martedì 30 luglio 2013

Veronica Tentori: Lettera agli iscritti e simpatizzanti PD

Carissime e carissimi,

sono passati circa quattro mesi dall’inizio di questa legislatura e voglio condividere con voi alcune considerazioni. Negli ultimi incontri che abbiamo fatto si è parlato maggiormente dell’attività parlamentare e di questi primi 100 giorni di governo Letta, ma ritengo sia necessario anche confrontarci e aprire una riflessione compiuta sul futuro del Partito Democratico e su questo congresso, ne sento il bisogno e la voglia in prima persona. Ho sempre sostenuto che non è evitando di affrontare i problemi e offuscando le diverse posizioni presenti tra noi che questi si possono risolvere, e ne resto profondamente convinta. Sono abituata a dire chiaro quello che penso e che faccio, e così voglio continuare a fare, col massimo rispetto per chi ha una posizione diversa dalla mia e senza pensare di avere la verità in tasca, ma solo con la voglia di confrontarmi liberamente, perché la trasparenza e l'onestà sono il primo pilastro in un Partito che si chiama Democratico.
Da elettrice, militante, iscritta ed infine eletta del PD non posso nascondere la mia delusione e sofferenza, in particolare negli ultimi mesi. Penso ai tanti errori commessi: dalla campagna elettorale, all’elezione del Presidente della Repubblica, all’addio al governo del cambiamento e l’avvio di quello con il PDL, comprese alcune recenti scelte incomprensibili e a tratti contradditorie rispetto agli impegni presi in campagna elettorale. E penso, ancora peggio, al continuo tentativo da parte degli attuali dirigenti del nostro partito di far finta niente, evitando la discussione, sorvolando rapidamente sul grave atto dei vili 101, non cercando le responsabilità di alcune scelte profondamente sbagliate (e imputando invece ingiustamente colpe ai giovani inesperti e alle primarie), chiudendo il partito con paura, invece che aprirlo con quel coraggio di cui abbiamo bisogno non solo come partito, ma come Paese.
L’Italia ora ha bisogno di scelte nette e irreversibili, di decisioni immediate e forse in certi casi drastiche, perché tutto deve cambiare profondamente e nessun cambiamento può avvenire senza un po’ di coraggio, anche quello di rischiare! E sto parlando di un progetto di Paese a lungo termine che, seppur nella fase di emergenza che ora ci troviamo ad affrontare, il Partito Democratico deve costruire e affermare con chiarezza e coerenza, senza tentennare, senza rimandare cose su cui siamo già in clamoroso ritardo.
Non c’è più tempo e non è più il tempo. Il PD deve decidere cosa vuole fare da grande: se vuole continuare a guardare indietro con nostalgia, se vuole mantenere lo status quo, o se vuole portare lo sguardo avanti, oltre, attraversando il nostro tempo e la nostra società per arrivare ad immaginare il
tempo in cui saranno protagonisti i nostri figli e nipoti. Io voglio guardare avanti e quindi vedo un partito che deve decidere cosa vuole essere, chi vuole rappresentare e che in un certo senso deve essere rivoltato come un calzino: ripensato nelle forme, nei metodi, nelle persone, nella comunicazione, nei contenuti, negli obiettivi…Un partito che deve chiudere per sempre l'epoca distruttiva delle logiche legate a vecchie appartenenze, a correnti (e non ho paura di usare questa parola), a personalismi. Non voglio rottamare nessuno e non voglio certo rinnegare la nostra storia, le nostre storie. Le esperienze restano e ci aiutano a crescere, i nostri valori sono radicati dentro di noi: dobbiamo farne tesoro e partire da lì per mettere in atto un’evoluzione e una rivoluzione, senza
paura.
E per fare tutto questo abbiamo bisogno del congresso, subito. Un congresso aperto, non chiuso ai soli iscritti (per ora i pochi che hanno rinnovato la tessera). Un congresso dove i partecipanti possano scegliere liberamente in base alle idee e alle proposte politiche in campo, possano decidere anche in merito a questioni quali la separazione o meno di leadership e premiership, che non sono banali regolamenti e procedure, ma determinano diverse idee di partito. Non credo che ora sia giusto cambiare lo Statuto, con gli organismi dirigenti in scadenza eletti in un contesto superato, e una segreteria di transizione.
L’obiettivo del Partito Democratico è quello di governare l’Italia e il segretario deve condurre il partito stesso ad essere riconosciuto come vera alternativa e forza di cambiamento nel Paese, costruendola attraverso un percorso condiviso e aperto, fin dall’inizio, cioè dalla scelta della propria linea politica e non solo in vista delle elezioni.
E non possiamo nemmeno mettere sempre tutto in discussione, compreso lo svolgimento del congresso, a causa di questo Governo, nato per rispondere ad una situazione di emergenza ma che non può essere un governo a tutti i costi. E’ arrivato il momento per il Partito Democratico di chiarire quali sono gli obiettivi precisi che si prefigge di portare a termine con questo governo (misure per il rilancio dell’economia e dell’occupazione, riforme istituzionali e legge elettorale) e qual è il limite davanti al quale dire anche dei no. Non possiamo subire passivamente le scelte e le provocazioni degli altri, ma dobbiamo avere la forza di tenere dritta la barra e di sostenere il governo senza perdere di vista le nostre idee, sapendo esattamente fino a che punto è possibile farlo.
E’ inaccettabile essere arrivati addirittura al paradosso di mettere in discussione la data del nostro congresso perché questo potrebbe turbare gli equilibri di governo. Non possiamo più continuare di fronte ad ogni decisione ad essere costretti a scegliere unicamente appellandoci alla responsabilità e
alla possibile imminente caduta del governo. Io voglio poter discutere liberamente, voglio un Partito Democratico che finalmente scelga democraticamente una linea politica chiara e una leadership riconosciuta per poter così incidere ed essere determinante, facendo davvero un servizio al Paese ed
essendo utile al Governo.
Diamo quindi inizio ad un confronto vero, con un congresso aperto e partecipato, cominciamo a ricostruire questo partito sulle idee e sulla politica, diamo spazio alle nuove generazioni, a chi offre il suo contributo quotidianamente nei circoli e sui territori, mettiamoci in sintonia con le speranze e i bisogni della società. Diamo forza e valore al bello del PD: i nostri progetti, la passione e la voglia di cambiare le cose, la speranza e la fiducia per una politica fatta col cuore, l’accoglienza e il confronto con le persone, la libertà di esprimersi, la creatività, la fantasia, l’autoironia.
So che siamo in tanti a volere questo cambiamento, ma so anche che siamo stanchi di essere delusi. Le parole non bastano più, servono i fatti. Io vorrei che da questo congresso rinasca un Partito Democratico nuovo e di cui poter finalmente essere orgogliosa, che costruisca insieme alla gente un’Italia migliore e un futuro migliore per chi verrà dopo di noi, ma dobbiamo crederci insieme.
Forse sono una sognatrice, ma è proprio un grande sognatore come Martin Luther King ad averci insegnato che sognando da soli i nostri restano semplici sogni, ma sognando insieme diventano realtà.
Vi auguro con affetto buone ferie.
A presto,

Veronica Tentori
deputata PD provincia di Lecco

domenica 28 luglio 2013

“La Costituzione stravolta nel silenzio”. L’appello contro la riforma presidenziale

Lucarelli, Salvi, Ingroia, La Valle, Giulietti e altri chiedono una firma per fermare la procedura di modifica della Carta messa in opera dalla maggioranza delle larghe intese. Che affossa l'articolo 138, umilia i parlamentari e tiene all'oscuro l'opinione pubblica. Mentre il Porcellum resta.


Pubblichiamo l’appello contro il ddl di riforma costituzionale firmato da Alessandro Pace, Gianni Ferrara, Alberto Lucarelli, Don Luigi Ciotti, Michela Manetti, Raniero La Valle, Claudio De Fiores, Paolo Maddalena, Cesare Salvi, Massimo Siclari, Massimo Villone, Silvio Gambino, Domenico Gallo, Antonio Ingroia, Beppe Giulietti, Antonello Falomi, Raffaele D’Agata, Mario Serio, Antonio Di Pietro, Paolo Ferrero, Aldo Busi.
Ignorando il risultato del referendum popolare del 2006 che bocciò a grande maggioranza la proposta di mettere tutto il potere nelle mani di un “Premier assoluto”, é ripartito un nuovo e ancor più pericoloso tentativo di stravolgere in senso presidenzialista la nostra forma di governo, rinviando di mesi la indilazionabile modifica dell’attuale legge elettorale. In fretta e furia e nel pressoché unanime silenzio dei grandi mezzi d’informazione la Camera dei Deputati ha iniziato a esaminare il disegno di legge governativo, già approvato dal Senato, di revisione dall’articolo 138, che fa saltare la “valvola di sicurezza” pensata dai nostri Padri costituenti per impedire stravolgimenti della Costituzione.
Ci appelliamo a voi che avete il potere di decidere, perché il processo di revisione costituzionale in atto sia riportato sui binari della legalità costituzionale. Chiediamo, innanzitutto, che l’iter di discussione segua tempi rispettosi del dettato costituzionale, che garantiscano la necessaria ponderazione delle proposte di revisione, il dovuto approfondimento e anche la possibilità di ripensamento. Chiudere, a ridosso delle ferie estive, la prima lettura del disegno di legge costituzionale, impedisce un vero e serio coinvolgimento dell’opinione pubblica nel dibattito che si sta svolgendo nelle aule parlamentari.
In secondo luogo vi chiediamo di restituire al Parlamento e ai parlamentari il ruolo loro spettante nel processo di revisione della nostra Carta costituzionale. L’aver abbandonato la procedura normale di esame esplicitamente prevista dall’articolo 72 della Costituzione per l’esame delle leggi costituzionali, l’aver attribuito al Governo un potere emendativo privilegiato, l’impossibilità per i singoli parlamentari di sub-emendare le proposte del Governo o del Comitato, la proibizione per i parlamentari in dissenso con i propri gruppi di presentare propri emendamenti, le deroghe previste ai Regolamenti di Camera e Senato, costituiscono altrettante scelte che umiliano e comprimono l’autonomia e la libertà dei parlamentari e quindi il ruolo e la funzione del Parlamento.
Vi chiediamo ancora che i cittadini possano liberamente esprimere il loro voto su progetti di revisione chiari, ben definiti e omogenei nel loro contenuto. L’indicazione generica di sottoporre a revisione oltre 69 articoli della Costituzione, contrasta con questa esigenza e attribuisce all’istituendo Comitato parlamentare per le riforme costituzionali indebiti poteri “costituenti” che implicano il possibile stravolgimento dell’intero impianto costituzionale.
Non si tratta di un intervento di “manutenzione” ma di una riscrittura radicale della nostra Cartafondamentale non consentita dalla Costituzione, aperta all’arbitrio delle contingenti maggioranze parlamentari. Chiediamo che nell’esprimere il vostro voto in seconda lettura del provvedimento di modifica dell’articolo 138, consideriate che la maggioranza parlamentare dei due terzi dei componenti le Camere per evitare il referendum confermativo, in ragione di una legge elettorale che distorce gravemente e incostituzionalmente la rappresentanza popolare, non coincide con la realtà politica del corpo elettorale del nostro Paese. Rispettare questa realtà, vuol dire esprimere in Parlamento un voto che consenta l’indizione di un referendum confermativo sulla revisione dell’articolo 138.
Vi chiediamo infine di escludere dalle materie di competenza del Comitato per le riforme costituzionali la riforma del sistema elettorale che proprio per il suo significato politico rilevantissimo ha un effetto distorsivo nell’ottica della revisione costituzionale. E’ in gioco il futuro della nostra democrazia.
Assumetevi la responsabilità di garantirlo.
Da Il Fatto Quotidiano.