sia la nostra partecipazione alla vita sociale, dove il vivere” non è solo respirare, mangiare, dormire, ma anche svolgere una attività sociale che deve essere prevista, garantita, tutelata e normata: vogliamo ricordare che la natura pensa all’esistenza, mentre è la società che deve pensare al benessere dei propri cittadini ed alla difesa dei loro diritti in generale come a quelli civili in particolare.
Ma se il diritto alla vita ci pare inconfutabile pena l’esistenza di un diritto ad uccidere ( contradditorio negli USA il fatto che lo stato possa ucciderti, ma non tollera che tu uccida, né che tu ti uccida), lo stesso non può non essere coniugato ad un diritto di scelta sulla “propria, individuale” morte; proprio perché la stessa appartenenza alla vita determina una responsabilità individuale nella consapevolezza della mia coscienza, posso e debbo poter responsabilmente scegliere come  morire (il testamento biologico in questo senso deve diventare uno strumento disponibile per ogni cittadino cosciente e consapevole), non un obbligo, ma una opportunità di legittima scelta, in particolar modo non deve essere possibile nessun accanimento terapeutico che prolunghi artificialmente la vita.
Per analogia per la donazione, di organi deve approvare una normativa che renda possibile il prelevamento per salvare un’altra vita o renderla più semplicemente meno difficoltosa
Ciò che questa società (post-moderna) sta evidenziando nel suo mutamento, è l’affermazione di una valenza del diritto individuale in quanto tale, cioè una atomizzazione del diritto di ogni singola persona, cittadino o meno che sia, ed in questo un equilibrio normativo che sappia comprendere ed indicare un orientamento socialmente corretto non può escludere, su questo terreno, che “ognun per se” possa assumere una decisione rispettosa e/o avulsa dal diritto stesso, non perché debba esistere “il diritto a non voler diritti”, ma perché si può scegliere individualmente di rinunciare ad un diritto stesso come opportunità di scelta.
Ma chi è cittadino se non chi abita, frequenta, fruisce, opera in un ambito statuale predefinito e indipendentemente che questo sia stato il suo luogo di nascita? Questo è un problema che ha a che fare sia con i flussi migratori realizzatisi o che si realizzeranno, sia con il concetto che operare, vivere, fruire di beni o servizi in un ambito sociale deve saper imporre a chiunque di avere nello stesso tempo diritti in cambio di obblighi e doveri perché in questo equilibrio sta quel senso di responsabilità” che è produttore, garante e legittimo vincolo di cittadinanza.
Cosi come nell’ambito più privatistico se esiste una libertà di religione o di non religione ( a maggior ragione in uno stato laico) lo stesso stato deve essere garante delle libertà nelle loro possibili variabili: del resto siamo cattolici per caso perché nati in Italia, così come saremmo mussulmani per caso se fossimo nati in medio oriente e saremmo, sempre per caso, induisti se fossimo nati in India, etc. etc., quindi se il caso governa in origine una parte della nostra esistenza ciò non può non valere per altre sfere della nostra vita privata come quella degli affetti e della sessualità vissuta come capacità di offrire piacere e felicità, quindi la medesima libertà deve essere garantita nella pratica dei propri affetti, anche nelle formalità rituali o nelle pratiche quotidiane che vanno riconosciute proprio perché esistono e non perché valutabili alla luce di imperativi morali: la scelta quindi di operare e di realizzare un regime di vincoli formalizzati e finalizzati alla tutela del soggetto più debole o alla formalizzazione stessa di un rapporto non necessariamente etero ci pone nella condizione di realizzare, in tempi brevi,  registri di unioni civili sia per coppie etero che per coppie dello stesso sesso, proprio come elemento di tutela e garanzia e di certezza dei diritti derivanti da un unione scelta liberamente, cosi come andrebbero snellite e rese più celeri le pratiche di scioglimento di una unione.
Il presupposto sempre ed in ogni caso è avere come base di partenza “I diritti universali dell’uomo” perché in essi e su di essi si fondano le basi di una società che è civile proprio perché concerne il cittadino di uno stato nello specifico del suo rapporto equilibrato con altri cittadini ed il senso dell’equilibrio va ricercato non nell’eccesso di norme ma nella liberalità delle scelte possibili e nella accettazione che siamo una società di eguali diversi gli uni dagli altri.

Omofobia: Pdl, Lega e Udc bocciano legge anti-violenza



La commissione Giustizia della Camera ha respinto, con i voti dei rappresentanti di Pdl, Lega e Udc il testo base per una nuova legge contro l'omofobia e la transfobia, che prevedeva l'estensione della legge Mancino e che era stato adotatto con i voti di Pd e Idv. 

«Pdl, Lega e Udc - ha riferto la parlamentare Pd Anna Paola Concia, promotrice della nuova legge e leader del movimento omoessessuale- hanno votato contro, con le sole astensioni di Carfagna e Ria. Mentre il Partito Democratico e l'Italia dei Valori, che avevano proposto lo stesso identico testo normativo, hanno votato a favore. La battaglia del Pd e dell'Idv ovviamente continuerà in aula dove, per la terza volta, chiederemo di approvare una norma di civiltà di cui il nostro paese ha assolutamente bisogno. Ci vediamo in Aula». 

«Per l'ennesima volta - ha accusato il responsabile diritti civili Idv Franco Grillini, leader storico dell'Arcigay- è stato bocciato alla Camera il testo contro l'omofobia richiesto da tutte le organizzazioni omosessuali italiane. «Sembra incredibile - ha sottolineato - che nel giorno in cui il governo francese approva il testo di legge sui matrimoni gay, la Corte Costituzionale spagnola dà il via libera definitivo alla legge con cui si sono sposate 23mila coppie omosessuali, nel giorno in cui si vincono, con ampia maggioranza popolare, ben tre referendum a favore dei matrimoni gay negli Usa, in Italia una destra reazionaria boccia, ancora una volta, un provvedimento di civiltà in vigore nella maggior parte dei Paesi europei». 

«Pdl, Lega e Udc continuano ad impedire che nel nostro ordinamento venga inserita l'aggravante per omofobia. Le aggressioni sono all'ordine del giorno e solo il cinismo di Alfano, Casini e Maroni può continuare a far finta di niente e perseverare in questa ipocrisia imbarazzante». Lo dichiara la capogruppo del Pd nella commissione Giustizia della Camera, Donatella Ferranti: «Le violenze dettate da discriminazioni legate all'orientamento sessuale sono tantissime e se il Parlamento non è in grado di legiferare ci sono tutta la necessità e urgenza per un decreto governativo. Non si può giocare con i diritti fondamentali delle persone e bisogna combattere questi atteggiamenti discriminatori non solo a parole ma con fatti concreti».

Da L''Unità

giovedì 8 novembre 2012

Carta di Intenti PD - Lo Sviluppo Sostenibile – Guido Gironda, circolo di Cernusco Lombardone

Lo Sviluppo Sostenibile
Le due parole Sviluppo e Sostenibile non si coniugano facilmente e solo un grande impegno politico le può mantenere fortemente aggregate.
Per Sviluppo intendiamo una migliore condizione economica generale della Nazione e con sostenibile intendiamo che deve essere data alle generazioni che seguono una società ed un ambiente che sia migliore, o quantomeno uguale, della società e ambiente che si è ricevuto dalle generazioni che ci hanno preceduto.
La mancanza di materie prime non ci permette di basare lo sviluppo sullo sfruttamento delle stesse e dobbiamo pertanto concentrare i nostri programmi di sviluppo futuro sul saper fare come ogni paese che basi le proprie risorse sui servizi e sulla trasformazione della materie prime. Vanno quindi spinti, con piani strategici, lo sviluppo di centri di ricerca  territoriali di grande eccellenza che possano da un lato trovare in se stessi fonte di sviluppo, ma possano dall’altro attrarre e coagulare PMI in grado di realizzare i risultati della ricerca. Sarebbe però un fondamentale errore non essere in grado di programmare strategicamente una specializzazione per territorio facendo sì di ottenere una competizione fra centri di eccellenza invece di una sinergia globale nazionale.
Bisogna che le Università programmino le loro eccellenze non in funzione dei desiderata dei loro professori, ma come forma strategica del supporto ai centri di ricerca territoriali. Saranno i Professori a dover chiedere di collaborare in una Università perche lì si studia e si sviluppano progetti ai quali loro si sentono particolarmente interessati.
Questo potrebbe dare una spinta al ritorno in Italia dei cervelli fuggiti all’estero perché in Italia non si trovano centri che sviluppano progetti dei quali loro sono esperti.
Ma lo sviluppo di centri di eccellenza non garantisce di per sé che ci sarà uno sviluppo. L’esperienza di questi ultimi due decenni, nei quali i governi, prevalentemente di centro destra, non hanno avuto come focus il mantenimento delle attività produttive, facendo perdere alcune centinaia di migliaia di posti di lavoro nascondendosi dietro la parola “Globalizzazione”
Bisogna fare un grande progetto strategico per ricreare attività produttive ma con il rispetto dell’ambiente e con relazioni industriali che tengano conto delle modificate condizioni del lavoro. E questo può essere fatto solo con un piano industriale nazionale che manca in Italia da tempo immemore, se trascuriamo quello fatto da FIAT negli anni sessanta per spingere tutto il trasporto su gomma mortificando il trasporto su rotaia.
Il rispetto ed il miglioramento dell’ambiente è però un investimento a lungo termine necessario per soddisfare  quel vincolo di sostenibilità di cui alle premesse. Sarebbe un errore se questo investimento venisse finanziato dallo Stato, ma per poter invogliare gli investitori privati a tali investimento l’unico punto è “regole certe e piani industriali stabili nel tempo”.
Non va trascurato l’effetto concorrenza dei paesi emergenti ma va comunque sottolineato che non è facile competere con regole stringenti di sostenibilità con paesi che spesso non hanno regole né sul rispetto dei diritti umani, dello sfruttamento dei minori e sui diritti dei lavoratori e neanche sul rispetto dell’ambiente.
Non si tratta di pensare a forme di blocchi doganali, sicuramente inefficaci, ma di vincoli per il rispetto delle regole. L’Europa si è dotata di un Marchio CE che garantisce i cittadini della comunità che il prodotto che acquisiscono, quando marchiato CE, rispetta i vincoli “tecnici” di sicurezza.
Ma perché l’Europa e gli stati membri,ed in particolare l’Italia, che si sono dati normative sul rispetto dei diritti umani, il diritto dei minori, i diritti dei lavoratori e sul rispetto dell’ambiente, non dovrebbero dotarsi di un Marchio Etico per i prodotti venduti nelle comunità che garantisca che i produttori rispettino almeno le stesse regole Etiche a cui è tenuto qualsiasi produttore con produzione nella Comunità.?
Non è un blocco doganale, ma un vincolo al rispetto delle regole della libera concorrenza.
Sarà difficile convincere tutti i cittadini che il Marchio Etico ha un valore economico (include l’investimento a lungo termine per la sostenibilità) e quindi potrebbe avere un costo diverso del prodotto Cinese o Indiano senza Marchio Etico. Ma lo Stato per i suoi acquisti può richiedere che il Marchio Etico sia un vincolo di acquisto.
Ecologia
Ci sono molte cose che possono essere fatte per il miglioramento della salute della natura, che sono legate allo sviluppo, ma che non ne sono forzatamente legate. Ci riferiamo in particolare alla Mobilità Sostenibile.
Molto spesso, parlando di mobilità sostenibile si pensa alla mobilità urbana, ma tutti quelli che hanno avuto occasione di frequentare le autostrade degli Stati nostri confinanti, si sono accorti di quanti pochi camion si vedano nelle altre autostrade rispetto a quelli che si vedono nelle nostre.
Come si diceva sopra, grazie ai piani industriali nazionali della FIAT degli anni cinquanta-sessanta, abbiamo mortificato il trasporto su rotaia, relegando le nostre ferrovie ad un trasporto di materie prima fabbrica-fabbrica, trascurando completamente il trasporto commerciale, che implica lo sviluppo di Hub per la distribuzione di media distanza e dell’ultimo miglio. Ma oltre al trasporto su rotaia, che fine ha fatto il progetto delle autostrade del mare? Per trasporto sostenibile non si può pensare solo a quello urbano, ma va fatto un grande progetto, che porti grande parte del trasporto a lunga distanza sulle rotaie e sulle autostrade del mare, sviluppando grandi Hub che permettano la distribuzione efficiente di media distanza e dell’ultimo miglio.
Nella mobilità urbana bisogna incentivare l’uso dei mezzi di trasporto elettrico sia dei mezzi pubblici, della distribuzione di ultimo miglio e dei privati. Per prima cosa bisogna togliere il blocco psicologico di: dove ricarico la mia macchina quando la batteria è esaurita? E’ necessario liberalizzare al più presto le licenze per il rifornimento elettrico dei mezzi di trasporto, spingendo l’uso di sistemi fotovoltaici nei centri di rifornimento elettrico.

mercoledì 7 novembre 2012

Carta di Intenti PD - IL LAVORO – Circolo PD OSNAGO (27 settembre 2012)

La parola LAVORO
Art.1 L’Italia è una repubblica fondata sul lavoro
La parola lavoro va associata alla parola giovani.
I giovani italiani subiscono le peggiori conseguenze della crisi, che ha maggiormente coinvolto i paesi del sud Europa.
La mancanza di lavoro e, di conseguenza, di certezze del futuro, è una delle maggiori ragioni di insicurezza per moltissime famiglie Italiane che stanno vivendo questa situazione di precarietà sulla propria pelle.
Il nuovo governo deve aumentare il livello di equità della riforma pensionistica rispetto a quanto attuato da questo Governo.
Prolungare il periodo di lavoro a chi il lavoro ce l’ha, senza generare nuove opportunità, impatta gravemente sulla disoccupazione giovanile che è ormai oltre il 30%.
Serve generare lavoro per favorire il ricambio generazionale, concedendo incentivi, attraverso
sgravi contributivi, alle aziende che assumono i giovani.
Il sistema pensionistico, come confermano le dichiarazioni dell’attuale direttore dell’INPS Mastropasqua, è in equilibrio, e per alcuni anni a venire le pensioni in essere non hanno problemi di solvibilità.
I paesi nord europei che storicamente hanno sempre avuto sistemi pensionistici più restrittivi dell’Italia, ed a cui il governo si è ispirato per la riforma pensionistica, hanno un sistema di welfare sociale molto più premiante, soprattutto nei confronti delle famiglie.
Per fare lavorare un paese di 60 milioni di abitanti e che non possiede materie prime né fonti energetiche (tradizionali) si deve puntare su due grandi settori:
a) Primario (agricoltura)
b) Secondario (industria).
Il terziario, che è di servizio, si sviluppa conseguentemente, si autoregola in funzione
delle necessità.
Paesi molto più robusti di noi (Germania, Francia, Inghilterra) hanno un grande sistema paese che dà continuità alla politica industriale.
Va sconfitto il lavoro in nero per poter far emergere solo il lavoro in chiaro, sconfiggendo la delinquenza organizzato.
Il lavoro da generare deve essere produttivo da un punto di vista sociale o economico. Non serve mantenere forzatamente in vita lavori non più remunerativi, a meno che non abbiano una ragione sociale.
Esistono attività socialmente utili il cui bilancio deve avere un taglio sociale prima che economico (sanità, assistenza, forze dell’ordine, giustizia, istruzione, ricerca, cultura …) oppure esistono situazioni geografiche tali per cui serve trovare un modo di rendere il lavoro economicamente vantaggioso senza essere colpiti dalla scure delle direttive europee sulla concorrenza.
In conclusione, il prossimo governo deve proporre un piano di sviluppo industriale, scegliendo i settori su cui investire, e definendo le infrastrutture necessarie. E’ importante che questo
progetto sia condiviso con le rappresentanze socioeconomiche italiane.

Uffici elettorali - Primarie

Si ricorda che stasera, 7 novembre, dalle 21 alle 23, presso la sede di Via Trento, sarà possibile registrarsi per partecipare alle primarie del 25 novembre.
Le date successive saranno comuicate in seguito. Sarà comunque sempre possibile registrarsi anche il 25 novembre, immediatamente prima di votare.

PD Merate 

27 settembre: La carta di intenti PD - Riflessioni su SAPERE – MONTEVECCHIA

La madre degli stolti è sempre incinta”, recita un proverbio di origine medievale e, per la verità, su questo tema si sono esercitati stuoli di moralisti, bacchettoni e presunti eruditi di ogni tempo e specie, si va da una traballante traduzione biblica secondo la quale “infinito è il numero degli stolti”, al passo ciceroniano che recitaStultorum plena sunt omnia”.
In realtà noi tendiamo a considerare ignoranti coloro che non sono competenti nei campi nei quali lo siamo (o crediamo di esserlo) noi. Chi tiene presente che uno stagnino può insegnarci tante cose su come si ripara un rubinetto, o che un geniale matematico può essere del tutto incapace di organizzare la sua vita pratica?
Negli anni Settanta del XX secolo a sinistra ci si riempiva la bocca discettando di “cultura popolare”, si diceva che “il popolo” era depositario di un sapere che, per il solo fatto di esistere, era oppositivo al potere e dunque “rivoluzionario”. Poi, la moda è passata e la musica popolare si è annacquata nella world music e ha perso gran parte del suo fascino. Oggi nessuna fa più ricerca etnomusicologica sul campo e i giovani sono tornati ad intontirsi con la più banale e regressiva musica da discoteca.
Insomma la domanda cui dobbiamo tentare di dare una risposta è la seguente: che cosa può fare un grande partito di massa come il nostro per stimolare la crescita di una coscienza culturale e politica che ci renda più forti e finalmente capaci di battere le destre e i populismi di ogni tendenza?
Intanto occorre avere la consapevolezza che una vasta e profonda cultura non basta per muoversi con sicurezza sull’agone dei talk show televisivi. Quante volte abbiamo visto i nostri sventati cavalieri del sapere, colmi di dottrina fino alla punta dei capelli, uscire battuti da chi non faceva altro che recitare slogan brevi, secchi, precisi e soprattutto ripetuti fino alla noia per farli entrare nella testa degli ascoltatori?
Loro hanno, per esempio, l’accortezza di interrompere ostinatamente l’interlocutore quando sta dicendo delle cose “vincenti”, sanno muovere il capo in segno di perenne dissenso quando vengono inquadrati dalle telecamere, sanno sviare il discorso con furbizia, sanno rispondere ad una domanda con un’altra domanda…
Insomma, loro hanno una tecnica che gli viene inculcata in appositi corsi che nessuno a sinistra si preoccupa di organizzare. I nostri, in questo senso, sono, e sono quasi orgogliosi di esserlo, dei “dilettanti allo sbaraglio”.
Questo significa che dovremmo imitare i loro squallidi metodi? Dovremmo anche noi metterci a berciare per non far sentire le parole dell’avversario politico? Dovremmo approfondire la tecnica dell’insulto che fa andare in confusione l’interlocutore? Dovremo lanciare accuse a ripetizione senza lasciare che gli altri abbiano il tempo di rispondere?
Certo che no, ma dovremmo almeno avere l’umiltà di sapere che esistono tecniche di comunicazione molto efficaci, soprattutto se usate con buon gusto e discernimento.
In conclusione, vi sono infinite forme di conoscenza e nessuno è in grado di padroneggiarle tutte, ogni giorno della nostra vita dobbiamo essere pronti ad imparare qualcosa di nuovo in ogni campo del sapere, tecnico, scientifico e umanistico. Sarà poi il modo in cui saremo in grado di usarle a fare la differenza fra noi e gli altri.

lunedì 5 novembre 2012

PARLA CON LEI intervista a LAURA PUPPATO

Riceviamo e pubblichiamo:
Milano 5 Novembre 2012 ore 21.00

PARLA CON LEI
intervista a LAURA PUPPATO
candidata alle primarie del centrosinistra

CIRCOLO DELLA STAMPA
Corso Venezia 48 - MM Palestro

Ti aspettiamo!
Annamaria Vicini