venerdì 7 maggio 2010

Il camerata condannato rimane in Senato

Dunque, dopo le dimissioni da ministro di Claudio Scajola non ufficialmente indagato, il senatore del PdL Giuseppe Ciarrapico è indagato per truffa allo Stato senza che si sia dimesso. E’ accusato di aver percepito 25 milioni di euro di contributi per l’editoria non dovuti ai suoi 12 giornali locali del centro Italia. Orgogloso fascista pappa e ciccia con Andreotti, che gli suggerì l’istituzione del “Premio Fiuggi” dall’esorbitante costo di 500 milioni, ben oltre i 230 mila dollari riservati ai premi nobel, il Ciarra, oltre ai giornali, è proprietario “nulla tenente” di numerose cliniche distribuite tra Roma e dintorni.
Al tribunale di Cassino il Ciarra dovrà rispondere pure dell’inedito reato di stalking a mezzo stampa, per presunta diffamazione sul suo quotidiano “Nuovo Molise” assieme al direttore Paolo Giallorenzo di Manuela Petescia, giornalista direttrice di “Telemolise” nonché moglie del senatore del Pdl Ulisse Di Giacomo, definita in diversi articoli “gallina“,”telebefana“, “cubista“, “esperta in filo interdentale“, “esperta di ginocchiere“. Questo il prezzo che la giornalista avrebbe dovuto pagare a partire dal 2005 dopo il presunto rifiuto delle avances di Ciarrapico, quando la voleva designare direttore anche del suo giornale nel momento in cui si stava alleando con la tivù.
La goccia che ha fatto traboccare il vaso, secondo la Petescia, è il titolone in prima pagina apparso sempre sul “Nuovo Molise” il 20 aprile 2009: “Clamoroso! Terremoto nel mondo dell’informazione. Commistione tra giornalisti, mondo politico ed economico“. L’articolo dice che Manuela Petescia è coinvolta nell’inchiesta sull’apertura di una centrale. Secondo il quotidiano circolano voci che stia per essere arrestata. Tutto falso. Lei in procura ci va davvero, per denunciare Ciarrapico.
Nel Luglio ‘81 dopo la scoperta della Loggia P2 e la condanna di Roberto Calvi in primo grado a 4 anni per reati valutari legati al crac del Banco Ambrosiano e a 15 miliardi di multa, ci fu un incontro tra il banchiere e il Ciarra su interesse del massone piduista dei servizi segreti deviati Francesco Pazienza, che cercava di evitare il crac della banca. L’incontro avvenne in Sardegna, durante una vacanza di Calvi che aveva ottenuto la semilibertà in attesa del processo d’appello. Con Licio Gelli latitante, Ciarrapico era il “tramite sicuro ed efficace di Andreotti“. Il 16 aprile 1992, assieme a Gelli, Pazienza, Tassan Din, Flavio Carboni e ad altri, Ciarrapico fu condannato dal tribunale di Milano per bancarotta fraudolenta del Banco Ambrosiano.
Ciarrapico mediò l’affaire Mondadori: “Ah, che sera, quella sera. Le trasmissioni vennero sospese e a reti unificate alle 23.20 io lessi il comunicato dell’accordo, con a destra Gianni Letta e Fedele Confalonieri, e a sinistra Carlo Caracciolo e l’avvocato Ripa di Meana che rappresentava De Benedetti“. Era il 29 aprile 1991 quando, De Benedetti e Berlusconi chiusero dopo 500 giorni l’estenuante guerra di Segrate con la spartizione della Mondadori. Atto finale di un negoziato avviato dopo che la magistratura romana aveva annullato il lodo arbitrale che dava ragione al gruppo guidato da De Benedetti. Dopo la notte del Ciarra al patron della Cir rimasero la Repubblica, L’Espresso e i quotidiani locali della Finegil, mentre Berlusconi conquistò libri e periodici (con Panorama).
Durante l’interrogatorio sulla presunta trattativa tra Stato e mafia, Massimo Ciancimino, nell´aula bunker dell’Ucciardone di Palermo davanti all´ex generale dei carabinieri ed ex capo del Sisde Mario Mori, accusato col colonnello Mauro Obinu di avere favorito la latitanza di Bernardo Provenzano, ha detto che suo padre Vito, l’ex sindaco mafioso di Palermo, tra gli anni ‘70 ed ‘80 “Su consiglio di Caltagirone e Ciarrapico investì in Canada in occasione delle Olimpiadi”.

Daniele Martinelli

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