mercoledì 1 ottobre 2014

LA LOMBARDIA RESTA SOLA: ETEROLOGA A PAGAMENTO

Ticket compreso tra i 400 e i 600 euro in tutte le regioni, tranne che nella nostra regione


Il Pd lombardo aveva auspicato un cambio di passo in sede di Conferenza delle regioni. Martedì in Aula il centrodestra aveva infatti bocciato la mozione di Pd e Patto Civico sulla fecondazione eterologa, ma ci sarebbe stato ancora spazio per una marcia indietro, almeno per allinearsi alle scelte comuni. La mozione chiedeva a Regione Lombardia di non far pagare interamente la prestazione, che si aggira intorno ai 3000 euro, facendo così quanto fatto dalle altre regioni.
"Purtroppo la maggioranza si è arroccata sulle sue posizioni parandosi dietro alla scusa economica, ma chiaramente esplicitando una posizione preconcetta di fondo. In questo modo solo i ricchi potranno scegliere di avere un figlio con questa tecnica" aveva detto la vicepresidente del Consiglio regionale Sara Valmaggi
Il 25 settembre, poi, anche in Conferenza delle regioni, la Lombardia ha tirato dritto, scegliendo la strada dell'isolazionismo e restando, di fatto, fuori dall'accordo siglato da tutte le altre sul pagamento di un ticket compreso tra i 400 e i 600 euro. 
"Non è più questione di centrodestra o centrosinistra, la scelta di Regione Lombardia sull'eterologa è una scelta incomprensibile - attacca il segretario regionale PdAlessandro Alfieri - . Altro che Regione guida e modello lombardo, si tratta di scelte esclusivamente politiche che nulla hanno a che fare né con la sostenibilità economica delle prestazioni né con la programmazione sociosanitaria e che appaiono dunque ancora più inique e ingiuste".

Il PD contro la scelta della regione fuori e dentro il palazzo: il presidio e la seduta consiliare di martedì 23 settembre


domenica 28 settembre 2014

UNO STATUTO "CELTICO" PER LA LOMBARDIA


Se non fosse stato inserito all'ordine del giorno in commissione Affari Istituzionali, avremmo pensato ad uno scherzo. Ed invece è tutto scritto nero su bianco in un progetto di legge di modifica dello Statuto regionale che la Lega Nord ha depositato convinta della necessità di ''una manutenzione e modernizzazione dello Statuto con uno sguardo tuttavia al passato e ai fondamenti tradizionali religiosi e culturali che hanno forgiato la popolazione lombarda''. 
Il documento è diviso principalmente in due parti. Dopo un preambolo che richiama all'identità del popolo padano, si arriva al nocciolo della questione: sia riconosciuta la "lingua lombarda", si sopprima il comma relativo alle politiche di integrazione nella società lombarda, si introduca la residenzialità come principio premiante per l'accesso a servizi alla persona e si modifichi il quorum per l'approvazione del referendum riducendolo dai due terzi dell'Aula (54 consiglieri) alla maggioranza assoluta (41). 
"È una proposta sconcertante" tuona il capogruppo del Pd in Regione Enrico Brambilla. "Se la Lega con un colpo di mano pensa di modificare a suo piacimento lo Statuto regionale lombardo, si sbaglia di grosso. La sua proposta di riforma presenta delle forzature che sanno molto di becera propaganda politica e nulla hanno a che fare con lo spirito europeo e progressista che caratterizza i lombardi".
Se dovesse passare questa proposta, lo Statuto renderebbe più semplice l'indizione del referendum consultivo ipotizzato dal presidente Roberto Maroni e sul quale la Giunta sarebbe ben disposta a spendere ben 30 milioni di euro per chiedere lo Statuto speciale, ma non ha i numeri sufficienti in Aula per portarlo a compimento. 
"I leghisti hanno bisogno di questi escamotage per indire un referendum sullo statuto speciale che ad oggi - spiega Brambilla -, con le norme attuali, non avrebbe sulla carta la maggioranza, a meno di un colpo di testa dei 5 stelle. Ricordo ai colleghi che nella storia di Regione Lombardia la riforma dello Statuto ha sempre visto una condivisione di maggioranza e opposizione. Ci auguriamo, pertanto, che si continui in questa direzione. E comunque noi riteniamo che sarebbe più opportuno intervenire sullo Statuto regionale dopo la conclusione della riforma costituzionale in corso in Parlamento". 
La butta sull'ironia il segretario regionale del PD Alessandro Alfieri: "Noto che la Lega si dimentica di rivedere la rimodulazione dei ticket sanitari, ma la fantasia ferve quando si tratta di inneggiare ai riti e alle identità padane. Mi permetto di dare anch'io un contributo: hanno dimenticato di inserire l'istituzione del matrimonio celtico sull'altare di Odino tanto caro ai leader del passato. Potranno sempre proporlo al gruppo di lavoro".

Da Settegiorni PD n°284