sabato 22 maggio 2010

L'integrazione possibile delle donne straniere

Presentati a Milano i risultati del progetto Aida (Accoglienza, Integrazione e altro), realizzato dalla rete dei servizi Caritas grazie all’ex Fondo per l’inclusione sociale degli immigrati del Ministero del Lavoro e delle Politiche sociali.

Faduma, 27 anni, somala, sbarcata a Lampedusa, dopo un anno in un centro per donne rifugiate a Milano, probabilmente sarebbe finita in mezzo a una strada, come tante altre donne sue connazionali. Invece, ha potuto frequentare un corso di formazione professionale. Ha seguito lezioni di italiano. E soprattutto, ha trovato chi l’ha incoraggiata a andare avanti. Alla fine ha ottenuto non solo un lavoro ma anche una casa. Ora fa la cameriera in un prestigioso albergo di Milano e vive in periferia in un appartamento in condivisione con altre due donne straniere. Joy, 28 anni, è arrivata da Milano da Benin City. Di notte si guadagnava da vivere vendendosi lungo i viali. Poi ha trovato le volontarie dell’unità di strada che l’hanno convinta a denunciare i propri sfruttatori. Come prevede la legge, ha ottenuto un alloggio e il permesso di soggiorno. Dopo di che, anche a lei è stato offerto un corso di formazione professionale. La sua borsa lavoro si è poi trasformata in un contratto. Oggi Joy è infermiera in un istituto per disabili.
Faduma e Joy (i nomi sono di fantasia) sono solo due delle donne che hanno potuto beneficiare dei corsi formativi del progetto Aida (aiuto integrazione donna e altro), finanziato dal Ministero del Lavoro e delle Politiche sociali e realizzato da Caritas ambrosiana attraverso la sua rete di servizi, le cooperative Farsi prossimo e L’Arcobaleno, la Fondazione San Carlo. Il progetto prevedeva un piano articolato di interventi della durata di 18 mesi destinati a donne extracomunitarie regolari. Grazie a questo progetto, in particolare 520 donne hanno ottenuto assistenza sociale, psicologica e sanitaria, 433 tutela legale. Non solo. 27, e tra queste alcune giovani madri, sono state accolte negli appartamenti sociali della Caritas distribuiti tra Milano e Lecco, e sono state affiancate dagli operatori sociali nella ricerca di soluzioni abitative autonome; 16 ora vivono un appartamento in affitto. 46 hanno seguito i 5 corsi di italiano attivati , 24 i corsi di formazione professionale, dividendosi equamente tra i due previsti, quello come cameriera d’albergo e quello come assistente nelle imprese di ristorazione. 18 donne hanno avuto anche l’opportunità di seguire un periodo di tirocinio in azienda che in quattro casi si è concluso con un’assunzione.
«La popolazione femminile sempre di più rappresenta una presenza consistente e certamente significativa nella dinamica dei processi migratori. In Lombardia le donne straniere oggi rappresentano il 48,1% della popolazione immigrata e nella diocesi di Milano in particolare la loro percentuale è anche un po’ più alta. Sono spesso loro i soggetti più deboli ma anche il vero motore dell’integrazione. Sono le donne sudamericane, ad esempio, che dopo avere trovato un impiego, effettuano i ricongiungimenti familiari. Quelle che non lavorano, le donne arabe in genere, seguono i figli e sono un punto di riferimento imprescindibile per l’educazione e la crescita. Ed in generale sono le donne straniere a farsi carico dei problemi materiali della famiglia – ha detto Luciano Gualzetti, vicedirettore di Caritas Ambrosiana -. Aiutare loro significa, dunque, favorire spesso l’inserimento sociale di un intero nucleo familiare, unico efficace antidoto ai fenomeni di devianza e criminalità». «Nonostante la crisi economica, i risultati del progetto Aida dimostrano che l’integrazione è possibile. Le storie delle donne che abbiamo incontrato sono la prova che a volte è sufficiente offrire un’opportunità per suscitare nelle persone percorsi virtuosi – aggiunge Giovanni Carrara, presidente della cooperativa Frasi Prossimo, capofila del Progetto. Certamente Aida ha dato buoni frutti perché ha potuto innestarsi su una pianta solida costituta da una rete collaudata di soggetti che da anni lavorano con gli stranieri: i servizi Caritas specializzati nell’ascolto e nell’accompagnamento sociale e legale, le cooperative collegate ad essa attive nell’accoglienza, la Fondazione San Carlo impegnata nei percorsi di formazione professionale. Ora questa rete, continuerà ad esistere e ad operare, sebbene con la chiusura del progetto, alcune delle azioni che avevamo potuto realizzare, necessariamente verranno meno».

Nessun commento:

Posta un commento