Pd, ritrova te stesso in parlamento

Ora anche la legge-bavaglio: il Pdl porta in parlamento le proprie battaglie, i democratici non possono limitarsi al sostegno del governo.

La convivenza col partito storicamente avversario e l’appoggio al governo Letta possono essere intesi in due modi diversi. Ho paura che l’interpretazione che il Pdl dà della fase e delle circostanze sia più efficace di quella del Pd.
I berlusconiani si battono nel governo per far passare gli impegni che hanno preso con l’elettorato. Si scatenano nelle piazze in difesa del loro plurinquisito e ormai anche pluricondannato leader. Lavorano in parlamento sui loro temi, che poi alla fine sempre quelli sono, sicché ieri ha rifatto capolino con scandalo la legge sulle intercettazioni nella versione Alfano: cioè non la regolazione a tutela della privacy dei cittadini della quale davvero ci sarebbe bisogno, bensì il puro e semplice bavaglio.
Di questi tre approcci possibili alla fase eccezionale, i democratici condividono solo il primo, intorno all’agenda del governo Letta. Il secondo non possono condividerlo per ovvi motivi, oltre al fatto che il concetto stesso di “sostegno al proprio leader” nel Pd ha un valore molto più relativo che nel Pdl.
Il problema vero è che, a giudicare dai primi giorni, i democratici sembrano un po’ paralizzati in parlamento.
Il Pd sbaglierebbe molto se, preso dalla paura di scuotere troppo il precario quadro politico, si limitasse ad accompagnare e sostenere le proposte del governo mentre Pdl, Sel o Cinquestelle si fanno belli con le proprie iniziative.
La ripresa di un protagonismo democratico – oltre tutto doveroso verso gli elettori, dopo le velleità, le delusioni e addirittura i tradimenti degli ultimi mesi – passa soprattutto da una rivendicazione di identità e soggettività sui temi che non sono contemplati nell’accordo di governo, come è sempre capitato in qualsiasi normale legislatura.
Sulla riforma elettorale “d’emergenza”: per il Mattarellum, non per correggere il Porcellum.
Sui diritti: per introdurre lo ius soli, per eliminare le brutture presenti nella legge sulla fecondazione assistita, per il riconoscimento delle unioni civili.
Sulla giustizia: per il ripristino del falso in bilancio e per norme più forti contro la corruzione.
Ci fermiamo qui, i possibili punti di iniziativa sarebbero decine. Oltre tutto, non necessariamente destinati ad aprire conflitti col centrodestra: evenienza che sarebbe scorretto e pericoloso ricercare e provocare sistematicamente, ma che in parlamento può verificarsi perfino nelle maggioranze più coese, figuriamoci in questa.

Stefano Menichini
Europa

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