La doppia morale della Chiesa tra otto per mille e speculazione

Sul mare orientale di Genova, Recco è famoso per la focaccia al formaggio e con le cipolle; ma se le cipolle sono crude, fanno piangere amaramente. Recco piange, avendo esaurito le cipolle perché corre il rischio di diventare ancora più famosa per uno scempio che si sta consumando a danno dei cittadini e contro il «bene comune» della cittadina. Al comune di Recco è stato presentato un progetto per realizzare un mega box privato per auto/moto, in un’area direttamente confinante su più lati con le scuole pubbliche (primarie, medie, liceo scientifico e relative palestre) che verrebbero uccise se il progetto fosse approvato. Per impedire questo mostro di speculazione, i cittadini hanno costituito il «Comitato Spontaneo per l’Ambiente di Recco» che si batte perché le autorità privilegino le scuole al mega parcheggio. Non è compito mio scendere in particolari tecnici, di cui sono incompetente, ma quando uno dei proponenti l’ecomostro di cemento e di inquinamento è l’Istituto Diocesano per il Sostentamento del Clero di Genova in affari con una immobiliare, allora i problemi non sono solo tecnici, ma anche etici perché mi toccano direttamente: come prete sono inserito nel sistema gestito dall’Istituto diocesano. Dunque sono complice e l’uso dell’aerea di competenza ecclesiastica pone interrogativi che si possono liquidare con la speculazione e il mercato.
In questi giorni stiamo assistendo ad una campagna pubblicitaria della Cei per la firma dell’8xmille a favore della Chiesa cattolica che chiede ai cittadini di sostenere i preti e tutte le «opere di misericordia» che essa mette in atto. Contemporaneamente a Roma, istituti religiosi, vaticani o riconducibili alla Chiesa (es. le Confraternite), stanno buttando sulla strada centinaia di poveri e anziani per rimettere gli stessi appartamenti, ricevuti in lascito per opere di carità, sul mercato a prezzi di mercato, decuplicando in certi casi gli utili. Ne consegue che solo i ricchi posso affittare le case, in origine nate per i poveri. Lo stesso accade a Recco: l’Istituto Sostentamento Clero chiede la firma ai cittadini e intanto tradisce «il bene comune» degli stessi cittadini. Anche dal punto di vista economico è un malaffare perché, speculando, l’Istituto guadagna immediatamente, ma perde migliaia e migliaia di adesioni al suo sostentamento che non ritorneranno più. Un ente religioso non può e non deve usare i mezzi di «mammona iniquitatis» come la speculazione edilizia e l’utile a qualunque costo in omaggio all’idolo del mercato che è un insulto al Dio della Bibbia e un’adorazione della politica berlusconista, discendente diretta di Satana e dei suoi accoliti.
La Chiesa o un suo ente che vive del popolo, deve avere in primo e anche in secondo piano il bene del popolo, rinunciando a metodi, anche lucrosi, ma non evangelici, altrimenti non ha diritto di chiedere il sostentamento a credenti e non credenti. Io so che in questi ultimi anni, a causa delle malversazioni di enti religiosi e clero, convertito allo spirito del mondo e dei ricchi, la Chiesa cattolica avrà amare sorprese sul versante dell’8xmille. Scelte come quelle dell’Istituto Diocesano Sostentamento Clero di Genova, che fa riferimento al cardinale Angelo Bagnasco, presidente della Cei, faranno guadagnare denaro sonante, ma allontanano una folla enorme di persone dalla Chiesa e li trasforma in nemici e in atei di fatto. Un mega parcheggio da 297 posti tra moto e auto a soli m. 10 dalle scuole frequentate dai figli, vale l’accusa di cercare il profitto piuttosto che il benessere degli stessi figli? Come si può andare ad insegnare religione in quelle scuole che la stessa Chiesa condanna a morte certa perché sceglie il denaro e uccide le persone che invece vorrebbe educare? Con quale etica amorale si presenta come rappresentante di Dio che difende la vita? Signor Cardinale, vuole dare una risposta? A Recco, credenti e non aspettano risposta.

Paolo Farinella, prete
Parrocchia S. Torpete - Genova

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