sabato 4 gennaio 2014

Quel “Chi?” del segretario che ha umiliato la sinistra

DUNQUE il Pd che ostenta lo snack Eataly non sta più per “Partito democratico”, ma per “Panino democratico”. E il «Fassina chi?» con cui Renzi ha liquidato il viceministro è rivelatore di un’arroganza pericolosissima. Di sicuro c’è un sapore di complicità commerciale in quel marchio Eataly esibito sul pranzo a sacco («packed lunch» lo chiama Renzi) durante la pausa (anzi il «break») della riunione della segreteria. E c’è la solita protervia del parvenu della roba Calogero Sedara nel prendere finalmente possesso dei palazzi maltrattando gli antichi proprietari. Qualcuno deve pur dire a Renzi che ci vuole scienza e umanità nello scegliersi il grimaldello con cui sfasciare un vecchio mondo. Così come l’orrendo partito di plastica di Berlusconi umiliò la grande tradizione del moderatismo italiano, ora il partito-salsamenteria e la rottamazione, non più dei dinosauri ma dei dissidenti e dei non plaudenti come Fassina, sta umiliando la storia della sinistra italiana. Per essere più chiari: si capisce che Renzi combatta la vecchia nomenklatura, ma Fassina è nuovo quanto lui. E forse nell’imprinting e nel marchio d’origine, il Berlinguer di quello dovrebbe contare almeno quanto il Fonzie di questo. E non si era mai vista, neppure ad Arcore, la pubblicità del cibo dell’uomo- marketing, l’amico Oscar Farinetti che sarà pure di sinistra ma è innanzitutto un imprenditore del cibo che deve vendere anche panini. Sono più buoni? Facciamo un concorso? Ci sono mozzarelle che lasciano tra i denti anche un po’ di etica e sfilacci di diritti civili? «È un Rinascimento in salsa tonnata» è stata la folgorante definizione dello scrittore Tomaso Montanari, che non è Roberto Gervaso, e non è neppure il povero Fassina, che ieri si è dimesso. Siamo in Italia e anche la spocchia ha la sua tradizione e i suoi precedenti. Ebbene nel «Fassina chi?» si riverbera il supponente «Michele chi?» che, pronunziato contro Santoro, negò la stessa evidenza della tv, quella di essere popolare, e ritorna anche il «Craxi chi?» che costò ad Occhetto la sconfitta definitiva. Rischia davvero, il segretario, di sciupare il cambiamento, sia con gli sbotti di boria, sia con lo stile. È infatti comprensibile che voglia (e debba) farci dimenticare il sigaro di Bersani, dell’uomo solo al comando che si aggrappava a un boccale di birra, e quella odiosa scenografia da apparato, tempi contingentati, verbali, documenti, emendamenti, dipartimenti, un potere fatto di asprezze nascoste e distanze incolmabili. E dobbiamo pure riconoscergli che è necessario anche fuggire dal loden di Monti, dalla posa saccente della sobrietà dei tecnici bagnata dalle lacrime della Fornero. E ancora c’è l’incubo delle cene politiche ad Arcore con la regia del cuoco Michele sino al degrado del bunga bunga e al quadretto dei fidanzatini di Peynet con il cane Dudù tra le braccia. E però la scenografia giovanilistica di Renzi sta volgendo subito al kitsch, con quei grandi cartoni di cibo griffato e quel dettaglio di piccola onestà ostentata: «abbiamo pagato con i nostri soldi», «sono costati solo 17 euro». E anche il tavolo ingombro di cavetti, iPhone e computer Mac, più che a una sessione politica faceva pensare al tavolo nerd di Wikileaks, un “tu vo’ fa’ l’americano” senza più il risarcimento finale dei maccheroni. E c’è pure il nome Renzi sul muro, con la R stilizzata, che aveva già scatenato i sarcasmi dei militanti (“webnauti” nel gergo “easy” del nuovo Pd). Sembrano scopiazzature delle scene di Altman sull’America, dove il presidente- parodia è sempre sponsorizzato, spinto da interessi privati. Viene in mente lo stemma della casa reale sulla senape Colman’s, sul sale marino Maldon, sullo zucchero Tate & Lyle, sul te Twinings, sugli impermeabili Barbour. La formula è: By Appointment to Her Majesty the Queen. Ha ragione Fassina: Renzi si autocelebra e si fa del male rendendo “cool” il panino di Farinetti, anzi «la filosofia Farinetti» corregge lui. Non capisce che così scimmietta il Berlusconi che sponsorizzava il risparmio Mediolanum del suo amico Doris. Tutto può diventare pubblicità, tranne — ci pareva — la segreteria del Partito democratico. E si sa che si comincia con la mozzarella e si finisce con la paccottiglia, le penne biro, le calze, il dentifricio e il piumino Moncler che, ha detto Renzi, «non è più da paninari » così come il giubbotto a chiodo non è più la divisa del bullo ma l’abito del progressista. Matteo Renzi va salvato dalla deriva outlet, ma anche dall’abuso di anglicismi da blackberry, i cui ultimi vagiti sono il “job act” e la “civil partnership”. Già ci aveva fatto sorridere la convocazione delle riunioni alle 7.30 a. m., con tutta quella retorica sul mattino che ha l’oro in bocca. Erano questi gli orari andreottiani, tipici dei padroni delle preferenze, Gaspari, Gava e tutta la Dc austera che così fregava i gaudenti nottambuli socialisti, Martelli e De Michelis, i quali andavano a letto quando cominciava la riunione: «coricati presto e levati di buon mattino / se vuoi gabbare il tuo vicino». Del resto anche la retorica sulla fattività del politico instancabile ha una sua storia in Italia, che ricade su Renzi: dalla luce accesa tutta la notte nell’ufficio di Palazzo Venezia, all’Andreotti che riceveva alle cinque del mattino davanti alla porta della chiesa, al Berlusconi che faceva leggenda delle notti passate in bianco a lavorare per poi addormentarsi durante il giorno, e ci sono pure le macchiette come il liberale Costa, che non era mai “fuori stanza”, sino al fantuttone Brunetta. Anche la bicicletta, infine, che è un mezzo meraviglioso, sta diventando un vezzo di nuovismo, la parodia dell’essere alla mano. Il nuovista pedala, straparla l’inglese (che in realtà non conosce abbastanza) e insulta tutti, ma soprattutto i galantuomini come Fassina. Se si escludono qualche timido tweet di solidarietà (Chiara Geloni), e l’intervento di Cuperlo, che è stato suo avversario ed esige «il rispetto delle persone», solo Matteo Orfini ha parlato chiaro, semplice e diretto: «Renzi, sei il segretario del Pd, basta fare il guascone». Il silenzio degli altri, tutti renziani entusiasti dall’obbedienza pronta, cieca e assoluta, in un solo pomeriggio ha invecchiato il cambiamento. Il conformismo infatti è l’abito più antico del potere, l’ermellino che consacra la regalità provvisoria del vincitore di passaggio.

Francesco Merlo

2 commenti:

  1. Renzi ha fatto una battuta poco felice... ma da qui a dire che ha umiliato la sinistra ce ne passa.
    La polemica l'ha innestata Fassina il giorno precedente, annunciando "sono pronto alle dimissioni", ma senza spiegare il perché.
    La realtà è che una parte del nostro partito continua ad essere convinta di possedere la verità assoluta e che Renzi sia stato messo li dagli alieni invece che essere stato eletto dai nostri iscritti ed elettori.

    Riccardo

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  2. Riccardo,
    Il problema è che abbiamo un Segretario divisivo, un Segretario che non fa sintesi. Considera il PD solo in quanto gli serve come trampolino di lancio; sintomatici sono i suoi colori, il blu ed il rosso e non quelli di partito che, platealmente, ignora. Lasciando perdere i ridicoli folclorismi, ad esempio le riunioni all'alba, (a quando l'ufficio sempre acceso di notte?), i "Renzi" cubitali con R rovesciate ed il mantenimento del doppio incarico (pare che voglia ricandidarsi a sindaco), è la sua politica che mi vede contrario.
    Scrive (vedi "Primarie 2012 Matteo Renzi Adesso") di un "Modello italiano" richiamante la cultura, il turismo e la sostenibilità, ma non ha una visione strategica a lungo termine riguardo all'economia: es. difendere l'agricoltura nei consessi europei, fare una politica incentivante le industrie chimica, farmaceutica, elettronica, informatica che sono ai minimi termini.Nessuna politica energetica; nessuna liberalizzazione.
    Nulla sui temi della fine vita e sulla Legge 40.
    Vuole ridurre il debito dismettendo il patrimonio pubblico, ma deve spiegare come riesca a ricuperare 72 miliardi di € con dimissioni di immobili pubblici (vecchie caserme che nessuno vuole, forse le spiagge?)
    Riguardo al lavoro vuole riformare l'art. 18 dello Statuto dei Lavoratori, riforma che interessa neppure gli imprenditori. Nulla sugli esodati.
    Sintomatico che nel documento di cui sopra ed, anche nei successivi, la parola Costituzione non compaia e, men che meno, la sua attuazione.
    Vuole abolire il Senato sostituendolo con un ectoplasma di cui non si conosce il contenuto; è subentrato a Quagliariello quale "Riformatore" della Costituzione. Dovrebbe spiegare, perché il bicameralismo "perfetto" non produca, come sarebbe logico, carenza di legislazione ed, invece, si verifica il contrario. Negli USA le due Camere determinano intoppi legislativi (es. Riforma sanitaria), ma nessuno statunitense si sogna di eliminarne una. Di converso, riguardo all'Europa, Renzi ne vuole "la riforma in senso bicamerale" (sic!)
    Egli ha la visione leaderistica (uso i suoi inglesismi) dell' "uomo solo al comando" ( in tal senso mi piacevano solo Coppi e Bartali); rimane una speranza in quanto egli afferma:"I primi ministri (non presidenti del consiglio n.d.r.) entrano in carica abbastanza giovani e dopo al massimo dieci anni, passano la mano ed escono di scena". Spero di sopravvivere per vedere la scena.
    Per favore lo si informi che Letta è iscritto al PD e che gli ultimi esiti politici hanno visto l'andata all'opposizione di una forza populista, demagogica ed antieuropea qual'è Forza Italia, creando i presupposti, me lo auguro, per favorire la formazione, finalmente, di una Destra di tipo europeo.
    Il PD, dopo le figuracce rimediate in occasione dell'elezione del Presidente della Repubblica, ha un Segretario che fa nulla per ricucire, anzi!
    Ciao,
    Tino

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