martedì 26 agosto 2014

Riforme istituzionali: lettera di Ernesto Passoni


Esprimo contrarietà alla svolta politica  che il Partito Democratico ha assunto con la Segreteria di Matteo Renzi e con la sua Presidenza del Consiglio.
I due principali temi che motivano la mia contrarietà  sono la riforma costituzionale e quella elettorale, attualmente in itinere, che, interagendo fra loro, comportano uno stravolgimento dei connotati della democrazia costituzionale; cambiano l'equilibrio dei Poteri privilegiando il principio della “governabilità” rispetto a quello della “rappresentanza” che, invece, sono in equilibrio nella Costituzione vigente.
Con la riforma del Senato si sostituirà alla centralità del Parlamento, che sarà dimezzato,  la supremazia del Governo; la legge elettorale in itinere consente di dare un abnorme premio di maggioranza al partito o coalizione vincente a scapito delle minoranze, sfiorando l'anticostituzionalità. La Camera dei Deputati condizionerà la Corte Costituzionale, svuotandone le funzioni di garanzia.
L'iter in corso della riforma costituzionale descrive una situazione sconcertante nel metodo e nel merito.
- Riguardo al metodo, la materia costituzionale è prerogativa dell’organo legislativo, il Parlamento e non di quello esecutivo, il Governo, rispetto al quale non si giustificano le continue e reiterate sollecitazioni che esso ed, in primis, il suo Presidente opera nei confronti del Parlamento forzandolo con scadenze e “ghigliottine” al dibattito. La riforma della Costituzione non è un Decreto Legge ed assurde sono le forzature: i Parlamentari, nella fattispecie, dovrebbero legiferare in coscienza e senza vincoli di mandato. Che i Senatori siano stati forzati lo dimostra il fatto che in due delle cinque votazioni a scrutinio segreto, i relativi emendamenti, cui la maggioranza era contraria, sono stati approvati.. Quando è in gioco l’edificio della democrazia non sono ammissibili forzature, né ordini di partito ai Parlamentari che,  per quanto eletti con legge anticostituzionale, sono rappresentanti del popolo e non delegati di un capo politico. La Costituzione, base legislativa del vivere civile, dovrebbe essere condivisa dalla più grande maggioranza dei Legislatori; così non sta succedendo con la formazione di acredini fra le forze politiche. Il Senato ha approvato la modifica, in prima lettura, con 183 si su 320 aventi diritto (solo il 57%).
- Riguardo al merito, assurdo è il declassamento del Senato ad Organo di secondo livello con l’elezione non diretta dei Senatori che saranno nominati dai Consigli Regionali e dai Sindaci per svolgere un doppio / dopo lavoro, con relativa immunità parlamentare.
Si giustifica la non elezione diretta dei Senatori con il relativo risparmio economico che ascende a 50 milioni di Euro/anno (cui bisognerà togliere le spese di trasferta): circa un decimillesimo della spesa per la Pubblica Amministrazione! E’ chiara la sottintesa demagogia, soppiantante la democrazia. 
Si afferma che il bicameralismo paritario ostacoli la legiferazione, ma qualcuno deve spiegare, perché in Italia, anche dopo i falò del costituzionalista Vicepresidente del Senato, Roberto Calderoli ci siano ancora150.000 Leggi, dieci volte rispetto alla Francia; una sovrapposizione continua di norme, a volte incoerenti, senza Testi Unici. A tutt’oggi sussistono circa 500 Decreti Attuativi non emanati per cui le relative leggi non sono operanti.      
Dopo la sciagurata riforma del Titolo V, temo che si verificherà un altro danno per l’Italia.
Enorme è la responsabilità del Partito Democratico, motore del progetto  di devastazione della Costituzione e che la destra aveva cercato di realizzare venendo sconfessata dai Cittadini con il no al referendum confermativo del 2008.
Il PD tradisce, così, la cultura dei Partiti che parteciparono alla stesura della Costituzione.

Ernesto Passoni.