giovedì 12 settembre 2013

Va bene le bandierine, ma quando si lavorerà …



Bandierine. Da mostrare irridenti, le mani in alto sopra la testa, in piedi nei propri scranni di onorevoli del movimento 5 stelle. Da piantare sui tetti, anzi sul tetto del palazzo, accanto alla campana di Montecitorio dove si arriva da parlamentari ma con l’illusione fanciullesca di non esserlo davvero. Da sventolare seri, convinti di fronte ai propri sostenitori per vantarsi di essere gli unici rimasti a difendere la costituzione dalla brama famelica di chi è pronto a stravolgerla. L’art. 138 non si tocca. Giù le mani dalla sentinella della costituzione. Slogan semplici che luccicano. Non troppo a lungo però. Basta guardarli appena un attimo per accorgersi che sono di latta. L’art. 138 della costituzione, che dispone il procedimento rafforzato per le modifiche della costituzione stessa, rimane inalterato. Le camere istituiscono un comitato parlamentare per dare materie e tempi precisi al processo di riforma costituzionale. Solo per l’attività del comitato sono previste due deroghe, temporanee, alla procedura del 138. L’intervallo tra la prima lettura e la seconda è portato a 45 giorni invece dei 90 previsti e il referendum sul testo approvato dal parlamento può essere chiesto anche se il testo è approvato a maggioranza qualificata, del 75% e non solo a maggioranza assoluta del 50% come previsto. Un intervallo più breve tra le due letture e referendum anche con maggioranza del 75%. Questa sarebbe la manomissione? Con tutto il rispetto che si deve a ogni opinione, io non riesco a vedere altro che bandierine. E le ho viste con grande amarezza tra i banchi riconquistati alla libertà e alla democrazia da chi ci ha dato poi la bella costituzione di cui siamo orgogliosi, da attuare ancora pienamente e da riformare in alcune parti di funzionamento della forma di governo. Ognuno deve metterci il suo, nel ruolo che è chiamato a svolgere, con la responsabilità necessaria. Spero si riesca a passare dalle bandierine al lavoro serio.

Stella Bianchi
L'Unità

1 commento:

  1. Nella presentazione al Senato del Disegno di Legge 813 da parte del Governo si afferma che: "In analogia con l'ordinario procedimento di revisione, (Art. 138 della Costituzione) sono infine previste due successive deliberazioni sul progetto o i progetti di riforma costituzionale da parte della stessa Camera, ad un intervallo minimo l'una dall'altra che viene ridotto da tre ad un mese, ..."
    Mi risulta che un mese consti di 30/31 giorni e non 45, come riportato nell'articolo!
    Entrando nel merito non vedo la necessità di tale riduzione, né il DdL 813 ne dà motivazione; pensando male, ma credo di azzeccarci, si vuole un allentamento del vincolo posto dall' Art. 138; tra l'altro la riduzione dei tempi si applica solo per la revisione di cui al DdL in oggetto.
    Confronto sui tempi morti
    - Situazione attuale.
    Tempi morti nella revisione costituzionale: 3 mesi x 3 intervalli fra le deliberazioni camerali = 9 mesi
    Altri 3 mesi dalla pubblicazione delle modifiche, in caso di richiesta di referendum confermativo; in totale 1 anno
    - Situazione da DdL 813.
    Tempi morti: 1 mese x 3 intervalli come sopra = 3 mesi
    Altri 3 mesi dalla pubblicazione in caso di richiesta di referendum: totale 6 mesi.
    La differenza è , quindi, di 6 mesi (tempo marginalissimo per una riforma costituzionale) che si attenua ulteriormente nel complesso dei tempi di discussione nelle camere (anche qualche anno: circa tre anni quella respinta nel 2006).
    Purtroppo tutto ciò è ancora il meno peggio, perché in Parlamento ci sono forze (purtroppo anche il PD) che pensa ad una trasformazione dell'ordinamento da repubblica parlamentare a presidenziale o semi tale; ovvero, la voglia di un uomo solo al comando alligna dappertutto!.
    In altra occasione approfondirò i motivi della mia profonda preoccupazione riguardo alle modifiche costituzionali in corso.

    Ernesto Passoni

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