L'Italicum ovvero la controriforma elettorale, passata alla Camera e ferma al Senato.

Ripercorrendone la genesi, l'approccio è stato personalistico da parte di Renzi, Berlusconi (P2) e Verdini (P3) per, poi, demandare al Parlamento il compitino di finalizzare il pasticcio. Una legge elettorale dovrebbe contemperare in opportuno equilibrio due principi: 
quello della rappresentanza in Parlamento e quello della governabilità; nel caso specifico il secondo è soverchiante rispetto al primo determinando una possibile incostituzionalità secondo quanto stabilito dalla Corte Costituzionalità con la sentenza 1 del 2014.
Nel merito la legge approvata dalla Camera è un ircocervo con un sistema proporzionale di base con troppe soglie di accesso (4,5-8-12) altissime e penalizzanti per i piccoli e nuovi partiti e loro coalizioni (milioni di cittadini non avranno rappresentanza parlamentare).
Il premio di maggioranza, senza il doppio turno, scatta al 37 %, percentuale che discende dal contingente risultato dei sondaggi sulle due coalizioni; infatti perché no il 35, piuttosto che il 40%. Il premio di maggioranza è del 16%: peggio della legge truffa del 1953!
Le liste sono bloccate e non si possono esprimere preferenze dando un enorme potere alle oligarchie partitiche; nessuna parità di genere!
C'è la possibilità di candidature in 8 circoscrizioni, cosa assurda in sè e causante incertezza nella nomina dei subentranti.
Nessuna soluzione al problema del conflitto di interessi con l'introduzione degli opportuni vincoli.
Insomma, peggio di così la Camera non poteva legiferare.
Ritengo che le liste bloccate e l'abnorme premio di maggioranza sfiorino l'incostituzionalità della legge.
Non capisco perché il Gruppo PD della Camera, non ha appoggiato, a suo tempo, la mozione Roberto Giachetti che riproponeva la legge Mattarella, sicuramente  migliore sia della Calderoli che di questa.
Giusto rifarsi al principio di maggioranza secondo il quali in Parlamento il Gruppo vota uniformemente, ma ciò andava applicato anche in sede di elezione del Presidente della Repubblica (vedi i casi Marini e Prodi).
Anche il dire che si è cercato di coinvolgere la maggioranza delle forze parlamentari è stato smentito, perché la legge è stata approvata, alla Camera, con una maggioranza assoluta esigua (365 su 630); per fortuna c'è ancora il Senato che il Presidente del Consiglio vuole ridurre a dopolavoro di Sindaci e Consiglieri Regionali!
Purtroppo il PD ha scelto politiche deleterie sia su questa riforma che su quelle costituzionali.

Cordiali saluti,

Ernesto Passoni

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