sabato 9 maggio 2015

Un day per il lavoro



giovedì 7 maggio 2015

“ Una visione Italiana per il futuro dell’Europa”

Ieri , 5 maggio, si è tenuta una conferenza  presso ISPI a Milano con o.d.g.” una visione Italiana per il futuro dell’Europa”
La conferenza , ha avuto un alto profilo per la presenza di :
Paolo Gentiloni , Ministro degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale  
Sandro Gozi, Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio dei Ministri con delega agli Affari Europei
Franco Bruni , Professori , Università Bocconi
Maurizio Ferrera , Professore Università degli  Studi di Milano
Marco Tronchetti Provera   , Presidente e Amministratore delegato Pirelli Spa
Giuseppe Vita , Presidente Unicredit Spa
Qui di seguito cercherò di fare un riassunto di quanto è emerso durante la conferenza.
Il ministro degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale Paolo Gentiloni è intervenuto alla conferenza "Una visione italiana per il futuro dell’Europa" organizzata dall’ISPI in occasione della presentazione in Parlamento della Relazione programmatica sulla partecipazione dell’Italia all’Unione europea. Al centro del dibattito la necessità di rilanciare il processo di integrazione politica dell’Ue per far fronte alle crisi attuali, a cominciare dalla gestione dei flussi migratori nel Mediterraneo, e la riflessione sugli esiti del semestre di presidenza italiana. All’evento, moderato da Giancarlo Aragona, presidente ISPI, hanno partecipato anche Sandro Gozi, sottosegretario alla Presidenza del Consiglio dei Ministri con delega agli Affari Europei; Franco Bruni, Università Bocconi e vicepresidente ISPI; Maurizio Ferrera, Università degli Studi di Milano e consigliere scientifico ISPI; Marco Tronchetti Provera, presidente Pirelli; Giuseppe Vita, presidente Unicredit.


Gentiloni, "L'Europa deve riconquistare il consenso dell’opinione pubblica"

Aprendo i lavori della conferenza, il ministro Paolo Gentiloni ha affermato che la visione italiana per il futuro dell’Europa trova fondamento nella lunga tradizione europeista del nostro paese ma l’europeismo degli italiani non può più essere dato per scontato. È giusto quindi, ha proseguito il ministro, interrogarsi sul futuro dell’Europa per trovare nuove energie e superare la frustrazione per le lentezze del processo d’integrazione. Affinché l’Unione possa occupare lo spazio che gli spetta nel nuovo ordine mondiale, è necessario un maggior impegno da parte di tutti gli attori coinvolti per trovare soluzioni condivise e far riguadagnare all’Ue, giorno dopo giorno, il consenso della sua opinione pubblica.



Secondo il sottosegretario Sandro Gozi, l’Unione necessita di un maggior senso di urgenza e di lungimiranza per competere alla pari con gli altri attori internazionali e impostare un solido progetto politico capace di contenere le spinte euroscettiche. Servono quindi obiettivi ambiziosi e nuove alleanze in grado di creare quella massa critica grazie alla quale passare dall’"Europa delle regole" all’"Europa delle politiche".
 
 
Tronchetti Provera, "Per costruire il futuro dell’Ue bisogna ripartire da investimenti e cittadini"

Sono due gli aspetti che Marco Tronchetti Provera pone come fondamentali per dare nuovo vigore al processo d’integrazione europeo. Sul fronte economico, il presidente del gruppo Pirelli segnala la necessità e l’urgenza di un maggior impegno per aumentare gli investimenti, sia europei che stranieri; sul fronte politico Tronchetti Provera indica la scarsa capacità delle istituzioni europee di ascoltare e rispondere concretamente alle esigenze dell’opinione pubblica come il più grave tra i problemi che l’Ue dovrà risolvere per poter progettare il proprio futuro.
 
 


Ripartire con un sistema che consenta a un gruppo ristretto di nazioni di farsi capifila di un’unione politica europea è la proposta avanzata da Giuseppe Vita per il futuro dell’Europa. Ricordando che l’Ue è già un’unione a velocità variabile su molti fronti, il presidente di Unicredit ha evidenziato come una maggiore integrazione politica possa permettere un’azione europea più efficiente nell’ambito di tematiche centrali per il proprio sviluppo futuro come la politica estera e di difesa.

 
 
 
Aragona, "Il futuro dell’Europa ha bisogno di idee e passione"

Al termine della conferenza, il presidente dell’ISPI Giancarlo Aragona ricorda in questo video l’importanza che dibattiti sul futuro dell’Europa possono avere nel contrastare la disaffezione delle opinioni pubbliche e proporre soluzioni concrete alle debolezze del progetto europeista. L’auspicio, sottolinea l’ambasciatore Aragona, è che le idee e la passione che sono emerse nel corso dell’incontro possano servire al governo italiano per contribuire da protagonista alla costruzione del futuro dell’Europa.

 


A margine della conferenza, Franco Bruni, docente Bocconi e vice presidente ISPI, ricorda come il quantitative easing rappresenti una grande opportunità per l’economia europea e italiana. Sebbene gli effetti siano ancora numericamente incerti, il merito della misura introdotta dalla Bce due mesi fa consiste nell’aver creato condizioni finanziarie favorevoli di cui l’Italia può approfittare avviando da parte sua riforme solide e strutturali.

 


Pur giudicando positivamente il lavoro svolto durante il semestre di presidenza italiana sui temi dell’occupazione e delle politiche sociali, Maurizio Ferrera, docente all’Università degli Studi di Milano e consigliere scientifico ISPI, non manca di segnalare alcune lacune. Nell’intervista realizzata a margine della conferenza, il professor Ferrera evidenzia anche come i progressi ottenuti dal governo italiano su alcune riforme sociali importanti, dal mondo del lavoro a quello della scuola, possano avere un impatto molto positivo sullo standing del nostro paese in Europa spesso limitato a causa di una scarsa credibilità sul piano delle riforme.

 


In occasione del discorso di chiusura del semestre di Presidenza italiana del Consiglio dell’Ue, l’ISPI ha pubblicato un dossier dove diplomatici, studiosi e funzionari delle istituzioni comunitarie hanno delinato un primo bilancio su quanto è stato fatto per raggiungere gli obiettivi che il premier Renzi aveva indicato nel programma del semestre, in particolare una maggiore attenzione soprattutto in termini di crescita e gestione dei conflitti alle porte dell’Europa.

 


Nel sondaggio condotto a fine 2014 da IPSOS per conto di ISPI e RaiNews24, una sezione è stata dedicata al ruolo dell’Italia in Europa. Le domande hanno permesso di valutare il giudizio dell’opinione pubblica sull’operato del governo italiano durante il semestre di presidenza e di interrogarsi sui più importanti alleati dell’Italia in Europa
E' un argomento che un anno fa ci ha  fatto sperare che qualcosa potesse cambiare in questa Europa.
Spero che quanto riportato possa essere stato di vostro interesse.
Enrico Mazzucchelli

 

 

 
 

 

 

martedì 5 maggio 2015

Disposizioni in materia di elezione della Camera dei deputati

Vi segnalo questo intervento di  Michele Nicoletti che mi sembra interessante.Enrico Mazzucchelli

Disposizioni in materia di elezione della Camera dei deputati
28/04/2015
Michele Nicoletti
Esame e votazione delle questioni pregiudiziali di costituzionalità e di merito e della questione sospensiva presentate
A.C. 3-bis-B ed abbinate
Signora Presidente, colleghe e colleghi, le pregiudiziali di costituzionalità e di merito che sono state avanzate pongono questioni fondamentali a cui è doveroso, almeno, tentare di rispondere nel giro di pochi minuti. La prima questione sollevata da più parti ha a che fare con l'uguaglianza del voto che riguarda la cosiddetta problematicità del premio di maggioranza. Ora, ciò che la Corte ha chiaramente individuato come inaccettabile nella legislazione preesistente è l'attribuzione di un premio in un'elezione a turno unico, senza l'individuazione di una soglia minima da raggiungere, cosa che potrebbe portare forze che raggiungono magari il 20 per cento a conseguire il 54 per cento dei seggi in Parlamento.
Rispetto a questo rischio, la riforma prevede, però, la fissazione di una soglia minima al 40 per cento per l'attribuzione del premio, cosa che esclude premi abnormi e fissa il massimo di un 14 per cento di quota premiale.
Si noti che la dimensione di questo premio è tendenzialmente inferiore a quella che si produce in altri sistemi maggioritari europei, come quello inglese o quello francese, e non è affatto diversa da quella che negli anni Novanta si produceva con il Mattarellum, che dava la stessa maggioranza parlamentare a coalizioni che avevano conseguito il 41-42 per cento dei voti, con la differenza che, nel caso del Mattarellum, ci poteva essere una difformità tra il numero di voti effettivamente conseguiti sul territorio nazionale e il numero di collegi vinti.
Questo sistema, invece, attribuisce il premio di maggioranza alla lista che consegue il maggior numero di voti su tutto il territorio nazionale. Se non si raggiunge la soglia prevista, viene introdotto un voto di ballottaggio.
Anche su questo punto abbiamo sentito delle critiche che non sono fondate. Vi è stato chi ha detto che il problema è l'attribuzione del premio a un partito che al primo turno può conseguire un risultato modesto (il 20 per cento) e che, vincendo al secondo turno, può vedere aumentata la sua forza in modo abnorme, ma con ciò si nega il fatto che il ballottaggio è, a tutti gli effetti, un secondo voto in cui si conquista effettivamente la maggioranza assoluta dei consensi e si rafforza la possibilità decisionale dell'elettore, che, dopo una seconda campagna elettorale, un secondo serrato confronto tra le opzioni prevalenti, viene chiamato con il suo voto a determinare l'indirizzo politico. A chi ritiene che il ballottaggio possa venire usato solo per eleggere una persona e non un indirizzo di Governo, basti ricordare il tanto decantato sistema francese, dove viene utilizzato per costruire appunto un assetto di Governo e un chiaro indirizzo politico.
Considerazioni ancora si devono fare per quanto riguarda l'elezione diretta da parte del cittadino dei propri rappresentanti. Anche in questo caso la Corte costituzionale ha condannato l'uso di liste bloccate costruite in modo da non consentire all'elettore di riconoscere con chiarezza il candidato a cui andrebbe il proprio voto, ma nel caso della riforma, la soluzione proposta – naturalmente si può discutere dal punto di vista politico –, però, soddisfa chiaramente il diritto dell'elettore di vedere con chiarezza il candidato che il partito propone come capolista in un collegio, di accettarlo o di rifiutarlo votando un altro partito, di affiancarlo con altri candidati, esprimendo preferenze anche tenendo conto della differenza di genere. A nessuno può sfuggire che il problema chiave per la selezione di una classe politica di livello degno di questo nome non sta tanto nell'uso o meno delle preferenze combinate con i collegi, ma nel disciplinare con legge l'articolo 49 della Costituzione, disciplinando così il modo in cui i partiti propongono agli elettori i loro candidati. Infine, si mette in discussione che questa proposta di legge contrasti con l'articolo 1 della Costituzione perché svuoterebbe la sovranità popolare. Abbiamo sentito evocare la legge Acerbo, ma per chi conosce il cammino così faticoso delle riforme elettorali ed istituzionali ricordiamo che sono trent'anni che questo Paese sta cercando faticosamente di uscire da una democrazia che funziona male per approdare ad una democrazia matura, attraverso un meccanismo attraverso un meccanismo – concludo – individuato già nella Commissione Bozzi, che prevedeva esattamente la possibilità per il cittadino di votare non solo per il partito ma per un chiaro indirizzo di Governo.
Respingendo questo voto sulle pregiudiziali e poi votando a favore della legge elettorale noi non rinunciamo alla nostra coscienza, ma riprendiamo questo cammino di riformatori, iniziato trenta anni fa, che vuole potenziare e non diminuire la sovranità popolare.