sabato 12 luglio 2014

IL MINISTRO DEL LAVORO POLETTI A LECCO IL 14 LUGLIO



Agli iscritti PD
Federazione provinciale di Lecco


Carissimi,
il tema del lavoro è da sempre molto caro al PD ed è al centro del nostro agire politico.

Lo conferma ancora una volta l'azione del Governo Renzi che con il Job Act,  il piano di riforme su lavoro, welfare, ammortizzatori sociali, pensioni, mira a cambiare e migliorare in maniera sostanziale il mercato del lavoro, per favorire il rilancio dell’occupazione e dell’economia, attraverso una più normata gestione dei contratti esistenti.
La Federazione Provinciale PD Lecco, grazie al prezioso contributo del Forum Provinciale Economia e Lavoro in collaborazione con il Circolo 4 di Lecco, ha organizzato per il giorno
LUNEDI’ 14 LUGLIO 2014 una serie di incontri con il Ministro per il Lavoro e per le politiche sociali Giuliano Poletti in visita nella nostra Provincia.
L’incontro pubblico dal titolo “A LECCO E IN ITALIA L'AZIONE DEL PD PER IL LAVORO”, cui vi invito calorosamente a partecipare, si terrà alle ore 18.30 presso il Teatro del Centro Sociale di Germanedo.
Sarà l’occasione per confrontarci su un tema di grande attualità che tocca tutti noi da vicino e per questo chiedo il vostro prezioso contributo nel far pervenire in Federazione all’indirizzo mail: info@pdlecco.it, entro e non oltre giovedì 10 luglio p.v. domande, segnalazioni, dubbi, testimonianze, ecc… che vorreste sottoporre al Ministro.

Sicuro della vostra partecipazione resto in attesa di incontrarvi personalmente. 

Cordiali Saluti
Fausto Crimella



venerdì 11 luglio 2014

“Tutti a Roma per fermare la controriforma Renzi / Berlusconi”

Riportiamo l’articolo segnalatoci da Ernesto Passoni, perché sia da stimolo per il dibattito sulle riforme istituzionali.


Prepariamoci ad andare davanti al Senato il giorno in cui comincerà in aula la discussione della riforma istituzionale. Ancora non sappiamo quando ma teniamoci pronti. Abbiamo alcuni buoni motivi per farlo.

Il primo. Questo Parlamento composto da nominati in base a una legge elettorale incostituzionale non ha alcuna legittimità a modificare la Costituzione. Solo Camere elette con una legge che restauri il principio dell'articolo 48 (il voto è personale ed eguale) ne avranno il diritto.

Al contrario la legittimità invocata dal governo Renzi poggia su due argomenti inconsistenti. 
Le riforme le avrebbe volute il popolo quando ha votato per lui nelle primarie del PD. Renzi, come Berlusconi, è un analfabeta costituzionale: le primarie del PD non sono il suffragio universale e in ogni caso chi l'ha scelto come candidato leader del partito non ha sottoscritto in anticipo le fantasie che ha partorito dopo (il Senato come dopolavoro dei sindaci).

In secondo luogo il successo nelle elezioni europee non sostituisce un successo ancora futuribile nelle elezioni politiche. Nè conferisce nobiltà istituzionale alla chirurgia di partito che l'ha innalzato al vertice del potere politico. La realtà è semplice e cruda: i parlamentari del PD si sono consegnati a lui perché, a torto o a ragione, avevano fiutato che con lui avrebbero portato a termine la legislatura. Dopo di che venga pure il diluvio.

Il secondo motivo. Le riforme non sono di Renzi. Sono di Berlusconi e Renzi e già questo basterebbe ad aumentare la diffidenza. Sono il prodotto di un patto oscuro i cui termini reali sono ignorati anche da parte della classe dirigente PD. Alcune voci della stampa hanno ad esempio già parlato di una promessa di grazia a Berlusconi, anche di fronte a nuove eventuali condanne, mantenuta dal futuro presidente della Repubblica.
Al di là delle illazioni, e senza troppi tecnicismi, le riforme sono pessime. 

La legge elettorale è platealmente incostituzionale come quella attuale: con un mostruoso premio di maggioranza mantiene il voto diseguale ed esclude dalla rappresentanza politica milioni di cittadini. Se mai dovesse essere approvata e promulgata faremo scattare decine di ricorsi analoghi a quello che ha prodotto la dura critica della Corte Costituzionale alla legge attuale.

La riforma del Senato è un brutto pasticcio con un fine chiarissimo. Il pasticcio: non è più, forse, il dopolavoro sindaci ma sarà, forse, il dopolavoro consiglieri regionali. Le sue competenze sono aumentate rispetto al disegno originale, ma l'aumento (insufficiente perché sottrae al Senato importanti questioni di diritto universale) è un espediente retorico per mascherare il declassamento.

Il fine: declassare il Senato e lasciare intatta la Camera, formata sulla base di una legge elettorale ultramaggioritaria, permette al partito che prende più voti un dominio assoluto: dittatura della maggioranza e dittatura del leader sulla sua stessa maggioranza. Svuotare il Senato significa fare della Camera, unica assemblea elettiva, un organismo prono al volere del capo. Era il sogno di Berlusconi: Renzi sta applicando il programma che Berlusconi non era riuscito a realizzare.

La rappresentanza politica non conta più nulla, la governabilità è tutto. Con la stessa logica i provvedimenti del governo Renzi svuotano dall'interno l'articolazione democratica e i diritti sindacali dei grandi organismi pubblici (scuola, amministrazione).

Il sindaco di Firenze faceva il "mestiere più bello del mondo" ma alla prima occasione se n'è liberato per farne un altro ancora più bello. Ma è rimasto sindaco: si comporta come se fosse stato eletto direttamente dal popolo. Invece si trova dov'è non per volontà del popolo ma per volontà del suo partito o, meglio ancora, perché il suo partito si è arreso alla sua volontà.

Lottare per più di un decennio contro Berlusconi e ritrovarsi nelle mani di Renzi non è un destino accettabile. Chi ha impedito a Berlusconi, leader della destra, di rovinare la Costituzione non può lasciare che lo faccia Renzi, che si dice di centrosinistra. Aggiornare la Costituzione si può fare ma va fatto con sapienza ed equilibrio e soprattutto senza farsi prendere la mano dall'analfabetismo costituzionale.

Facciamo appello a tutti i parlamentari dotati di spirito democratico affinché sappiano comportarsi in commissione e in aula con dignità e onore.
Facciamo appello ai cittadini affinché sentano il bisogno di manifestare in prima persona il loro diritto-dovere di custodi della Costituzione.

Scambiamoci la promessa di ritrovarci tutti insieme, senza sigle e senza bandiere, davanti al Senato il giorno in cui la legge andrà in aula.
Appena sarà noto il giorno tutti pronti a partire per Roma.

Pancho Pardi
da MicroMega

inviatoci da Ernesto Passoni

giovedì 10 luglio 2014

Riforme Costituzionali: Risposta del Sen. Chiti a Tino Passoni

Pubbliciamo la risposta del Sen. Chiti al nostro iscritto (e componente del coordinamento di Circolo) Ernesto Passoni. 

Inoltro le seguenti considerazioni del Senatore Vannino Chiti, coestensore del Disegno di Legge Costituzionale:"Istituzione di un Senato delle Autonomie e delle Garanzie e riduzione del numero dei Parlamentari". (testo riportato nel blog PD Merate alla parola chiave Costituzione).
Disegno di Legge che condivido, con le motivazioni espresse in articoli del blog, in contrapposizione con la Proposta di Legge di Riforma Costituzionale in itinere al Senato.
Sperando che anche la base del Partito ne parli dialetticamente, chiedo che la comunicazione venga pubblicata sul blog e saluto cordialmente.
Tino

Caro Ernesto,
grazie ancora per il tuo incoraggiamento e il tuo sostegno

Mi sto impegnando per  difendere i valori della Costituzione nata dalla Resistenza.
I valori distrutti dal berlusconismo non si ricostruiscono riproponendo la visione autoritaria dello Stato che ha Berlusconi.
La Costituzione non è oggetto del programma di governo e non può esserlo. La Costituzione non è dei governi e nemmeno dei parlamentari, è dei cittadini.
Su temi come questo non esiste la disciplina di partito come per un provvedimento che fa parte del programma di governo e di un leader.
Sulle riforme costituzionali si deve cercare il consenso più ampio possibile con le forze di maggioranza e di opposizione.
L'articolo 67 della Costituzione, secondo cui ogni parlamentare rappresenta la nazione senza vincolo di mandato, è tanto più sacro se si parla della Carta fondamentale.
Abbiamo presentato delle proposte alternative perché è nostro dovere di parlamentari fare il massimo non certo per frenare nel riforme, ma per fare in modo che si facciano bene.
Stiamo facendo la più ampia modifica della Costituzione dalla sua nascita, penso sia necessario farlo bene per evitare di pagarne, tutti, le conseguenze per tanti anni.
Lo scopo è fare una buona riforma o fare una riforma qualsiasi, fosse anche la peggiore, per il solo scopo di farla?
A mio avviso dobbiamo migliorare la nostra democrazia e le istituzioni, non impoverirle.
Alcune delle nostre proposte sono state accolte, segno che non siamo sabotatori ma proponiamo idee valide: adesso il testo prevede 100 senatori e maggiori competenze di garanzia al Senato.
Non si capisce, né ci viene spiegato, perché dovremmo mantenere una Camera di 630 membri e non ridurli, come proponiamo non solo noi, a 315 o 470.
Anche noi riteniamo che si debba superare il bicameralismo paritario: solo la Camera darà la fiducia al governo e avrà l'ultima parola sulla gran parte delle leggi, ma le strade possibili sono due: o si adotta il modello tedesco per intero - con un Senato composto solo da rappresentanti dei governi regionali e una Camera eletta con legge proporzionale e sbarramento al 5% - oppure, se si vuole una legge maggioritaria alla Camera, si deve avere un Senato eletto direttamente dai cittadini in concomitanza con i consigli regionali. Il Senato, eletto col proporzionale e le preferenze, dovrà essere l'organo di compensazione e garanzia su alcune materie che non possono essere lasciate esclusivamente al volere della maggioranza che vince le elezioni alla Camera: pensa per esempio al testamento biologico.
È un'eresia volere mantenere il diritto dei cittadini di scegliere i propri rappresentanti in Parlamento?
Anni di elezioni col porcellum e i nominati hanno prodotto uno scollamento tra eletti ed elettori e hanno ridotto l'autonomia di ogni singolo parlamentare.

Un caro saluto e ancora grazie!

Vannino Chiti 

mercoledì 9 luglio 2014

"ECONOMIA E CORRUZIONE. COME E' POSSIBILE CAMBIARE L'ITALIA"

Segnaliamo l'iniziativa di VENERDI' 11 LUGLIO

alle ore 21.00
sul tema 

"ECONOMIA E CORRUZIONE.
COME E' POSSIBILE CAMBIARE L'ITALIA"

con il
Sen. Enrico MORANDO
Vice Ministro dell'Economia e delle Finanze

Avv. Roberto BRUNI
Consigliere della Regione Lombardia Lista Ambrosoli -
Patto Civico, già Sindaco di Bergamo

L'incontro si terrà a Lecco presso la Sala Commercio di Palazzo Falck
in Piazza Garibaldi 4.




martedì 8 luglio 2014

L'Italicum ovvero la controriforma elettorale, passata alla Camera e ferma al Senato.

Ripercorrendone la genesi, l'approccio è stato personalistico da parte di Renzi, Berlusconi (P2) e Verdini (P3) per, poi, demandare al Parlamento il compitino di finalizzare il pasticcio. Una legge elettorale dovrebbe contemperare in opportuno equilibrio due principi: 
quello della rappresentanza in Parlamento e quello della governabilità; nel caso specifico il secondo è soverchiante rispetto al primo determinando una possibile incostituzionalità secondo quanto stabilito dalla Corte Costituzionalità con la sentenza 1 del 2014.
Nel merito la legge approvata dalla Camera è un ircocervo con un sistema proporzionale di base con troppe soglie di accesso (4,5-8-12) altissime e penalizzanti per i piccoli e nuovi partiti e loro coalizioni (milioni di cittadini non avranno rappresentanza parlamentare).
Il premio di maggioranza, senza il doppio turno, scatta al 37 %, percentuale che discende dal contingente risultato dei sondaggi sulle due coalizioni; infatti perché no il 35, piuttosto che il 40%. Il premio di maggioranza è del 16%: peggio della legge truffa del 1953!
Le liste sono bloccate e non si possono esprimere preferenze dando un enorme potere alle oligarchie partitiche; nessuna parità di genere!
C'è la possibilità di candidature in 8 circoscrizioni, cosa assurda in sè e causante incertezza nella nomina dei subentranti.
Nessuna soluzione al problema del conflitto di interessi con l'introduzione degli opportuni vincoli.
Insomma, peggio di così la Camera non poteva legiferare.
Ritengo che le liste bloccate e l'abnorme premio di maggioranza sfiorino l'incostituzionalità della legge.
Non capisco perché il Gruppo PD della Camera, non ha appoggiato, a suo tempo, la mozione Roberto Giachetti che riproponeva la legge Mattarella, sicuramente  migliore sia della Calderoli che di questa.
Giusto rifarsi al principio di maggioranza secondo il quali in Parlamento il Gruppo vota uniformemente, ma ciò andava applicato anche in sede di elezione del Presidente della Repubblica (vedi i casi Marini e Prodi).
Anche il dire che si è cercato di coinvolgere la maggioranza delle forze parlamentari è stato smentito, perché la legge è stata approvata, alla Camera, con una maggioranza assoluta esigua (365 su 630); per fortuna c'è ancora il Senato che il Presidente del Consiglio vuole ridurre a dopolavoro di Sindaci e Consiglieri Regionali!
Purtroppo il PD ha scelto politiche deleterie sia su questa riforma che su quelle costituzionali.

Cordiali saluti,

Ernesto Passoni

domenica 6 luglio 2014

Riunione di Circolo - 8 Luglio 2014

MARTEDI 8 LUGLIO 2014

ALLE ORE 21,00
presso la sede in via Trento, 26

È convocata una riunione di Circolo degli Iscritti 

OdG:

- Relazione del Segretario (una traccia scritta verrà inviata entro domenica 6 p.v.)
- Comunicazione
- Tesseramento
- Varie ed eventuali

Confidando nella partecipazione di tutti invio cordiali saluti.

Il Segretario del Circolo
Domenico Cavana