sabato 18 ottobre 2014

MARONI È IN GRADO DI ANDARE AVANTI?

Dura intervista del capogruppo di FI contro il governatore, il Pd vuole che si faccia chiarezza in Consiglio

"In questo momento di grande difficoltà le categorie produttive non si sentono in collegamento con il ruolo della Regione, che appare priva di un modello di sviluppo che vada oltre le proposte dei partiti. Avvertiamo tra la gente un disagio crescente, rappresentato tra l'altro dalla discesa al dodicesimo posto di Maroni nella classifica del gradimento dei cittadini". Un giudizio molto critico, che sorprende solo per un aspetto: chi lo ha pronunciato. La frase è comparsa mercoledì mattina contemporaneamente sui dorsi milanesi di Repubblica, Il Giornale e Libero. L'autore è il capogruppo di Forza Italia in Regione Claudio Pedrazzini, Berlusconiano di ferro, sempre ritenuto molto vicino anche a Mario Mantovani, soprattutto reduce da un vertice ad Arcore con il padrone di casa e con la coordinatrice lombarda Maria Stella Gelmini. Insomma, un'uscita in grande stile concordata con i vertici del suo partito.
A far trapelare il disagio sarebbe il rimpasto, dato per certo nelle prossime settimane dopo che il leader della Lega, entrato da un po' di tempo in pressing su Maroni, avrebbe preteso l'ingresso in giunta di un suo fedelissimo, il presidente della commissione regionale attività produttive ed europarlamentare mancato Angelo Ciocca. E non in una posizione qualunque, ma all'assessorato alla casa, che sarebbe strategico per la corsa a sindaco di Milano dello stesso Salvini. Ma un quella posizione c'è una donna di Forza Italia, Paola Bulbarelli, esterna vicina a Santanchè. Insomma, non appena a Palazzo Lombardia si è diffusa aria di rimpasto i partiti e soprattutto le correnti hanno iniziato a farsi sentire, aumentando vertiginosamente la conflittualità in maggioranza. Maroni è in grado di andare avanti? Il Pd ha rivolto la domanda allo stesso governatore, chiedendogli di spiegare martedì in Aula come stanno le cose. 
"Le parole di Pedrazzini sono molto dure - dichiara il capogruppo Enrico Brambilla- ma descrivono una realtà ormai sotto gli occhi di tutti. La Regione è ferma, il gradimento di Maroni in calo, la sua maggioranza è sempre più divisa, le promesse elettorali già messe nel cassetto. Abbiamo visto il flop del taglio dei ticket, vediamo che la riforma della sanità lombarda rimane nei principi un po' ambigui del libro bianco, mentre leggi importanti come il consumo di suolo vengono continuamente rinviate. Il Consiglio fa fatica a programmare le sedute perché non ci sono provvedimenti da approvare, mentre il riordino delle partecipate, in attesa di un nuovo scandalo, è del tutto fermo. Maroni ha il dovere di riferire al Consiglio su questa fase politica e ascoltare le considerazioni delle forze politiche di maggioranza e di opposizione, e alla fine trarne le dovute conclusioni".

giovedì 16 ottobre 2014

LA MAFIA DIETRO L'ANGOLO

La relazione di Nando dalla Chiesa alla Commissione antimafia regionale segnala che la legalità è fortemente a rischio in Lombardia

Nando dalla Chiesa è tornato questa settimana in Consiglio regionale, a tre mesi di distanza dalla presentazione del suo "Manifesto dell'Antimafia", per parlare della situazione del fenomeno mafioso in Lombardia.
Lo ha fatto a partire dalla quinta relazione della Commissione antimafia del Comune di Milano e degli esiti della relazione periodica che verrà consegnata al Parlamento. 
Ad accoglierlo i membri della commissione ed il presidente Gian Antonio Girelliche, a margine dell'incontro, ha sottolineato l'importanza di un confronto che parta da dati verificati sul campo. "Dalla Chiesa - ha detto - ha fornito un quadro circostanziato del fenomeno mafioso nella nostra regione, tale da non lasciare dubbi sull'atteggiamento che devono tenere le amministrazioni pubbliche e, con loro, tutta la società lombarda. Non è sicuramente confortante la situazione di Expo ma la cartina che ci è stata mostrata disegna una situazione di generale problematicità che non può più essere sottovalutata". 
Nel corso dell'incontro, infatti, sono stati messi in evidenza gli elementi critici su cui concentrare l'attenzione delle forze di legalità e delle istituzioni: il radicamento territoriale, l'espansione delle reti di relazione, la numerosità degli incontri delle 'ndrine, la quantità dei fenomeni criminali, l'ampliamento del raggio di interesse economico al settore del commercio e della ricezione turistica in vista di Expo. 
"Una situazione - ha proseguito il presidente della commissione regionale - che impone a tutti noi una riflessione su più piani. Innanzitutto sul piano normativo e su quello immediatamente conseguente di una sua attuazione. È sotto l'occhio di tutti, difatti, che strumenti importanti come i protocolli di legalità dovrebbero essere maggiormente previsti e utilizzati. Serve poi una capacità di leggere complessivamente l'evolversi della situazione aiutando tutti, istituzioni e operatori, ad avere in ogni momento la situazione sotto controllo. Probabilmente la predisposizione di un sistema informativo che metta insieme i vari centri di raccolta di informazioni potrebbe essere la risposta adeguata. Terzo, ma non ultimo piano di ragionamento: un maggior coinvolgimento e forse un diverso ruolo delle forze dell'ordine soprattutto al livello micro territoriale, dove si consolida la presenza mafiosa". 
"Partendo da questo - ha concluso Girelli - si apre per l'istituzione regionale una stagione di valutazione e di progettazione che dovrà individuare i meccanismi per contribuire efficacemente, attraverso lo strumento normativo, al controllo e all'eradicazione della 'Ndrangheta e di Cosa nostra in Lombardia. Banco di prova, forse è utile rimarcarlo, sarà ancora una volta Expo, nella sua fase finale dei lavori ma anche nella fase di gestione dell'accoglienza e quindi con un occhio alle società ed ai soggetti che forniranno servizi accessori". 

Da SettegiorniPD