lunedì 22 luglio 2013

24 luglio 2013, ore 21.00, riunione di circolo

Si informa che è convocata, per il giorno mercoledì 24 luglio 2013, ore 21.00, presso la sede di via Trento, una riunione di circolo con il seguente o.d.g.:

  1. Relazione sull’incontro con l’associazione Merate in Comune
  2. Corso di formazione per amministratori locali organizzato dal PD Meratese
  3. Tesseramento 2013
  4. Varie ed eventuali
Vi aspettiamo!

PD Merate

Remo Valsecchi: Replica ai presidenti dell’Ufficio d’ambito e della Conferenza dei Comuni e all’Assessore provinciale


Il comunicato di Virginio Brivio, Carlo Signorelli e Paolo Strina, [leggi comunicato] con sorpresa, afferma che l’opzione finale sarà l’affidamento all’azienda che nascerà dall’uscita di Idroservice da Lario Reti Holding e dalla incorporazione di Idrolario. L’azienda è una definizione definita e l’azienda speciale è l’unico forma di azienda che può “nascere”. L’Azienda Speciale sarà, quindi, il gestore del servizio idrico in provincia. La dichiarazione del Presidente dell’Ufficio d’ambito e sindaco del capoluogo, dell’assessore provinciale e del Presidente della Conferenza dei Comuni è un impegno e una garanzia.
Il percorso per arrivare all’Azienda Speciale, però, continua a preoccupare. La conferenza dei comuni, secondo gli estensori del comunicato, si è espressa a larghissima maggioranza. 50 comuni presenti su 90, voto contrario di Merate, Mandello, Olginate, Cernusco, Crandola, Castello, Lomagna e astensione di Robbiate, Calolziocorte e Barzio (circa il 20% della popolazione provinciale), è, probabilmente, una débâcle; non credo che il disinteresse sia la causa delle assenze. È una maggioranza, ma non larghissima. Le enfatizzazioni sono sempre una distorsione della realtà e, inserite in un comunicato, possono indurre confusione. Aspettiamo i verbali della conferenza per una analisi più precisa.
“La scelta è chiara così come il percorso fin qui seguito”, precisa il comunicato. La scelta di una parte, maggioritaria, dei sindaci è chiara ma potrebbe, senza condivisione unanime, non essere realizzabile. È un “indirizzo” e non una scelta. La conferenza esprime un parere, pur vincolante, ma la delibera finale compete al Consiglio Provinciale. Forse, avendo già deciso nelle sedi dei partiti, è ritenuta definitiva. Ma c’è anche una proposta, sottoscritta da 1.500 cittadini, con un indirizzo diverso, che deve essere discussa e che spero non venga ignorata. Le proposte dei cittadini, rispettose delle forme e dei regolamenti, hanno lo stesso diritto e la stessa dignità delle proposte dei sindaci; si chiama democrazia partecipata. Può anche non piacere ma non può essere ignorata.
Curioso è definire chiaro il “percorso fin qui seguito”. Quale percorso? L’unico atto sin qui compiuto è la costituzione di Idroservice, una operazione societaria non di competenza della Conferenza con qualche dubbio di legittimità per vari motivi che vanno dal mancato rispetto della legge, dello statuto e che non è stata deliberata dai Comuni soci di Lario Reti Holding.
E il percorso successivo? Il comunicato sottolinea che il servizio, a regime, sarà affidato, in house, ad una società a totale partecipazione pubblica e controllo analogo che unirà il ramo idrico di Lario Reti Holding a Idrolario. Cosa significa “a regime”? Quando si avrà una situazione “a regime”? La delibera dell’Ufficio d’Ambito indica nel 30 giugno 2014 il termine per l’affidamento del servizio alla nuova società che dovrebbe perfezionare l’aggregazione prima dell’affidamento. Entro la stessa data, la società dovrebbe avere soci tutti i 90 comuni della provincia e la partecipazione dovrà essere proporzionale al numero degli abitanti. È una condizione essenziale, prevista dalla delibera dell’Ufficio d’Ambito a pena di risoluzione automatica dell’affidamento in caso di non realizzazione, che nel comunicato viene completamente ignorata. Come mai questa dimenticanza? Possono spiegarlo? Non a me, ai cittadini che hanno il diritto di essere informati.
Per un percorso chiaro, sarebbe stato opportuno predisporre, invece di generiche enunciazioni, un piano dettagliato con la spiegazione delle modalità, dei tempi, dei costi necessari per realizzare la società unica ma anche gli aspetti positivi e negativi. Perché non è stato ancora predisposto il piano degli esborsi dei Comuni per acquisire o riallineare le quote di Idroservice? Forse perché i Comuni, in difficoltà economiche per i patti di stabilità, avrebbero seri problemi ad aderirvi. Se avessero cognizione che il contrario, l’affidamento a Idrolario con trasferimento della struttura di Idroservice, richiederebbe esborsi notevolmente inferiori, la pseudo larghissima maggioranza potrebbe anche diventare minoranza. Perché non vengono fornite complete informazioni?
L’indebitamento di Idrolario e le relative difficoltà finanziarie, che incutono paura e indirizzano la scelta, sono le uniche informazioni fornite, auspicando che non siano anche tendenziose. È indubbio che sia in corso un’azione di dequalificazione di Idrolario. Le dichiarazioni del presidente di L.R.H. nell’assemblea del febbraio scorso, la presentazione di un piano finanziario incompleto e non documentato che prevede un fabbisogno finanziario di 29milioni di euro, stranamente chiamata perdita, e la mancata approvazione del bilancio 2012 sono fatti incontestabili ma ingiustificati. Il problema non si risolve con una semplice operazione societaria e l’indebitamento trasferito a Idroservice non si estingue. Gli attuali soci di Lario Reti Holding non possono rinunciarvi perché creerebbero un danno erariale ai propri Comuni.
I sindaci hanno, forse, memoria corta. Si sta ripetendo quello che è già successo nel 2007 con la fusione di alcune società del settore idrico e una del settore gas in Lario Reti Holding. La ragione, anche allora, era l’indebitamento delle società del settore idrico. L’indebitamento dell’epoca non è stato pagato, ha cambiato nome e, oggi, i Comuni, già soci di Acel spa, presentano il conto. Il conguaglio necessario per portare tutti i comuni in Idroservice avrà dei beneficiari, i Comuni ex Acel. Sono gli stessi Comuni, 86,82% di Lario Reti Holding e 39,98% della popolazione provinciale (evidente lo squilibrio) che in questi anni hanno beneficiato degli utili prodotti con il servizio idrico, causa principale della perdita di Idrolario e conseguente aumento delle tariffe e delle bollette. Non dimentichiamo i Comuni comaschi che, con queste strane operazioni, hanno visto cancellati i debiti delle società di cui erano soci, incassano annualmente una quota di dividenti e saranno anche liquidati per cedere la propria quota di Idroservice. Incredibile!
La ferrea logica dei partiti e la sottomissione alle loro direttive provoca queste situazioni. La qualità della gestione dei servizi non è una questione politica, è la risposta che i cittadini attendono dopo aver, ad ampia maggioranza, stabilito che l’acqua deve restare pubblica.
Incredibili i non velati toni minacciosi dell’ultima parte del comunicato. Non ci sono limiti alla democrazia partecipata se non costituisce una limitazione della democrazia stessa; un buon ripasso della Costituzione sarebbe necessario. Il buon senso è un concetto astratto, è solo un opinione che può anche essere diversa e non condivisa, ritenersi depositari del buon senso è solo presunzione e arroganza. La pazienza è uno stato personale e chi ha scelto di svolgere un ruolo istituzionale deve averne più di altri; essere eletti democraticamente non trasferisce la titolarità o la proprietà dell’ente, è solo un mandato conferito dagli elettori. I sindaci non sono esonerati dal vincolo di mandato come la Costituzione prevede per i parlamentari.
Esprimere opinioni diverse non è ostruzionismo o strumentalizzazione, è solo un diritto che nessuno può impedire. Cercare di impedirle è grave, specialmente da parte di sindaci, eletti democraticamente dai cittadini, poterle esprimere è normale.
Innervosirsi non serve a nulla e non consente il superamento delle diversità di opinioni, crea solo contrapposizioni ed irrigidimenti. Anche i cittadini, che continuano a pagare per le inefficienze e le diseconomie cominciano ad innervosirsi. Noi chiediamo solo che, affermato il principio dell’acqua pubblica, che sembra condiviso, la gestione pubblica garantisca efficienza, efficacia ed economicità, mi ripeto ma sono principi forti ed indisponibili. Il pubblico e basta non è sufficiente.

Remo Valsecchi

domenica 21 luglio 2013

Amnesty International: l'Italia deve rendere conto dell'espulsione illegale in Kazakistan di Alma Shalabayeva e di sua figlia



Il governo italiano deve indagare e rendere pubbliche tutte le circostanze che hanno portato all'espulsione illegale della moglie e della figlia dell'oppositore politico kazako Mukhtar Ablyazov. Lo ha dichiarato il 16 luglio Amnesty International, mentre il parlamento italiano si appresta a esaminare le conclusioni dell'inchiesta del ministero dell'Interno sulle accuse di collusione tra Italia e Kazakistan e altre violazioni della legge italiana.
"Le autorità italiane devono assicurare che vi sarà un pieno accertamento dei fatti, inclusa ove necessario l'apertura di procedimenti penali, per ogni violazione dei diritti umani delle due persone espulse.  Solo in questo modo potrà essere messa da parte ogni accusa di collusione con le autorità del Kazakistan" - ha dichiarato John Dalhuisen, direttore del Programma Europa e Asia Centrale di Amnesty International.
Il 29 maggio Alma Shalabayeva e la sua figlia di sei anni, Alua Ablyazova, erano state prelevate dalla loro abitazione a Roma a seguito di un raid della polizia che avrebbe avuto per obiettivo Mukhtar Ablyazov, sul quale pendevano un mandato di cattura per accuse di frode emesso dalla Gran Bretagna e una richiesta di estradizione da parte del Kazakistan.
Il 31 maggio, dopo un procedimento di espulsione dalla velocità sospetta, Alma Shalabayeva e sua figlia erano state costrette dalla polizia italiana a salire a bordo di un aereo privato diretto in Kazakistan.
Il 12 luglio, il governo italiano ha retroattivamente annullato l'ordine di espulsione, riconoscendo che il rimpatrio forzato di Alma Shalabayeva e di sua figlia aveva violato la legge italiana.
"L'annullamento dell'ordine di espulsione è un piccolo passo avanti in una vicenda che richiede trasparenza e assunzione di responsabilità a ogni livello da parte delle autorità di polizia e di governo. È grottesco che una donna e la sua piccola figlia siano state portate in tutta fretta su un aereo privato, senza un giusto processo, e inviate in un paese dove sarebbero state a rischio di persecuzione" - ha proseguito Dalhuisen.
I mezzi d'informazione italiani hanno riferito che il 6 luglio l'ex presidente del Consiglio Silvio Berlusconi ha incontrato in Sardegna il presidente del Kazakistan Nursultan Nazarbayev, a indicare le strette relazioni tra il governo kazako e influenti attori della politica italiana.
L'inchiesta interna della polizia italiana è stata supervisionata dal ministro dell'Interno Angelino Alfano, che è anche il segretario politico del partito di Silvio Berlusconi, il Popolo della libertà.
Al momento dell'espulsione, le autorità italiane avevano fatto riferimento a irregolarità nei documenti di Alma Shalabayeva, che avrebbero giustificato il provvedimento. Tuttavia, gli avvocati della donna hanno fornito prove relative alla validità di tali documenti.
"L'inchiesta dovrebbe essere veramente indipendente e dovrebbe apparire come tale. Siamo molto preoccupati per il fatto che il ministero dell'Interno stia indagando su se stesso, in quanto responsabile di tutte le questioni relative all'immigrazione, comprese le espulsioni. L'indagine sul rinvio forzato di Alma Shalabayeva non dev'essere considerata alla stregua di un affare interno" - ha commentato Dalhuisen.
Il 7 giugno Alma Shalabayeva, che si trova attualmente ad Almaty insieme alla figlia, è stata incriminata per aver falsificato un documento d'identità kazako, reato punito secondo la legge kazaka con una pena da due a quattro anni di carcere.
"Alma Shalabayeva è ora nelle mani del governo del Kazakistan, tristemente noto per fabbricare accuse contro gli oppositori politici e le persone a loro associate e che vanta una lunga storia di torture, maltrattamenti e processi clamorosamente iniqui. Qualsiasi funzionario o esponente politico italiano coinvolto nell'espulsione di Alma Shalabayeva e di sua figlia, poste dunque a rischio di subire tali violazioni dei diritti umani, dovrebbe essere chiamato a risponderne" - ha concluso Dalhuisen.

Ulteriori informazioni

Mukhtar Ablyazov ha ottenuto asilo nel Regno Unito nel 2011, in quanto a rischio di persecuzione in Kazakistan.
In precedenza, Ablyazov aveva occupato posti di rilievo nel governo kazako. Nel 2001, insieme ad alcuni esponenti politici e uomini d'affari di primo piano, aveva fondato il movimento politico Scelta democratica del Kazakistan. Nel 2002, era stato accusato di abuso d'ufficio e appropriazione indebita di fondi statali, accuse che Amnesty International ritiene fossero motivate politicamente, e condannato a sei anni di carcere. Durante la detenzione era stato picchiato e sottoposto ad altri maltrattamenti affinché desistesse da ogni attività politica. Nel 2003 era stato rilasciato a condizione che abbandonasse la vita politica. Nel 2009 aveva lasciato il Kazakistan e aveva preso la residenza del Regno Unito. Non è noto dove si trovi attualmente.



Amnesty International,
Ufficio Stampa