mercoledì 11 gennaio 2012

Lavoro, perché sto con Marini

Trovo molto interessante e costruttivo il dibattito sulla riforma del mercato del lavoro promosso e ospitato, ormai da alcuni mesi, da Europa. Oggetto di questo approfondimento è un provvedimento necessario e urgente, abbiamo il dovere di procedere nella maniera più seria. A questo scopo il confronto tra idee diverse costituisce un contributo prezioso per giungere alla migliore soluzione possibile nell’interesse dei lavoratori, del sistema produttivo e del nostro sviluppo.
La riforma del mercato del lavoro è una esigenza non solo per modernizzare il paese ma anche per impedire che diventi incolmabile un fossato nel mondo del lavoro e tra le generazioni.
Viene ancora troppo spesso sottovalutato, anche da parte degli stessi sindacati, il disagio dei precari, di ogni età ma, come è evidente, soprattutto giovani. Sull’articolo 18, a mio giudizio, il Partito democratico deve fare propria e sostenere la soluzione avanzata dal presidente Franco Marini in una intervista rilasciata al vostro giornale, in cui si rilancia l’impostazione elaborata da Tito Boeri e Pietro Garibaldi e contenuta in una proposta di legge presentata al senato da Paolo Nerozzi.
La disoccupazione e la riduzione del potere d’acquisto sono il risultato più negativo della crisi economica. In base alle ultime rilevazioni dell’Istat, il tasso di disoccupazione è giunto all’ 8,6 per cento. Ma c’è un dato ancor più preoccupante: il tasso di disoccupazione giovanile ha raggiunto il livello record del 30,1 per cento. Sono dati inaccettabili per uno dei paesi più sviluppati del mondo: un terzo dei ragazzi e della ragazze si vede sottratta la possibilità di costruire il proprio futuro.
Insieme alla disoccupazione giovanile, il precariato è l’altro dramma sociale e ciò è dovuto ad alcune carenze presenti nella normativa e al fatto che un liberismo senza freni sostenuto dalle destre in Europa e nel mondo ha travolto sia le regole che i diritti della persona, snaturando la flessibilità facendola diventare precarietà. Secondo le stime, i precari oggi sono circa 4 milioni. Per rispondere a queste ingiustizie bisogna riformare in maniera organica il mercato del lavoro. Il diritto a una occupazione dignitosa per tutti, garantita dalle tutele fondamentali, deve essere un punto fermo. Bisogna mettere da parte le posizioni ideologiche e muovere partendo da due pilastri: mantenere i fisiologici elementi di flessibilità ma unificare i contratti rispetto alla pletora oggi esistente eliminando tutte le forme di precariato che colpiscono i diritti dei lavoratori, offendono la loro dignità e riducono il potere d’acquisto; riformare il sistema degli ammortizzatori sociali, che devono essere tarati sulle nuove esigenze poste dalle trasformazioni del mercato e garantire tutti i lavoratori.
Una forza progressista deve guidare, non avere paura delle riforme; al tempo stesso non si può essere semplicemente acritici. Non tutto il nuovo di per sé è positivo, come annuncia da anni un pregiudizio ideologico, talora in voga anche all’interno della sinistra. Per noi l’innovazione da sostenere è quella che realizza una maggiore giustizia ed uguaglianza tra tutti i cittadini.
Del resto senza uguaglianza, giustizia e solidarietà, sfiorirebbe la stessa libertà di ciascuno.

Vannino Chiti
da Europa.it

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