venerdì 19 aprile 2013

Così NO! OccupyPD


Abbiamo fatto le primarie con slancio e generosità, confrontando idee e dicendo cose anche correndo il rischio di “favorire l’avversario”.

I militanti del partito democratico lo hanno fatto con slancio e generosità, e con lo spirito e la voglia di chi, in paese devastato socialmente e culturalmente ed in piena crisi economica, aveva un’idea diversa utile a tutti, e per il bene di tutti.
Lo hanno fatto nonostante e malgrado una classe dirigente ingessata, nonostante e malgrado regole che non favorivano il ricambio generazionale né spazi di apertura, subendo primarie falsate da regole incomprensibili.
Con questa stessa forza ed energia – sentendosi dire di tutto, e spesso accusare di ogni male del mondo – sono stati i militanti del partito democratico a non consentire derive demagogiche e populiste, e sono stati loro, non certo i dirigenti, a combattere in maniera impari,una guerriglia “sporca” sia per le strade che in rete, per difendere un’idea di confronto e di democrazia fondamentale per la nostra società.
Un’idea che non è presente né nel Movimento 5 Stelle né nel PDL.
Questa idea di democrazia, di confronto, di dialogo, è patrimonio di tutto il paese, ma in pochi, per tatticismo, utilitarismo, opportunismo, l’hanno difesa e portata avanti anche all’interno del proprio partito e del dibattito elettorale.
E questo patrimonio merita rispetto, merita un grazie, e merita dignità.

Oggi, dopo l’inadeguatezza dimostrata da tutta la classe dirigente di questo Partito, in maniera assolutamente bipartisan tra tutte le componenti, quegli uomini e quelle donne che hanno dato corpo, anima, cuore e cervello in questi mesi difficili di confronto elettorale, difendendo anche posizioni impopolari, hanno scelto di riappropriarsi del proprio partito.
lo hanno fatto scendendo di casa, di sera, andandosi ad incontrare di faccia e di persona nelle sedi.
Non hanno scelto occupazioni simboliche di un paio d’ore nel confort delle aule della camera, né di chattare comodamente seduti a casa propria su internet, ma dichiarando ancora una volta che la “democrazia della rete” non sostituirà mai la democrazia reale di persone vere che si sanno guardare negli occhi e che non temono confronti e cercano l’incontro e il dialogo.

Questa è una bella pagina della democrazia e della vitalità e della passione civile di questo paese, che nelle ore sta scuotendo come un brivido la spina dorsale di questo stanco paese, dai giovani democratici di Napoli in assemblea permanente al documento dell’Emilia Romagna all’occupazione della sede di Torino, dove è nato il Partito Democratico.
E a tutte le realtà piccole e grandi di tutte le nostre regioni, che si accendono come luci ad illuminare la notte della nostra democrazia.
Ecco, stasera questa realtà vitale ed essenziale merita un rispetto in più nel silenzio assordante di questo Paese.
Merita, esige, pretende, che nessuno si alzi a metterci il cappello, a inventarsi leader di questa rivolta civile, silenziosa e pacifica.
Merita ed esige che nessuno cavalchi questa onda pulita.
Merita ed esige che il commento sia solo un minuto di silenzio, che di fronte al suo passaggio ci si alzi semplicemente in piedi, dicendo dentro di noi un semplice grazie, e che coloro che hanno un ruolo dirigente in questo partito abbiano il buon gusto di chiedere semplicemente scusa.

Michele Di Salvo

mercoledì 17 aprile 2013

GIORNI CRUCIALI PER IL FUTURO DEL PAESE, A PARTIRE DAL NUOVO PRESIDENTE ISTITUZIONI

Le scelte che saranno compiute in questi giorni sono importanti e faranno la differenza, a partire dalle votazioni che inizieranno domani 18 aprile per l'elezione del Presidente della Repubblica. Ricordo il 10 maggio 2006, ho avuto l'onore di contribuire all'elezione di Giorgio Napolitano alla 4° votazione, ricordo ancora oggi l'emozione di quel momento, aver votato una figura di quello spessore e la prima volta di un ex comunista al Quirinale. L'elezione è avvenuta dopo giorni di trattative e tensioni e ha ottenuto 543 voti (superando il quorum di 505). Napolitano ha avuto tutti i consensi dell'Unione e qualche altro deputato per scelta individuale. L'elezione del Presidente è un passaggio importantissimo e di grande responsabilità, l'attesa è enorme anche perché avviene dopo oltre 50 gg dal voto e siamo in attesa di un governo per il paese. Sarebbe importante e quanto mai auspicabile che si continuasse nel segno della discontinuità praticata per i presidenti delle camere, discontinuità avvenuta con figure di altissimo livello. Questo sarebbe un segnale importante al Paese, magari scegliendo per la prima volta una donna per la più alta carica dello stato, guardando a figure che hanno, in questi anni difficili, con grande capacità e fermezza messo sempre in primo piano la nostra Costituzione, figure di prestigio davanti all'Europa e al Mondo. Dopo il settennato di Napolitano sarà difficile per chiunque sarà eletto svolgere questo compito, è bene comunque ricordare a fronte di tanta faziosità, che Napolitano lo votammo solo noi e oggi è riconosciuta da tutti come uno dei migliori Presidenti.
Napolitano ha rappresentato in questi anni un vero riferimento per il Paese, ha saputo, in un momento difficilissimo avere la credibilità dell'Italia nel mondo, quando la credibilità del governo di CX e Lega era Zero. Poiché quell'emergenza non è finita, non sarà indifferente la scelta del successore, come la dimensione del consenso nell'elezione di una figura prima di tutto autorevole.Il nostro paese ha bisogno, proprio perché l'emergenza continua, di provvedimenti urgenti per le imprese e per le famiglie, ha bisogno di riforme, abbiamo un apparato burocratico oramai immobile che rallenta ogni iter, mentre il paese ha bisogno di correre. Ecco perché, quale sarà la scelta sul Presidente, influirà in modo assolutamente preponderante anche su tutte le altre decisioni che immediatamente dovranno essere assunte.Occorre dunque Rispetto per i ns grandi elettori per l'enorme responsabilità a cui sono chiamati nei prossimi giorni, quel continuo denigrare i partiti non aiuta assolutamente, anzi!Occorrerebbe oggi più che mai leggersi L'arti 49 della ns costituzione, infatti, indica nei partiti lo strumento attraverso il quale "i cittadini concorrono alla determinazione della politica nazionale". Certo, i partiti come la costituzione ci indica, non ci sono, oltre al Pd nulla e questo mina al cuore la democrazia, i movimenti che si legittimano solo attraverso la rete escludono tutti quelli che questa possibilità non hanno. Un vuoto c'è sicuramente, ma oggi abbiamo bisogno di più partito non di meno per il riempire quel grande vuoto di democrazia che hanno lasciato i vecchi partiti, i quali, quando funzionavano, servivano proprio a rendere partecipe la "base" degli orientamenti che si venivano formando. Per tutti questi motivi non è indifferente quale Presidente sarà eletto.

Lucia Codurelli

martedì 16 aprile 2013

Bersani-Renzi, errori evitabili

Sarebbe stato meglio se Renzi fosse rimasto fuori dalla partita per il Quirinale. E se Bersani non avesse tenuto se stesso al centro dei giochi

Non c’è dubbio, sarebbe stato meglio se Matteo Renzi si fosse potuto tenere fuori dalle trame romane per il Quirinale. Come aveva promesso, come lo avevamo incoraggiato a fare. Come non sta accadendo, con danni per tutti.
Convinto che nella partita per la presidenza della repubblica Bersani stia giocando per metterlo fuori gioco nelle sue ambizioni di leadership, Renzi si è assunto un ruolo che sarebbe stato più adatto a qualcun altro (in questi casi, l’ideale sono i parlamentari amici): l’affossatore di candidature del proprio partito.
Evitiamo di straccarci le vesti. Da che le bizzarrie della storia hanno voluto che la corsa al Colle fosse un torneo sempre tutto interno al centrosinistra, gente dello stesso schieramento se l’è spesso data di santa ragione. Come al solito, Renzi fa le stesse cose che fanno gli altri, solo in maniera più scoperta e clamorosa, esponendosi a repliche e ritorsioni.
Si assiste così allo spettacolo che già Europa descriveva la settimana scorsa: un Pd che sulle pendici del Quirinale scarica le proprie tensioni interne come faceva la Dc delle correnti, dando agli altri la possibilità di sfruttare le divisioni.
Le responsabilità per questa situazione non sono di uno solo.
Il centrosinistra del 1999 e del 2006 non era certo un campo di mammole, eppure D’Alema e Fassino seppero pilotare verso Ciampi e Napolitano con energia e abilità. Bersani deve fare i conti con una agenda istituzionale e una geografia parlamentare più complicate, però non si è facilitato il compito tenendo se stesso al centro dei giochi, dal primo giorno dopo la sconfitta elettorale fino a oggi: a voler fare l’allenatore e anche il centravanti si beccano fatali contropiede, si scontenta un sacco di gente, si alimentano sospetti.
Sospetti ingiusti, se consideriamo la persona di Bersani: senza discussione, il più disinteressato dei politici italiani.
Sospetti inevitabili, quando Bersani pare muoversi più che altro come scudo contro la possibilità che il Pd sia guidato presto dal suo rivale delle primarie.
Da qui a giovedì è doveroso rimettere la situazione in piedi, ridando a ognuno il ruolo che gli spetta e concentrandosi sull’unico significato possibile di questo appuntamento: dare all’Italia un presidente simbolo dell’unità nazionale all’altezza di Giorgio Napolitano. È già un obiettivo improbo da sé, senza che il Pd lo renda impossibile.

Stefano Menichini