giovedì 8 novembre 2012

Carta di Intenti PD - Lo Sviluppo Sostenibile – Guido Gironda, circolo di Cernusco Lombardone

Lo Sviluppo Sostenibile
Le due parole Sviluppo e Sostenibile non si coniugano facilmente e solo un grande impegno politico le può mantenere fortemente aggregate.
Per Sviluppo intendiamo una migliore condizione economica generale della Nazione e con sostenibile intendiamo che deve essere data alle generazioni che seguono una società ed un ambiente che sia migliore, o quantomeno uguale, della società e ambiente che si è ricevuto dalle generazioni che ci hanno preceduto.
La mancanza di materie prime non ci permette di basare lo sviluppo sullo sfruttamento delle stesse e dobbiamo pertanto concentrare i nostri programmi di sviluppo futuro sul saper fare come ogni paese che basi le proprie risorse sui servizi e sulla trasformazione della materie prime. Vanno quindi spinti, con piani strategici, lo sviluppo di centri di ricerca  territoriali di grande eccellenza che possano da un lato trovare in se stessi fonte di sviluppo, ma possano dall’altro attrarre e coagulare PMI in grado di realizzare i risultati della ricerca. Sarebbe però un fondamentale errore non essere in grado di programmare strategicamente una specializzazione per territorio facendo sì di ottenere una competizione fra centri di eccellenza invece di una sinergia globale nazionale.
Bisogna che le Università programmino le loro eccellenze non in funzione dei desiderata dei loro professori, ma come forma strategica del supporto ai centri di ricerca territoriali. Saranno i Professori a dover chiedere di collaborare in una Università perche lì si studia e si sviluppano progetti ai quali loro si sentono particolarmente interessati.
Questo potrebbe dare una spinta al ritorno in Italia dei cervelli fuggiti all’estero perché in Italia non si trovano centri che sviluppano progetti dei quali loro sono esperti.
Ma lo sviluppo di centri di eccellenza non garantisce di per sé che ci sarà uno sviluppo. L’esperienza di questi ultimi due decenni, nei quali i governi, prevalentemente di centro destra, non hanno avuto come focus il mantenimento delle attività produttive, facendo perdere alcune centinaia di migliaia di posti di lavoro nascondendosi dietro la parola “Globalizzazione”
Bisogna fare un grande progetto strategico per ricreare attività produttive ma con il rispetto dell’ambiente e con relazioni industriali che tengano conto delle modificate condizioni del lavoro. E questo può essere fatto solo con un piano industriale nazionale che manca in Italia da tempo immemore, se trascuriamo quello fatto da FIAT negli anni sessanta per spingere tutto il trasporto su gomma mortificando il trasporto su rotaia.
Il rispetto ed il miglioramento dell’ambiente è però un investimento a lungo termine necessario per soddisfare  quel vincolo di sostenibilità di cui alle premesse. Sarebbe un errore se questo investimento venisse finanziato dallo Stato, ma per poter invogliare gli investitori privati a tali investimento l’unico punto è “regole certe e piani industriali stabili nel tempo”.
Non va trascurato l’effetto concorrenza dei paesi emergenti ma va comunque sottolineato che non è facile competere con regole stringenti di sostenibilità con paesi che spesso non hanno regole né sul rispetto dei diritti umani, dello sfruttamento dei minori e sui diritti dei lavoratori e neanche sul rispetto dell’ambiente.
Non si tratta di pensare a forme di blocchi doganali, sicuramente inefficaci, ma di vincoli per il rispetto delle regole. L’Europa si è dotata di un Marchio CE che garantisce i cittadini della comunità che il prodotto che acquisiscono, quando marchiato CE, rispetta i vincoli “tecnici” di sicurezza.
Ma perché l’Europa e gli stati membri,ed in particolare l’Italia, che si sono dati normative sul rispetto dei diritti umani, il diritto dei minori, i diritti dei lavoratori e sul rispetto dell’ambiente, non dovrebbero dotarsi di un Marchio Etico per i prodotti venduti nelle comunità che garantisca che i produttori rispettino almeno le stesse regole Etiche a cui è tenuto qualsiasi produttore con produzione nella Comunità.?
Non è un blocco doganale, ma un vincolo al rispetto delle regole della libera concorrenza.
Sarà difficile convincere tutti i cittadini che il Marchio Etico ha un valore economico (include l’investimento a lungo termine per la sostenibilità) e quindi potrebbe avere un costo diverso del prodotto Cinese o Indiano senza Marchio Etico. Ma lo Stato per i suoi acquisti può richiedere che il Marchio Etico sia un vincolo di acquisto.
Ecologia
Ci sono molte cose che possono essere fatte per il miglioramento della salute della natura, che sono legate allo sviluppo, ma che non ne sono forzatamente legate. Ci riferiamo in particolare alla Mobilità Sostenibile.
Molto spesso, parlando di mobilità sostenibile si pensa alla mobilità urbana, ma tutti quelli che hanno avuto occasione di frequentare le autostrade degli Stati nostri confinanti, si sono accorti di quanti pochi camion si vedano nelle altre autostrade rispetto a quelli che si vedono nelle nostre.
Come si diceva sopra, grazie ai piani industriali nazionali della FIAT degli anni cinquanta-sessanta, abbiamo mortificato il trasporto su rotaia, relegando le nostre ferrovie ad un trasporto di materie prima fabbrica-fabbrica, trascurando completamente il trasporto commerciale, che implica lo sviluppo di Hub per la distribuzione di media distanza e dell’ultimo miglio. Ma oltre al trasporto su rotaia, che fine ha fatto il progetto delle autostrade del mare? Per trasporto sostenibile non si può pensare solo a quello urbano, ma va fatto un grande progetto, che porti grande parte del trasporto a lunga distanza sulle rotaie e sulle autostrade del mare, sviluppando grandi Hub che permettano la distribuzione efficiente di media distanza e dell’ultimo miglio.
Nella mobilità urbana bisogna incentivare l’uso dei mezzi di trasporto elettrico sia dei mezzi pubblici, della distribuzione di ultimo miglio e dei privati. Per prima cosa bisogna togliere il blocco psicologico di: dove ricarico la mia macchina quando la batteria è esaurita? E’ necessario liberalizzare al più presto le licenze per il rifornimento elettrico dei mezzi di trasporto, spingendo l’uso di sistemi fotovoltaici nei centri di rifornimento elettrico.

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