giovedì 26 settembre 2013

Comunicato stampa On. Fragomeli: Soddisfazione per la legge delega in materia di revisione del sistema fiscale

FRAGOMELI (PD): «SODDISFAZIONE PER LA PIENA APPROVAZIONE DI UNA LEGGE DELEGA IN MATERIA DI REVISIONE DEL SISTEMA FISCALE: UNA NORMATIVA EQUA ED EQUILIBRATA CHE ANDRÀ OLTRE LA DURATA DELL’ATTUALE GOVERNO.»

Roma, 25 settembre 2013
«Dopo una serie di decreti legge in materia di finanza pubblica, oggi la Camera si riappropria finalmente delle sue essenziali prerogative parlamentari votando la prima Legge Delega al Governo: un provvedimento che stabilisce nuove norme in materia di revisione del sistema fiscale e tributario, di contrasto all’elusione fiscale e all’abuso di diritto.»
Questo il commento “a caldo” dell’On. Fragomeli (PD), che proprio ieri ha presentato in Aula una dichiarazione di voto in merito all’articolo 3 della proposta di legge tradotta oggi in legge.
Fragomeli continua dichiarando che: «Con la Delega al Governo oggi concretizziamo uno degli impegni fondamentali che il Partito Democratico ha saputo assumersi all’inizio di questa legislatura, quello cioè di dare finalmente un disegno preciso, equo e condiviso alla riorganizzazione ed al consolidamento del sistema fiscale.
Era infatti assolutamente indispensabile, a nostro parere, intensificare il percorso già intrapreso - attraverso singoli interventi normativi - in merito ad un rafforzamento e ad un riequilibrio del sistema fiscale. Possiamo dire, senza tema di smentita, di esserci impegnati in maniera efficace e costruttiva sulla spinta di quegli ideali di giustizia sociale e di equità che rappresentano le fondamenta del nostro partito.

Un risultato, quello raggiunto oggi, che possiamo poi dire essere stato altamente condiviso da tutte le forze politiche: su 16 articoli all’esame della Camera, le opposizioni hanno espresso parere contrario solamente su 3, approvandone 6 ed astenendosi sui restanti 7. 
Spiace notare però come, al momento del voto finale, a causa di evidenti ragioni di strumentalizzazione politica, le opposizioni abbiano deciso di astenersi dal votare questa legge quadro che, se approvata in via definitiva dal Senato, potrà andare ben oltre i confini temporali dell’attuale Governo rappresentando, anche in futuro, un indirizzo chiaro e puntuale per l’emanazione di specifici decreti delegati in materia fiscale.»

Per comprendere meglio l’importanza di questa legge possiamo così riassumerne i contenuti principali:
  • la riforma del catasto, affinché anche l’Italia abbia finalmente una mappatura e dei valori di mercato per gli immobili, in linea con quelli di un paese moderno ed europeo;
  • la definizione, con parole chiare, della certezza del diritto, circoscrivendo in termini puntuali l’abuso del diritto e la criticità di manovre elusive da parte di società, invertendo però l’onere della prova e assegnandolo all’amministrazione finanziaria; 
  • l’istituzione di rapporto nuovo, fortemente fiduciario ed equilibrato tra fisco e contribuenti; l’individuazione di compiti e oneri in capo allo Stato che dovrà incentivare la semplificazione, adottare adempimenti di carattere elettronico (fatturazione elettronica, tracciabilità dei pagamenti ulteriormente diversificata etc..), riorganizzare le agenzie fiscali, rivedere l’imposizione sui redditi di impresa prevedendo al contempo regimi forfetari per i contribuenti di minori dimensioni. Saranno inoltre innovate capacità e modalità di riscossione da parte degli Enti Locali; sarà modificata la fiscalità energetica ed ambientale differenziando le accise sui prodotti energetici in funzione del contenuto di carbonio, ossido di azoto e zolfo; 
  • la riforma riguardante i giochi pubblici, realizzata assegnando un nuovo ruolo ai Comuni nell’ambito della pianificazione delle attività di gioco ed introducendo inoltre forti limiti alla pubblicità degli stessi.

Continua Fragomeli: «Vorrei sottolineare come poi, a parità di gettito fiscale complessivo, la
Legge Delega ha per obiettivo - anche e soprattutto - quello di ricalibrare, nella sua interezza, la struttura del sistema fiscale e contributivo: questo allo scopo di agevolare la ripresa economica nel segno dell’equità e dell’equilibrio.»

«A mio parere» conclude quindi l’On. Fragomeli «la “sfida” intrapresa con questa Legge Delega ha anche un importante carattere etico: il nostro obiettivo deve essere quello di dare priorità al radicamento, nel tessuto sociale, di una nuova cultura civica e tributaria.
Dal momento che il Partito Democratico non ha incertezze nel parlare di etica in relazione ad un rinnovato sistema fiscale, l’impegno che dobbiamo definitivamente fare nostro è chiaro: crescere nuove generazioni che siano orgogliose di appartenere ad una collettività, nei confronti della quale, sia per loro naturale agire sempre con la massima onestà e correttezza.»

On. Gianmario Fragomeli
Camera dei Deputati ~ VI Commissione Finanze

mercoledì 25 settembre 2013

Costituzione italiana: quale riforma? Incontro con Ambrogio Moccia - Magistrato

Incontro sulle discusse riforme costituzionali, che avrà luogo a Olgiate Molgora, Giovedì 3 Ottobre 2013.
clikka sull'immagine per ingrandire

Domenico Basile, per il
COMITATO PER LA DIFESA E L’ATTUAZIONE DELLA COSTITUZIONE

martedì 24 settembre 2013

PEDEMONTANA ALL'ASCIUTTO

La Regione non ha ancora fornito un quadro finanziario certo dell'opera. Il Pd: "Si rischia di avere un'infrastruttura incompiuta e senza opere compensative"

Giovedì pomeriggio i sindaci, gli amministratori ed i rappresentanti di comitati civici sono stati auditi in commissione Territorio per esporre le ragioni della loro contrarietà al progetto della tratta 2 della Pedemontana che attraversa diversi comuni della Brianza. Per il Partito democratico sono intervenuti i consiglieri monzesi Enrico Brambilla e Laura Barzaghi per sottolineare come "ad oggi, persistono problemi di diversa natura che alimentano dubbi sulla fattibilità del progetto". 
"Al problema di natura ambientale, relativo al passaggio del tracciato in zone contaminate da diossina, si è data una prima risposta martedì in Aula con l'approvazione unanime della mozione che abbiamo presentato. Ma il principale quesito attiene all'opera in sé e alla capacità di Regione Lombardia di poter completare l'opera così come prevista dall'Accordo di programma - hanno spiegato Brambilla e Barzaghi. - Ci chiediamo se ci sono ancora le condizioni per far proseguire il progetto. L'assessore Del Tenno non è attualmente in grado di dare un quadro complessivo finanziario dell'opera e questo potrebbe avere delle implicazioni sul territorio già in sofferenza." 
L'opera avrà, infatti, un impatto importante sul territorio e pertanto in assenza di certezze su tempi e modalità di realizzazione si corre il serio rischio di avere un'opera incompiuta e senza quelle opere compensative che garantirebbero l'inserimento non traumatico dell'infrastruttura, "opere - come precisano i due esponenti del Pd - con cui si è arrivati per il rotto della cuffia a firmare l'accordo di programma".
Più volte l'assessore ha subordinato il reperimento delle risorse necessarie per il completamento dell'opera alla riuscita della vendita delle quote di Serravalle "ma come è noto a tutti - precisano - l'asta è andata deserta due volte. Di certo per l'Expo sarà pronto solo il primo lotto". 
I due consiglieri regionali hanno, pertanto, annunciato, al termine dei lavori, la presentazione nei prossimi giorni di un'interrogazione in merito "per avere una risposta ufficiale a queste nostre domande". 

Riforma della sanità? La maggioranza gioca a risiko

Lega e Pdl ridisegnano Asl e Aziende ospedaliere, ma la giunta ancora tace

Tredici aziende ospedaliere per gestire settantatre ospedali lombardi e cinque Asl contro le attuali quindici (link http://www.affaritaliani.it/milano/sanit-in-anteprima-la-riforma-180913.html). È la proposta di riforma della governance della sanità lombarda che il presidente della commissione terza della Regione Fabio Rizzi proporrà alla giunta regionale. Ma non è l'unico documento in campo, perché il collega Stefano Carugo, consigliere pidiellino di fede ciellina, responsabile regionale sanità del defunto Pdl, ne ha presentato uno un po' diverso, che pure porterebbe a un forte ridimensionamento di Asl e aziende ospedaliere. 
I due consiglieri, peraltro, si troveranno lunedì a presentare insieme le due diverse proposte in un convegno che hanno organizzato a Pirellone per discuterne con gli operatori del settore. E la giunta regionale, di cui Rizzi e Carugo sono sostenitori? Starebbe lavorando a una terza proposta, ma di quella circolano solo alcune ipotesi. Insomma, sembra esserci grande confusione. E tuttavia gli accorpamenti hanno già provocato numerose repliche, perlopiù contrarie, anche da esponenti dello stesso schieramento.
Critico anche il PD, che è intervenuto con il capodelegazione in commissione sanità Carlo Borghetti e la vicepresidente del Consiglio regionale Sara Valmaggi: "la riforma della sanità" hanno osservato "non può diventare una partita a Risiko, un mero gioco a ridisegnare le Asl e le aziende ospedaliere", anche perché "ai cittadini interessa una sanità efficiente e più vicina, meno costosa, con ticket più leggeri ed equi, gli importa ben poco se il direttore dell'Asl sta nella sua provincia o in quella confinante e ancor meno a quale corrente politica appartiene."
Tuttavia, aggiungono Borghetti e Valmaggi, "la sanità regionale ha urgente bisogno di essere riformata e il fatto che siano in circolazione più proposte di esponenti della maggioranza genera solo confusione". Secondo i consiglieri "è la prospettiva ad essere sbagliata: occorre partire dal ripensamento del modello, da chi fa che cosa, da come si organizzano i servizi sul territorio e solo in ultimo viene il tema della governance. È una discussione che andrebbe fatta quanto prima nei luoghi deputati, in primis nella commissione sanità, aprendo a una consultazione dei territori e degli operatori sui bisogni dei cittadini lombardi attualizzati ad oggi. Non è certo con le sparate sui giornali che si può riformare la sanità". 

PD Regione Lombardia

lunedì 23 settembre 2013

La grande riforma… per finta. Confessione di un solitario dissidente Pd

La disciplina di gruppo e di partito è un valore cui sono sensibile. La politica è azione collettiva, la cui efficacia nei regimi democratici dipende anche dai numeri. È la ragione per la quale si dà vita ad associazioni politiche (gli stessi partiti, giuridicamente, sono appunto associazioni a fine politico) nelle quali, per definizione, si decide di rinunciare a qualcosa di sé, del proprio punto di vista, per dare efficacia al fine comune. Nella convinzione che, nel calcolo costi-benefici, ne valga la pena. È la ragione per la quale diffido di chi, ad ogni passo, evoca ragioni di coscienza che autorizzerebbero a sottrarsi al vincolo di solidarietà di partito o di gruppo.
Ciò detto, devo confessare che, in coscienza, eccezionalmente, non me la sono sentita di dare il mio voto alla legge costituzionale che, in deroga alla procedura ordinaria fissata nell’art. 138, istituisce il Comitato per le riforme costituzionali e ne stabilisce tempi, metodo e procedure. L’ho fatto in forma discreta, senza clamore, non partecipando al voto finale.
Provo a spiegarne le ragioni. Ometto la questione, pur delicatissima e controversa, della deroga al 138, che pure è stata energicamente censurata da una parte cospicua della comunità dei costituzionalisti. Ammesso che si tratti di deroga limitata, essa tuttavia sarebbe la terza nella vicenda repubblicana e farebbe di nuovo insidioso precedente. Rammento che, dopo l’introduzione della legge elettorale maggioritaria, costituzionalisti e politici, capeggiati da un maestro come Leopoldo Elia, depositarono proposte tese semmai ad alzare il quorum, cioè a potenziare e non già a semplificare la procedura ordinaria di revisione costituzionale onde evitare che maggioranze parlamentari contingenti, espressione di una minoranza nel paese, potessero cambiare la legge fondamentale.
Ma a fare problema è soprattutto l’oggetto della riforma, la sua inopinata estensione: oltre sessanta articoli, quasi l’intera seconda parte ordinamentale. Siamo ben oltre il concetto di revisione, ci si spinge sulla soglia di un “potere costituente” di cui non è depositario il parlamento (esso è potere costituito!). Non mi azzardo a sostenere che questo parlamento non sarebbe legittimato a operare revisioni, magari perché eletto su base marcatamente maggioritaria e dunque non adeguatamente rappresentativa del corpo elettorale. Sarebbe troppo. Tuttavia, più l’oggetto si fa esteso più si pone un problema di opportunità se non di legittimità. Di più: i partiti rappresentati in parlamento, ai loro elettori, in campagna elettorale, non avevano chiesto un mandato di tale portata. Mi limito al PD: cambiare la forma di governo sarebbe operazione sistemica, esigerebbe quasi una nuova Costituzione. Avremmo dovuto discuterne prima e farci dare un mandato in tal senso.
Vi sono poi due altri problemi. Il primo è la confusione tra prerogative del governo e prerogative del parlamento. Sin dal suo insediamento il governo Letta si è ingerito pesantemente nella partita, che sarebbe di competenza strettamente parlamentare. Ha legato la sua sorte e persino la sua durata (il “cronoprogramma!”) al carro delle riforme. Tutta la procedura straordinaria fa impropriamente del governo l’attore-protagonista. Conosciamo la ragione: si è voluto per questa via, un po’ forzosamente, dilatare l’orizzonte di un governo che nasceva asfittico e precario. Il rilievo non è puramente formale, da cultori del diritto. Ha una corposa valenza politica che sarebbe ipocrita tacere: la confusione tra la maggioranza politica di governo e le maggioranze parlamentari (al plurale) che potrebbero e dovrebbero prodursi liberamente, discutendo con tutti in parlamento, come si conviene alla materia costituzionale. Il problema non sta nella difficoltà di spiegare come il PD, oltre a stare al governo con il PDL, con esso si accinga a riscrivere larga parte della Costituzione (per quanto non sia agevole cooperare tra chi a parole celebra la nostra come la Costituzione più bella del mondo e chi, sino a ieri, la bollava come sovietica), ma nella difficoltà di immaginare che, su titoli qualificanti della riforma, ci si possa dividere dagli alleati di governo. In breve, il problema non è spiegare che si riscrive la Costituzione anche (sottolineo: anche) con Berlusconi, ma in un rapporto privilegiato e condizionante con esso in quanto principale partner di governo.
Infine, confesso il grande, personale imbarazzo che ho provato nel corso dell’esame in parlamento: nelle stesse ore in cui votavamo la legge che metteva in moto una pretenziosa, grande riforma costituzionale, al Senato si consumava lo scontro con il PDL sulla decadenza di Berlusconi. Come spiegare a noi stessi, prima che al paese e al nostro popolo democratico, che ci accingiamo a riscrivere la nostra legge fondamentale insieme a chi si rifiuta in ogni modo e con ogni mezzo di onorare i più elementari principi cardine dell’ordinamento: lo Stato di diritto, la separazione dei poteri, l’uguaglianza dei cittadini davanti alla legge? C’è un limite alla finzione e all’ipocrisia. Del resto, nessuno riuscirà a levarmi di testa che la ragione di tanta leggerezza e della sorprendente sordità del Pd al dissenso di studiosi e associazioni impegnate a difesa della Carta e tradizionalmente a noi vicini sia originata dal retropensiero che è tutta un’ammuina, che tanto non se ne farà nulla, che l’ambaradan che si è voluto mettere su solo per allungare il brodo del governo finirà in un nulla di fatto. Non esattamente un auspicio responsabile. Qui semmai sono io, accusato di conservatorismo costituzionale, a reagire con disappunto: perché una revisione puntuale e mirata da operare con la procedura ordinaria sarebbe effettivamente necessaria, ed è quella, matura e condivisa, del nostro bicameralismo paritario, con la connessa riduzione dei parlamentari. Ma sono pronto a scommettere che non la si farà. Quasi si dovesse solo allestire un rutilante spettacolo per intrattenere il pubblico e…trattenere un governo che si regge a un filo.
Con questi sentimenti, potevo io votare l’avvio della grande riforma? E non è singolare che io sia stato il solo tra i deputati Pd ad avvertire il problema?

Franco Monaco

Sia chiaro ora: l’omofobia è un reato!

Dopo anni di discussioni volte a trovare una soluzione normativa che ponga un freno alle discriminazioni – che purtroppo spesso si trasformano anche in atti di violenza – verso omosessuali, lesbiche e transessuali, la Camera dei deputati ha finalmente scritto la parola fine a quella che era una deprecabile e indegna lacuna del nostro sistema giuridico.
E’ vero, resta da fare il passaggio al Senato, però possiamo comunque affermare che ormai è finalmente chiaro:
l’odio verso queste persone non è un’aggravante.
E’ un reato.
E questo è anche il punto fondamentale di una questione che è andata “arrotolandosi” dentro un furioso dibattito nato intorno al sub-emendamento Gitti.
Per chi lo volesse, da questo link è possibile scaricare un documento con le FAQ elaborate da Ivan Scalfarotto – il relatore della legge – in cui vengono chiaramente spiegate quelle che sono le reali conseguenze di quel sub-emendamento.
Una legge non è mai una “cosa a sé stante”: è parte di un complesso organico ed in questo modo va analizzata e giudicata.
Leggete il documento: poi semmai ne riparliamo.
on. Gianmario Fragomeli
deputato PD provincia di Lecco