mercoledì 7 novembre 2012

Carta di Intenti PD - IL LAVORO – Circolo PD OSNAGO (27 settembre 2012)

La parola LAVORO
Art.1 L’Italia è una repubblica fondata sul lavoro
La parola lavoro va associata alla parola giovani.
I giovani italiani subiscono le peggiori conseguenze della crisi, che ha maggiormente coinvolto i paesi del sud Europa.
La mancanza di lavoro e, di conseguenza, di certezze del futuro, è una delle maggiori ragioni di insicurezza per moltissime famiglie Italiane che stanno vivendo questa situazione di precarietà sulla propria pelle.
Il nuovo governo deve aumentare il livello di equità della riforma pensionistica rispetto a quanto attuato da questo Governo.
Prolungare il periodo di lavoro a chi il lavoro ce l’ha, senza generare nuove opportunità, impatta gravemente sulla disoccupazione giovanile che è ormai oltre il 30%.
Serve generare lavoro per favorire il ricambio generazionale, concedendo incentivi, attraverso
sgravi contributivi, alle aziende che assumono i giovani.
Il sistema pensionistico, come confermano le dichiarazioni dell’attuale direttore dell’INPS Mastropasqua, è in equilibrio, e per alcuni anni a venire le pensioni in essere non hanno problemi di solvibilità.
I paesi nord europei che storicamente hanno sempre avuto sistemi pensionistici più restrittivi dell’Italia, ed a cui il governo si è ispirato per la riforma pensionistica, hanno un sistema di welfare sociale molto più premiante, soprattutto nei confronti delle famiglie.
Per fare lavorare un paese di 60 milioni di abitanti e che non possiede materie prime né fonti energetiche (tradizionali) si deve puntare su due grandi settori:
a) Primario (agricoltura)
b) Secondario (industria).
Il terziario, che è di servizio, si sviluppa conseguentemente, si autoregola in funzione
delle necessità.
Paesi molto più robusti di noi (Germania, Francia, Inghilterra) hanno un grande sistema paese che dà continuità alla politica industriale.
Va sconfitto il lavoro in nero per poter far emergere solo il lavoro in chiaro, sconfiggendo la delinquenza organizzato.
Il lavoro da generare deve essere produttivo da un punto di vista sociale o economico. Non serve mantenere forzatamente in vita lavori non più remunerativi, a meno che non abbiano una ragione sociale.
Esistono attività socialmente utili il cui bilancio deve avere un taglio sociale prima che economico (sanità, assistenza, forze dell’ordine, giustizia, istruzione, ricerca, cultura …) oppure esistono situazioni geografiche tali per cui serve trovare un modo di rendere il lavoro economicamente vantaggioso senza essere colpiti dalla scure delle direttive europee sulla concorrenza.
In conclusione, il prossimo governo deve proporre un piano di sviluppo industriale, scegliendo i settori su cui investire, e definendo le infrastrutture necessarie. E’ importante che questo
progetto sia condiviso con le rappresentanze socioeconomiche italiane.

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