Un buon Natale e felice Anno Nuovo anche all'Italia

L’anno che verrà. Come sarà l’anno che verrà? Man mano che ci avviciniamo alle festività natalizie, con quell’atmosfera un poco magica che le circonda, il pensiero va all’anno che scopriamo trascorso, veloce come un lampo, e soprattutto all’anno che stiamo per iniziare, per tutti carico di attese e di speranze. Individualmente, credo che ciascuno si riprometta di migliorare la propria condizione, di realizzare dei progetti, di far tesoro delle esperienze maturate, di conseguire obiettivi e realizzare avanzamenti su piani diversi. E’un concentrato di pensieri che si estende naturalmente alle persone care, dalla sfera familiare a quella amicale, a quella sentimentale. Esiste un sentimento, potremmo chiederci, che proietta le speranze di un anno migliore oltre la sfera dello strettamente privato? E’ presente, in altre parole, un “sentimento pubblico”, che sinceramente confidi in un avanzamento del nostro Paese nell’anno che verrà? Credo vi siano molti motivi per dubitarne. Per ragioni diverse, che vengono da lontano e da vicino, la sfera della politica, delle Istituzioni, in una parola dello Stato, penso sia sempre più sbiadita, per non dire cancellata, dal carnet di pensieri e di speranze che contrassegnano, nel quotidiano di fine anno, la vita della gente. Pur non sottovalutando la storica propensione italica alla coltivazione del particulare guicciardiniano, pur non sottacendo la crisi teorica prima che pratica cui sembra andare incontro il regime democratico, omettendo inoltre di richiamare molteplici altri fattori che sempre nella nostra storia trovano significativa scaturigine, per rimanere più vicini a noi, credo che la dissociazione privato/pubblico imponga di domandarsi se ad essa non stia portando un significativo contributo il sempre più evidente impoverimento della politica nostrana. Leaderismo esplicito e strisciante, conseguente prevalenza di logiche del tipo “dimmi con chi stai e ti dirò chi sei”, strapotere di massmedia semplificatori di messaggi e relativa produzione di sottocultura politica, mancanza di proposte ed assenza di “visioni”, pragmatismo sempre più accentuato, partiti ridotti a “postifici”, questo ed altro sta concorrendo ad abbassare la soglia della qualità politica nostrana. Non che sia mai esistita una mitica “età dell’oro”, ma certo vi è di che preoccuparsi. Anche perché, secondo una spirale perversa, il deperimento qualitativo della politica alimenta ulteriormente la presa di distanze dalla stessa di energie che potrebbero rivitalizzarla. Che fare, dunque? Peraltro, dinanzi ad un processo che sembra inarrestabile? Ricette miracolose non ne esistono. E prometterle è disonesto. Ma alcune cose si possono fare, puntando su tempi migliori che, sia pure dopo “un duro e tenace lavoro, da compiersi con passione e discernimento al tempo stesso”, come diceva Max Weber, arriveranno. Per cominciare, occorre partire dal vicino e dal possibile, tentando sempre anche l’impossibile. Perché se non si tenta l’impossibile, non si potrà realizzare nemmeno il possibile. Perché ciò possa avvenire, vi è innanzitutto bisogno di persone con forte tempra spirituale. Per confermare la quale, se uno ce l’ha, o per farla nascere, se uno non ce l’ha, bisognerà attingere a dei fondamenti solidi. La Fede religiosa è un fondamento solido, e la nostra è soprattutto una Fede che ci riporta all’uomo, alla sua potenziale, straordinaria grandezza, e che dunque trova, naturalmente, possibilità di intesa anche con chi non condivide il fondamento cristiano. Pensando a tutti gli uomini di buona volontà, ci apprestiamo alle festività natalizie e ci disponiamo al nuovo anno. Mettendo nella bisaccia delle nostre speranze certamente azioni operose per il bene delle persone care, tutte, ma anche un anno migliore per il nostro amatissimo Paese.

On. Lino Duilio

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