martedì 10 febbraio 2015

#WeLoveBiblio

Lunedi 09 febbraio 2015

Sono le ore 14,30 di lunedì e mi trovo davanti alla biblioteca di Merate in mezzo ad una grande quantità di ragazzi dall’età che va dai diciotto a ventitré anni.
Mi guardano con sospetto.
Ecco che arriva Gino del Boca e ci salutiamo con rispetto e simpatia reciproca.
L’atmosfera che poteva essersi formata sulla mia persona – in là con gli anni- svanisce.
Mi domando ma perché oggi sono qui? Forse per nostalgia di quando entrai la prima volta nell’atrio dell’Università di Pavia ? oppure per ricercare antichi valori, dove lottavo per qualcosa in cui credevo?
Ebbene dopo questa breve riflessione, ho la risposta: sono qui per WeLoveBiblio promosso dai Giovani Democratici del Meratese.
L’iniziativa denominata “WeLoveBiblio”, non è altro che una manifesta volontà dei nostri ragazzi per avere una Grande biblioteca di sapere.
Mi viene in mente quello che ha scritto la scrittrice americana Anne Herbert:
“Le biblioteche ti aiuteranno a superare i tempi duri senza denaro meglio di quanto il denaro non ti aiuti a passare i tempi duri senza biblioteche.”
In fondo i nostri ragazzi che vanno a studiare nella biblioteca di Merate che cosa desiderano:
·        che i locali esistenti siano ottimizzati come spazi.
·        che gli orari di apertura siano prolungati.
·        che siano potenziati le strutture e i servizi fruibili, quali sedie, tavoli, più prese elettriche e non per ultimo un’area per socializzare e confrontarsi. 
·        una convenzione agevolata con il parcheggio sito nell’area Cazzaniga.
La loro iniziativa è quella in fondo di ottimizzare gli spazi pubblici.
Arriviamo ai fatti : i Giovani Democratici stanno elaborando un progetto concreto che entro il 28 di febbraio lo invieranno per la candidatura al bando Culturability che prevede un premio di 60.000,00 Euro.
Mi sento orgoglioso di questi giovani che dimostrano grande iniziativa verso una struttura di aggregazione e di cultura com’è la biblioteca di Merate.
Diamo una mano ai nostri ragazzi per la raccolta firme sul loro sito di posta elettronica #welovebiblio è su Facebook.
Un augurio di una grande partecipazione a questa iniziativa dei Giovano Democratici e per i giovani del comprensorio che gravitano sulla biblioteca di Merate.

Direttivo Circolo PD di Merate
Enrico Mazzucchelli


domenica 8 febbraio 2015

Atlante politico: effetto Quirinale anche sul premier

Il nuovo presidente della Repubblica parte da dove aveva cominciato Napolitano nel 2006. La sua elezione sembra giovare a Renzi, la cui popolarità risale di tre punti, toccando il 49 %. In crescita Vendola e Sel, ma anche i partiti di centro: oltre il 5 per cento. 5Stelle stabili. Sì a Mattarella da 6 italiani su 10 e anche il governo recupera Il Pd torna a salire, Fi e Lega giù.



POCHI giorni dopo l'elezione del nuovo Presidente della Repubblica, il clima d'opinione verso le istituzioni e il sistema politico, fra gli italiani, è cambiato. In particolare, è migliorata l'immagine del governo e del suo premier. Inoltre, si è rafforzato il PD. Ma, soprattutto, è risalita in modo repentino la popolarità del Presidente. Il sondaggio appena concluso da Demos per l'Atlante Politico rileva, infatti, come il 59% degli italiani (intervistati) esprima (molta o moltissima) fiducia nei confronti di Sergio Mattarella. Si tratta, dunque, di 15 punti in più rispetto a Giorgio Napolitano, al momento della conclusione del suo (secondo) mandato. In altri termini, 6 italiani su 10 oggi attendono il Presidente con fiducia. 


Una maggioranza larga, come quella, d'altronde, che aveva guardato con fiducia Napolitano, al momento dell'insediamento, nel maggio 2006. E ha continuato a sostenerlo, per molti anni. Unico riferimento unitario di un Paese diviso. Oggi, evidentemente, il Paese attende, spera, di potersi riunire di nuovo intorno al Presidente. Anche se i consensi nei suoi riguardi riflettono, sostanzialmente, le dinamiche politiche che ne hanno accompagnato l'elezione. Il sostegno a Mattarella, infatti, è molto elevato a centrosinistra. Anzitutto fra gli elettori del PD. Ma è ampio anche nella base di SEL e del Centro (prossimo al 60%). Mentre è molto più limitato (30% -40%) fra gli elettori di FI e del M5s. Che, in Parlamento, non hanno votato per Mattarella. Il quale, invece, ottiene un consenso (di poco) maggioritario dalla base elettorale della Lega e dei Fratelli d'Italia. 
Il nuovo Presidente della Repubblica, dunque, sembra aver ristabilito il legame di fiducia con gli italiani. Tuttavia, le stesse ragioni che avevano prodotto il distacco fra il Quirinale e l'opinione pubblica, durante l'ultimo anno, incombono ancora. E rischiano di complicare, presto, il percorso presidenziale di Mattarella. Chiamato, da subito, a confrontarsi con la nuova legge elettorale e le riforme costituzionali. In un contesto politico segnato da nuove tensioni. Anzitutto, dal contrasto fra Renzi e Berlusconi, che si è acceso proprio in occasione dell'elezione del Presidente. Il PdN, il Patto del Nazareno, oggi sembra meno solido. Secondo alcuni, si sarebbe perfino dissolto. 
A guardare i dati dell'Atlante Politico, però, questa frattura (se di frattura davvero si tratta), ma, soprattutto, l'elezione presidenziale sembrano aver fatto bene al governo e al premier. La fiducia nei confronti del governo, infatti, è risalita di 4 punti nell'ultimo mese. Oggi è al 46%, come in dicembre. Ha recuperato consensi presso gli elettori di tutti i principali partiti. Per primo, evidentemente, il PD (quasi 80%). Ma anche SEL e AP. Perfino FI e il M5s. Unica eccezione: la Lega e i Fratelli d'Italia. Parallelamente, è cresciuta anche la popolarità personale di Renzi. "Stimato" dal 49% degli elettori, 3 punti in più del mese scorso. Una ripresa significativa, per quanto limitata, perché avviene dopo mesi di declino. Renzi, peraltro, è il leader di partito che vede aumentare maggiormente il proprio credito, insieme a Vendola e alla Meloni. Anche se l'unica "opposizione personale" al premier continua ad essere proposta da Matteo Salvini. Il leader della Lega, ormai proiettato decisamente oltre il Po.
È, tuttavia, interessante osservare come gli orientamenti di voto, in questa occasione, siano solo in parte coerenti con le valutazioni "personali" sui leader. Se non per quel che riguarda Renzi e il "suo" partito. Alla ripresa di consensi del Capo, infatti, corrisponde la crescita del PD, che, secondo le stime di Demos, rispetto a gennaio, è aumentato quasi di un punto e mezzo e si attesta al 37,7%. Il livello più alto da ottobre. Peraltro, ormai pare non aver più avversari. Salvo il M5s, che resta attestato poco sotto il 20%. Unica opposizione, che, tuttavia, non riesce a entrare nel gioco delle alleanze. Percepito (e usato) dagli stessi elettori non tanto come alternativa di governo, ma come canale di dissenso. Malessere. Verso tutti. Calano, invece, i consensi ai principali partiti di Destra. Forza Italia: supera di poco il 14%. La stessa Lega, dopo molti mesi, conosce un arretramento significativo. Si ferma all'11%. Molto, rispetto alle Europee, e ancor più rispetto alle politiche del 2013. Ma 2 punti meno di dicembre. Lontana da Renzi e dal PD. Arretra anche di fronte a Berlusconi e a FI. Fra gli altri partiti, infine, crescono, in particolare, SEL e la Sinistra, ma anche i partiti di Centro. Entrambi oltre il 5%. Segno di una crescente "centrifugazione" del voto.
L'elezione di Sergio Mattarella sembra, dunque, aver rafforzato anzitutto l'istituzione che egli rappresenta. Il Presidente della Repubblica. Oggi è guardato con fiducia e speranza dalla maggioranza degli italiani. Questa elezione, però, ha restituito credito al Partito e al Governo di Renzi. Il PdR e il GdR escono rafforzati da questo passaggio. Insieme, ovviamente, al loro Capo (per citare una formula di Fabio Bordignon). Anche se si tratta di una fiducia "a termine". In vista delle prossime, urgenti, scadenze.
Economiche e istituzionali. Di certo, in questa fase, l'Italia appare un sistema mono-polista, più che bi o multi-polare. Perché ha un solo, unico Capo e un solo, unico partito che contino. Anche se, in Parlamento, la maggioranza del Governo di Renzi dipende da alleanze a geometria variabile - e instabile. Soprattutto dopo che il PdN si è logorato, se non spezzato. Anche perché Berlusconi, insieme a FI, appare indebolito dall'elezione presidenziale.
Per questo, a mio avviso, il Capo - del Governo e del PdR continua a pensare a nuove elezioni. Appena possibile. Anche se il percorso e i vincoli imposti dalla nuova legge elettorale rendono questa possibilità poco possibile. Ma governare un Parlamento eletto in epoca prerenziana, con un PD  -  allora bersaniano, inseguendo consensi liquidi, di giorno in giorno, penso che per Renzi sia sempre meno sopportabile. Psicologicamente, prima ancora che politicamente.


Ilvo Diamanti
da Repubblica.it