sabato 11 maggio 2013

Sono Partito Democratico e non torno indietro


Carissimi,

oggi sono una giovane parlamentare, ma fino a poco tempo fa ero una semplice militante attiva ed elettrice del Partito Democratico. 
Comprendo cosa vuol dire impegnarsi nei circoli, nelle feste democratiche, nei gazebo, spinti solo dalla passione e dalla voglia di cambiare le cose, con speranza e fiducia, spesso sacrificando famiglia e tempo libero, come tutti voi quotidianamente fate. Ho sofferto con voi in queste ultime settimane il profondo disagio nel susseguirsi degli eventi che hanno portato allo spegnersi della possibilità del governo di cambiamento e che hanno prodotto la nascita del governo Letta, anche nelle fasi più recenti legate alla formazione di ministeri e commissioni parlamentari. Ho sofferto nel vedere che nel mio partito c'è chi cerca di scaricare il barile sui giovani e sulle primarie, perché ha paura del cambiamento e non si sente di poterlo rappresentare. Ho sofferto vedendo come rapidamente si è voluto sorvolare sul grave atto dei 101 che ci hanno pugnalato alle spalle, anche perché, restando sempre pronta a discutere di tutto e non sentendomi esente dal poter sbagliare, sono convinta che la trasparenza e l'onestà debbano essere il primo pilastro di un Partito che si chiama Democratico. 
Nonostante tutto questo, ho deciso però di restare. Perché se chi vuole il cambiamento se ne va, la dà vinta a chi vuole mantenere le cose come sono. Perché credo davvero che se si vuole si può fare un governo di emergenza con obiettivi precisi, chiarendo qual è il limite davanti al quale si dovranno dire anche dei no. Non è il momento della rabbia, della rassegnazione o del disfattismo: è questo il momento in cui il PD deve fare lo sforzo più grande, non subendo passivamente i diktat imposti da altri, rappresentando chi gli ha dato fiducia e lavorando per tenere dritta la barra e portare a casa le riforme per il quale si è impegnato nel governo. 
Ora serve un segretario di garanzia che traghetti il partito fino al congresso importantissimo che abbiamo davanti. E poi diamo inizio ad un confronto vero, con un congresso aperto e partecipato, cominciamo a ricostruire questo partito sulle idee e sulla politica, diamo spazio alle nuove generazioni, a chi offre il suo contributo quotidianamente nei circoli e sui territori, mettendoci in sintonia con le speranze e i bisogni della società, e chiudendo per sempre l'epoca buia delle logiche legate a vecchie appartenenze e a correnti. 
In queste settimane ho avuto l'impressione che il nostro partito non voglia ancora avere il coraggio di fare chiarezza, di analizzare i propri errori, di individuare le responsabilità e quindi di cambiare. Io invece vorrei che da questo congresso rinasca un Partito Democratico nuovo, di cui poter essere orgogliosa, perchè sa cosa vuole essere e chi vuole rappresentare. Dobbiamo impegnarci tutti insieme per scongiurare il rischio che tutto resti come era prima. 
Ricordo quando è nato il PD la bellissima frase "Sono Partito Democratico e non torno indietro". Vorrei il Partito Democratico così come lo avevamo sognato alla sua nascita: dimostriamo che si può fare, è una grande occasione, forse l'ultima che abbiamo.



Veronica
(on. Veronica Tentori, Gruppo PD Camera dei Deputati)

mercoledì 8 maggio 2013

Andreotti: Umberto Ambrosoli e un gesto di grande dignità

Umberto Ambrosoli si alza e va via dalla sala del Consiglio Regionale della Lombardia durante il minuto di raccoglimento per la morte di Giulio Andreotti: un gesto grandioso. Nello stesso momento riesce a rispettare le istituzioni ma non tradire la storia di suo padre morto a 46 anni in circostanze rimaste mai completamente chiarite, almeno a livello di mandanti. Apprezzo quest’uomo che non cede ad un pietismo di facciata, ad una finzione che dovrebbe, con la morte, cancellare tutti i peccati in vita. Oggi Umberto ha 42 anni, suo padre morì a 46, lui aveva solo 8 anni, ed è cresciuto in una famiglia che ha fatto del rispetto per le istituzioni un modello comportamentale da prendere come esempio: Ricordo ancora quando sua madre riuscì, per dovere, a partecipare al ventennale della morte di suo marito fatta dall’allora presidente del consiglio comunale milanese Massimo De Carolis, che aveva rapporti con Sindona, mandante dell’omicidio del marito, con una protesta ferma ma silenziosa, non sguaiata. Uno stile che in Italia, dalla memoria troppo corta quando si tratta di proteggere i deboli, sono in pochi a riuscire a portare avanti. Poi ascolti alla televisione Lara Comi, europarlamentare PPE, che si dispiace del gesto di Ambrosoli, con una sana reprimenda di Massimo Cacciari, sulla mancanza di coscienza su quanto successo in Italia in quegli anni. Quanto è bello vedere una persona limpida, che ha il coraggio di mostrare i propri sentimenti e quello che pensa, civilmente: Evento sempre più raro in questa Italia.

Leonardo Romanelli