lunedì 31 dicembre 2012

Risultati primarie parlamentari provincia di Lecco

I risultati per la scelta dei candidati parlamentari della provincia di Lecco sono disponibili al seguente link:
http://www.pdlecco.it/public/pub_files/RACCOLTA_DATI_29.12.2012.pdf

A Merate, su 166 votanti, i candidati più votati sono stati Paolo Strina con 102 voti, Veronica Tentori con 56 e Adele Gatti con 47.

lunedì 24 dicembre 2012

Primarie scelta candidati Parlamentari

Si ricorda che, per Merate, le primarie per la scelta dei candidati PD al Parlamento si svolgeranno presso la sala Civica di v.le Lombardia, dalle ore 8 alle 21.00 di Sabato 29 dicembre 2012.
Tutte le informazioni sono disponibili al sito: http://www.primarieparlamentaripd.it/ e su http://www.pdlecco.it/

venerdì 21 dicembre 2012

Il Silvio show che sequestra la politica


I Maya avranno anche previsto la fine del mondo, ma nemmeno il messicano più visionario si sarebbe spinto a immaginare un 21.12.12 così svuotato di politica e così straripante di berluscaggini e giochetti di potere. Mentre gli italiani risparmiano sui regali e dirottano la tredicesima per pagare debiti e tasse, lo schermo irradia le immagini del Cavalier Ganassa concionante da tutti gli strapuntini di sua e nostra proprietà, intervallate da quelle di politici di destra e sinistra che escono a testa bassa da riunioni frenetiche, in cui l’unico argomento all’ordine del giorno è la loro sopravvivenza. 

I partiti si scompongono e si ricompongono, frantumandosi in decine di sottomarche dai nomi fantasiosi per garantire a decine di sottopancia un posto da condottiero. Il solo assillo è il posto in lista. La sola vergognosa certezza è che, nonostante le promesse di cambiamento e un anno di governo tecnico per mantenerle, si voterà ancora con il Porcellum per eleggere lo sproposito di mille parlamentari che continueranno a godere di privilegi incompatibili con le condizioni di vita delle persone comuni. 

Pur con tutti i loro limiti, l’azione di Monti e le primarie del Pd avevano avuto il merito di rimettere al centro del dibattito politico la realtà: il lavoro, la riforma dello Stato Sociale e il ricambio generazionale. Persino i litigi da talk show vertevano su temi terribilmente concreti, ancorché immateriali come lo spread. Ma è bastato che tornasse in scena Tu Sai Chi perché la situazione precipitasse di nuovo nel buco nero in cui da noi periodicamente scompaiono le cose serie. Berlusconi è un maestro di comunicazione primordiale e sa parlare alle budella infiammate come nessun altro. D’incanto il dramma delle famiglie che non arrivano a fine mese è passato in secondo piano e sulla scena c’è stato soltanto lui, con i suoi patemi da miliardario incompreso, i suoi guai giudiziari, le sue fidanzate belle fuori ma anche dentro, il suo prontuario di ricette facili e di capri espiatori fin troppo comodi. 

Lui, e quelli cresciuti con o contro di lui: è tutto un rifiorire di Fioroni e di Sacconi, di La Torre e di La Russa, notabili senza tempo che si interrompono a vicenda in una sinfonia dodecafonica che ha come spartito il vuoto. Non si ode il fremito di un’idea complessa, di un progetto coerente, di un pensiero che non sia la riproposizione stracca di slogan superficiali. Quando non si occupano di Berlusconi, i progressisti parlano di lotta agli evasori, i tecnocrati di tagli agli sprechi e i populisti di tagli ai privilegi. Tutti alimentano l’illusione che per salvare l’Italia bastino le forbici, mentre urge una flebo di ricostituenti. Spendere di meno non serve a nulla, se non si riesce a guadagnare di più. O se si pensa di abbassare il costo del lavoro riducendo gli stipendi, anziché le tasse sugli stipendi. Tanto più che le parole della propaganda nascondono trappole e i tagli agli sprechi si tradurranno come sempre in tagli ai servizi sociali e la lotta agli evasori in aumento delle tasse per chi già le paga. 

L’altra sera, a Ballarò, per sentire il respiro della politica ho dovuto attendere notte fonda, quando un giovanotto di ottantacinque anni ha preso la parola per dire che l’Italia potrà fare tutti i sacrifici che vuole, ma si risolleverà soltanto quando sarà capace di attirare gli investimenti esteri con una giustizia civile più affidabile e uno snellimento della burocrazia. Quel giovanotto non era un politico, ma un esperto di dinosauri d’altro genere, Piero Angela. Che alla vigilia del 21.12.12 mi sarei ritrovato a desiderare Piero Angela premier, nessun Maya lo avrebbe potuto prevedere. Nemmeno io. 



MASSIMO GRAMELLINI

www.lastampa.it

martedì 18 dicembre 2012

Kamikaze allo sbaraglio


PrimoBerlusconi si ricandida e subito la politica precipita nel caos. Come un kamikaze votato alla distruzione di tutto e tutti sperando di salvare se stesso l’ex premier piomba sul governo Monti, gli toglie di fatto la fiducia astenendosi sul fondamentale decreto sviluppo dopo che il vice-kamikaze Cicchitto ha ricoperto di contumelie il governo tecnico e insultato il ministro Passera(“povero untorello”) reo di aver sussurrato in tv che il ritorno del Caimano “non è un bene per il Paese”.
Secondo. Per carità, i Professori ne hanno combinate di cotte e di crude tirando il collo a un’economia già collassata, accanendosi contro i pensionati, tagliando a colpi di accetta la sanità pubblica, creando masse crescenti di disoccupati. Ma è del tutto irresponsabile far cadere di colpo un governo che commissariando l’Italia per conto dell’Europa si è comunque ritagliato una certa credibilità internazionale. Infatti, pochi minuti dopo la disastrosa incursione berlusconiana la Borsaha ceduto e lo spread è tornato a crescere. Ecco i soliti italiani inaffidabili, ha commentato la stampa internazionale, Economist in testa.
Terzo. Il presidente Napolitano tenta di impedire che tutto “vada a picco”. Ma c’è poco da fare se a tenere il Parlamento sotto ricatto è l’esercito di disperati Pdl che se si votasse domani nel migliore dei casi si dimezzerebbe. Disperati allo sbaraglio che in queste ore si prostrano davanti al padrone diArcore sperando di essere ricandidati. Oggi al Quirinale è salito un Alfano sempre più terrorizzato dal ritorno del capo (vieppiù infuriato dal decreto sui pregiudicati incandidabili che potrebbe farlo decadere dal mandato). Sarà difficile che smentisca la frase attribuita a Previti: “È uno che se gli mozzi un orecchio ti porge subito l’altro”. 
Quarto. Nel partito kamikaze fanno la voce grossa gli ex An come La Russa e Gasparri speranzosi di raccogliere nel fuoco della campagna elettorale il pezzo più qualunquista della protesta antimontiana. Sembra certo che si voterà tra febbraio e marzo. Con l’infame Porcellum dei candidati nominati dai vertici di partito. Così i tempi per le primarie rischiano di essere troppo risicati. Non è detto che per Bersani e soci sia una disgrazia. Certamente sì per i poveri elettori delcentrosinistra, illusi da due domeniche di democrazia dal basso. Speriamo di essere smentiti.



da il Fatto Quotidiano

lunedì 17 dicembre 2012

Risultati primarie regionali Merate

Risultati seggio di Merate

Votanti 312

Ambrosoli     156   (50,00%)
Kustermann    67    (21,47%)
Di Stefano       89   (28,53%)


domenica 9 dicembre 2012

Primarie Lombardia






Si vota dalle ore 8.00 alle ore 20.00 di sabato 15 dicembre 2012 nel proprio seggio di appartenenza pubblicato sul sito www.pattocivicolombardia.it e sul blog www.leccopattocivicolombardia.blogspot.it


Chi non potesse raggiungere il proprio seggio potrà chiedere ai Coordinamenti Provinciali di votare fuori sede entro le ore 20 di giovedì 13 dicembre tramite mail primarielombardialc@gmail.com, via fax  0341271833 o di persona c/o la sede del Coordinamento in via Parini 35 a Lecco. Per info: 0341284206


Il candidato che ottiene il maggior numero di voti viene indicato come candidato Presidente del Patto Civico.
La partecipazione alle Primarie del Patto Civico è aperta:
  •  a tutte le cittadine e i cittadini italiani residenti in Lombardia, in possesso dei requisiti previsti dalla legge;
  • alle cittadine e ai cittadini dell’Unione Europea residenti in Lombardia;
  • alle cittadine e ai cittadini di altri Paesi, residenti in Lombardia e in possesso di regolare permesso di soggiorno e carta d’identità;
  • ai giovani residenti in Lombardia che abbiano compiuto i 16 anni entro il 15 dicembre 2012.
Gli elettori e le elettrici che intendono partecipare alla scelta del candidato Presidente del Patto civico dovranno versare un contributo alle spese organizzative di almeno 1 euro e fornire i propri dati anagrafici.
E' necessario portare con sé: documento d'identità e tessera elettorale.


A MERATE potrai votare  presso la Sala Civica, in viale Lombardia (Secondo Piano)
Sarà disponibile un ascensore per agevolare l’accesso al secondo piano.



Coordinamento provinciale Patto Civico Lecco primarielombardialc@gmail.com 

fax 0341.271833 -  tel 0341.284206 - via Parini, 35 Lecco

mercoledì 5 dicembre 2012

Considerazioni sul voto delle primarie a Lecco

Il successo di Bersani alle primarie in provincia di Lecco non deve far dimenticare quanto è avvenuto il 25 novembre, anche se la vittoria di Renzi si è trasformata in una sconfitta al ballottaggio. Non riconoscerlo sarebbe miope.
Chi ha il compito locale di guidare il Partito Democratico in questi mesi di preparazione alle elezioni regionali, nazionali e al Congresso, se ne deve rendere conto. L’alternativa sarebbe dissipare il patrimonio di consenso che le primarie hanno creato attorno a un PD che ha scelto di rinnovare il modo e gli strumenti del fare politica. Facendo diventare il cittadino protagonista delle scelte sul futuro politico del Paese, il centrosinistra ha rivitalizzato il desiderio di buona politica. 
Questo è stato possibile grazie a una scelta coraggiosa, e non dovuta, del nostro gruppo dirigente nazionale che aveva capito la domanda di cambiamento. Non riconoscere questo merito a Bersani sarebbe strumentale. Per questo motivo mi stupiscono a Lecco, come altrove, giudizi superficiali sulla nomenclatura del partito che sarebbe stata sconfitta. Si dimenticano in fretta “questi analisti” che tutto il cambiamento è stato favorito da chi oggi governa il PD, che a fine 2011 ha scelto di non portare il Paese alle urne pur essendo sicuro di guadagnarci elettoralmente e poi ha deciso di derogare lo statuto per aprire le primarie ad un confronto vero.
E’ necessario prepararci ora, insieme, a gestire la nuova fase politica e organizzativa che si è aperta sia a livello nazionale sia a livello regionale. Il primo appuntamento sarà quello delle primarie del 15 dicembre per la scelta del candidato alla presidenza della Regione Lombardia. Credo che la nostra decisione di mettere in campo un “patto civico” guidato da Umberto Ambrosoli sia quello da sostenere come la migliore e vincente.
Abbiamo ora la responsabilità di vincere sia per governare l’Italia sia per governare la Lombardia. Per riuscirci dovremo utilizzare le energie e le candidature migliori a tutti i livelli. E per il futuro governo della Lombardia dovremo sapere conquistare un nostro ruolo anche per Lecco.
L’apprezzamento per il cambiamento che il Pd ha reso possibile ci è invidiato anche dai nostri avversari politici e dovrà essere reso visibile e praticato anche nella futura conduzione del partito a livello locale, recuperando sia la pratica di una apertura verso l’esterno sia quella dell’originario progetto fondativo del Partito Democratico. 

Carlo Spreafico

Da Angelino dimezzato a 'Gnazio isolato: così Berlusconi ora distrugge la destra


Il dizionario dei "destrutti". Un mondo dove cresce il disprezzo. Per il Cavaliere gli ex socialisti Cicchitto, Brunetta e Sacconi sono "incapaci inutili indigenti"



Fece di un acquitrino una città: Milano 2. Fece di una tivù da scantinato un impero editoriale: Mediaset. Fece di una squadra nobile ma decaduta un'invincibile armata: il Milan. Fece di una maggioranza politico-culturale un ventennio di lotta e di governo, quel berlusconismo che, al netto di avanspettacolo e arci-Italia, si conclude con un incredibile fallimento. Di strategia, tattica e visione. L'unica eredità lasciata da Silvio Berlusconi, alla fine, è quella della destra distrutta. 

Dal seno suo è fuggita una frase rivelatrice: "Se solo ci fossero Sandra e Raimondo, metterei loro...". Fece di tante zucche altrettanti deputati. Con tutti i destrutti in carrellata, eccoli.

Alfano, Angelino. Leader del Pdl finché dura. Nei giorni scorsi, in tema di improbabili primarie del partito, Cesare Previti ha espresso un giudizio assai lusinghiero su di lui. Ha detto: "E' proprio tenero, è uno che se gli mozzi un orecchio ti porge subito l'altro". Ma adesso Angelino non ha più orecchie da offrire. L'ultima gliel'ha masticata al telefono la Santanché (vedi Dani), quando la Digos si portava via Alessandro Sallusti.

Bibliofilo. Nell'era berlusconiana è sinonimo di falso. Marcello dell'Utri, dopo il falso Pasolini e il falso Mussolini, ha trovato a Palermo una copia di se stesso, un avatar, che aspetta la sentenza mentre lui villeggia a Santo Domingo, con le cinquecentine originali di Filippo Rapisarda (che non è vero che è morto), di Vittorio Mangano (che non è vero che è morto), e di Matteo Messina Denaro (che non è vero che è vivo). Possiede anche un incunabolo di rara fattura e assai prezioso. E' Massimo Ciancimino (ma lo ha dato in prestito alla biblioteca del tribunale di Palermo).

Cavaliere. Con il Cav - titolo abbreviato col punto pop nel segno della facilità d'uso - persino la cavalleria, blasone del vero conservatore, procede verso il definitivo tramonto.

Dani. E' Daniela Santanché. Parla al telefono con Alfano e gli mastica le orecchie di cui sopra (vedi Alfano). Ma sono immangiabili. E' socia di Flavio Briatore, il manager del resort di Malindi. Insieme si adoperano per il secondo tempo del Cav. Ma sarà tutto un lungo intervallo, musicato da Mariano Apicella la cui iscrizione al clan dei neomelodici è stata però respinta da Nicola Cosentino: "E' stonato come una campana, 'stutatelo!".

Escort. Un tipico e fiorente mercato di destra ormai rovinato.

Formigoni, Roberto. Per lui è stata creata la formula satireggiante "Associazione a delinquere di stampo cattolico" per cui la sua Cl medita di querelarlo. Malato di mattone, ha fatto a Milano quello che Stalin fece con la metropolitana di Mosca. Sulla facciata del nuovo palazzo della Regione - il cosiddetto Grattacielo Formigoni - avrebbe voluto scrivere: "Si prega di pregare". 

Garbatella. Quartiere romano "de sinistra". Oltre a essere il set dei Cesaroni, è la patria di Giorgia Meloni. Ex ministro della gioventù, fu pupilla di Gianfranco Fini, poi dei Colonnelli e, infine, sovrana della Festa di Atreju dove, nel'ultima edizione, Berlusconi non andò. Per le primarie più brevi della storia, la rude Giorgia, a rischio di flop, fece pure il photoshop.

'Gnazio. Fu, insieme a Maurizio Gasparri, colonnello di Gianfranco Fini. Ha già pronto il simbolo del nuovo partito. "Centrodestra per l'Italia". Con tanto di nodo Savoia tricolore. Né Pecora (er) né Ciarra (Pico) hanno intenzione di aderire. Intravedono nell'emblema un altro tipo di nodo, quello scorsoio.

Homo, ecce. Albano, ops, Alfano. Cainano, ops, Caimano. Bindi, ops, Bondi. Crosetto, ops, Ravetto. Starace, ops, Storace. Homo homini lapsus.

Italo, Bocchino. Si capì che era finita per il Cav quando le donne cominciarono a preferirgli Italo. 

I, I, I. Furono le tre "i", di internet, inglese e impresa. E adesso Berlusconi chiama con le tre "i" i socialisti Renato Brunetta, Maurizio Sacconi e Fabrizio Cicchitto: "Incapaci, inutili e indigenti". Pare che il Cav. lo dica ogni volta che li vede in tivù i suoi. Senza di me, aggiunge, non hanno manco i soldi per pagarsi i manifesti. Sono destruttiii.

Locuzioni. La lingua italiana si destruttura. E la destra che era entrata nei libri di storia con 'Dio, Patria e Famiglia' sarà un giorno raccontata con le locuzioni d'epoca: l'amor nostro, bandana, bunga-bunga, briffare, c-flaccido, culona, cribbio, mi consenta, dinosauro dal cilindro, dottore, farfallina, love of my life, meno male che Silvio c'è, otto milioni di barzellette, papi, patonza, predellino, partito dell'amore, quid, olgettina, Sua Emittenza, venite con le signore, Romolo & Remolo, utilizzatore finale.

Mussolini, Alessandra. "Caro Lei quando c'era Lui...". Purtroppo c'è rimasta lei. Più destruzione di così. Il suo 25 aprile è oggi.

Neve, ovvero Gianni Alemanno, sindaco di Roma. Luigi Crespi, spin doctor del primo cittadino, ha già allertato il municipio dell'Urbe: "Nevicherà forte anche quest'anno". Alemanno, che è diventato sinonimo di calamità naturale, medita di acquistare una muta di cani San Bernardo equipaggiati di grappa. Ma sa già che ogni neve avrà il suo sale e ogni sale la sua ferita. Sono scherzi della natura ma la neve, questa è sicura, gli affonda la sindacatura.

Oriana, Fallaci. Rovinata dalla destra, destrutta post-mortem. I suoi libri, che furono cult libertari e radicali, sono finiti accanto a quelli di Magdi Allam, di Renato Brunetta, di Pio Pompa e di alcuni ex terzisti, oggi in cauta ed equidistante terza via destrutturata tra Matteo Renzi e Beppe Grillo.

Poesia. Dopo la destra in versi di Gabriele d'Annunzio, Filippo Tommaso Marinetti ed Ezra Pound, i poeti del berlusconismo sono stati due: Sandro Bondi e Mariano Apicella. Con Vittorio Sgarbi come vate prosaico. Ad ogni sventagliata di "capra, capra, capra!", alzava l'audience. Oggi - con lo stesso ovino - fa crepuscolarismo: l'audience va in buio. "Ci tocca anche Vittorio Sgarbi" fu il titolo della trasmissione profeticamente poetica di RaiUno cui toccò una poeticissima fine pre-prematura.

Quirinale. Lo chiamano il Quirinale di Sicilia. E' Renato Schifani, già penalista, oggi statista. "E' lo statista che tutto il mondo ci invidia", dicono i suoi collaboratori. "Solo che non se lo prende nessuno" commenta Berlusconi che ormai da un pezzo non gli risponde al telefono. E non lo cerca. Questa destruzione non potrà che avvalorare la sua immagine. Comunque sia andata, un beneficio lo ha già avuto: tornerà a Palermo senza più il riporto che da destra si è spostato al centro.

Rai, Radio televisione italiana. In principio fu Giovanni Masotti, messo al posto di Enzo Biagi. Poi Augusto Minzolini, Antonio Socci, Gianluigi Paragone, Mauro Mazza, Pino Insegno, Angelo Mellone, Gianni Scipione Rossi (è ancora direttore, ma lo toglieranno), Pier Luigi Diaco, Mauro Masi. Tutti destrutti.

Sondaggi. Il sondaggio fu la novità ermeneutica del centro destra. Fu, per Berlusconi, quel che per la strega di Biancaneve era lo specchio. Commissionati per avere solo buone notizie, i sondaggi servivano a piegare la realtà alla vincente idea che Berlusconi aveva di se stesso. Finite le buone notizie, i sondaggi hanno fatto la fine dello specchio: tutti in frantumi. La sondaggista Alessandra Ghisleri, infatti, ne è uscita destrutta. Nei suoi sondaggi, per dire, perfino Angelino Alfano (vedi) supera Berlusconi.

Tulliani, gruppo di famiglia tra interno e esterno. Gianfranco Fini è nello stato di famiglia dei Tulliani, con il cognato Giancarlo e tutto il carico di parenti della moglie Elisabetta (stilista). Abita con i suoi cari nel quartiere romano di Val Cannuta. Riserva della Repubblica qual è, il presidente della Camera, pur con l'aquila imperiale svettante sul balcone (non però quel Balcone) è l'unico che non è destrutto ma distruttore.

Umberto, il Senatur. E' Bossi. Fece del proprio braccio il manico dell'ombrello. Bevve dall'ampolla del Po. Fondatore della Lega Nord, si calò in testa le corna dei barbari. Un tempo aveva al fianco Erminio Boso e già quel tipo, così tipo, segnò un'epoca e una classe dirigente non proprio pronta. E' appena tornato da Medjugorje scortato dalla moglie, Manuela Marrone. Non ringhia più, sorride tra le candele.

Vespa, Bruno. E' l'unico indestruttibile. Pur di non farsi distruggere, infatti, è riuscito a far piangere Bersani. E fu così che la destra ha perso pure Vespa.

Zanicchi, Iva. Cantante, conduttrice televisiva, diva dei tempi d'oro di Mediaset. E' anche parlamentare europea del Pdl. Ha parole definitive: "Sono profondamente delusa, ho creduto in lui, ora sono nelle tenebre. Lo stimavo, quasi come una mamma o una sorella maggiore. Non lo posso perdonare. Ha sprecato un talento personale enorme, l'ha buttato al... Forse per presunzione o perché attorniato da persone sbagliate, da yes-men che gli hanno detto sempre di sì. C'è pure chi ha detto che è alto". Gli parla da mamma e da sorella ma questo sfogo della Zanicchi è un ritorno alla sua canzone più bella. Quella che Luchino Visconti utilizzò in "Gruppo di famiglia in un interno": "La mia solitudine sei tu". 

PIETRANGELO BUTTAFUOCOda Repubblica.it

domenica 2 dicembre 2012

Risultati ballottaggio Merate

RISULTATI BALLOTTAGGIO SEGGIO DI MERATE:

TOTALE VOTANTI 705

PIERLUIGI BERSANI 380
MATTEO RENZI         324

SCHEDE NULLE            1

venerdì 30 novembre 2012

Osservazioni spot sul programma Renzi

Credo alla politica come lavoro diuturno, oscuro, costante e faticoso, di confronto continuo con gli altri; in politica non ci sono scorciatoie, perché con le rodomontate, prima o poi  i nodi vengono al pettine.

Ho analizzato i programmi dei cinque candidati alle primarie e, schematicamente, riporto le impressioni su quello del Sindaco Matteo Renzi, riportato nel suo sito con la denominazione "Un'altra Italia è già qui, basta farla entrare":

Introduzione
-Non è mai citata la Costituzione! Peraltro, se fosse stata attuata nella prima parte avremmo più giustizia sociale; nella seconda (ogni spesa pubblica deve avere copertura) non avremmo due trilioni di debito.
-Trombonismo patriottico:"Ciò che esiste è un Paese stracolmo di capacità e di energie". Trito riferimento al cosiddetto "talento degli italiani", quasi fossimo "er meio" nel mondo": la "talentuosità " è statisticamente distribuita uniformemente su tutta l'umanità!
-Funzionerebbero solo i Comuni: gli altri Enti no: ovvero si fa di ogni erba un fascio. 
-Qualunquismo quando si afferma che "un comma di un decreto legge, nove volte su dieci non funziona": ovvero si afferma che i politici, tutti, vivono in un mondo avulso dalla realtà.
-Vuole riportare il merito nella scuola e nell'università: adesso non c'è?

01 Ritrovare la democrazia
-Al posto dell'attuale sistema bicamerale perfetto ne prevede uno, sempre bicamerale, di cui una è composta da delegati regionali e sindaci per proporre emendamenti all'altra: se non è zuppa è pan bagnato.
-L'elezione diretta dei sindaci, se da un lato ha garantito la governabilità, dall'altro ha svuotato di prerogative l'altro organo eletto, cioè il consiglio comunale.
-"I cittadini devono poter scegliere un leader"; la Costituzione vigente prevede una Repubblica parlamentare ed è il capo dello Stato  che sceglie il Presidente del Consiglio che è "Primus inter pares" e non Primo Ministro. Se si vuole modificare la Costituzione con l'elezione diretta del Presidente del Consiglio lo si dica chiaramente.

02 L'Europa dal basso
- Ma come, in Italia vuole un sistema sostanzialmente monocamerale, in Europa un sistema bicamerale!  

05 Un nuovo paradigma per la crescita:partire dal basso, smantellando le rendite
Come si possano finanziare 20 miliardi di minori tasse prese dalla spesa pubblica, cosiddetta "intermediata", non è, né chiaro, né dimostrabile. 

09 Il modello italiano: cultura, turismo, sostenibilità
- Bene, ma l'agricoltura, l'industria, il commercio, la ricerca?

Non si accenna ad una legge seria contro il conflitto di interessi.
Nulla sul "fine vita" e legge 40.
Nulla su politica estera
Nulla sul ruolo militare dell' Italia
Nulla su produzione ed esportazione delle armi  

Ernesto Passoni, 
scagnozzo di Bersani

giovedì 29 novembre 2012

Domenica 2 Dicembre 2012 BALLOTTAGGIO tra Bersani e Renzi


Domenica 2 Dicembre 2012 si terrà il ballottaggio tra Bersani e Renzi. Sarà possibili votare dalle ore 8.00 alle ore 20.00 presso gli stessi Seggi attivati domenica 25 Novembre.

Il Coordinamento Provinciale Primarie Italia Bene Comune di Lecco, per assicurare la possibilità a chi si sia trovato nella impossibilità di registrarsi all'Albo degli Elettori presso gli Uffici elettorali attivati dal 4 novembre al 25 novembre o online entro le ore 20 del 25 novembre, come previsto dalla delibera dei garanti n° 25, comunica che sarà attivato un Ufficio Elettorale provinciale ad hoc, composto dai tre Coordinatori provinciali, presso la sede del Coordinamento provinciale in via Parini 35.
L'impossibilità dovrà essere dettata da cause indipendenti dalla volontà dell'elettore.

L'Ufficio Elettorale sarà aperto:

Giovedì 29 novembre dalle ore 15,30 alle 18,00 e dalle 19,00 alle 21,00
Venerdì 30 novembre dalle ore 13,30 alle 15,00 e dalle 19,00 alle 21,00.

Il Coordinamento Provinciale Primarie Italia Bene Comune di Lecco comunica anche che sarà possibile avere un duplicato del certificato dell'elettore, in caso di smarrimento, e di completare la registrazione online, per chi non l'avesse ancora fatto, direttamente presso la sede del seggio il giorno 2 dicembre

Tutte le informazioni riguardo le Primarie, incluse le date, gli orari e i luoghi in cui saranno aperti gli Uffici elettorali, sono pubblicate e in continuo aggiornamento sul blog http://leccoprimarieitaliabenecomune.blogspot.it. È inoltre possibile comunicare con il Coordinamento provinciale tramite la mail: lecco@primarieitaliabenecomune.it

mercoledì 28 novembre 2012

Il complesso della destra

Ciò che resta del Pdl

In Italia Destra e Sinistra sono entrambe in una condizione di incompletezza anche se in modo opposto. Mentre la Sinistra, infatti, gode di un forte e stabile insediamento socio-culturale, che però riesce molto difficilmente ad allargare fino a conseguire una propria maggioranza elettorale, la Destra, invece (considero Destra tutto ciò che non è Sinistra, e parzialmente dunque anche la vecchia Democrazia cristiana, pur con le specificità di cui appresso) la Destra, dicevo, può invece contare fisiologicamente su una maggioranza di voti, che però non riesce a trasformare in un autentico insediamento nel tessuto socio-culturale del Paese. L'Italia, insomma, è un Paese che per sua natura è intimamente conservatore e vota perlopiù a destra o per il centrodestra, ma ha una prevalente cultura politica organizzata e diffusa che è di sinistra. Nelle urne vince per solito la Destra (o il Centro che raccoglie gran parte di voti di destra, com'era la Dc, che aveva di certo anche un suo radicamento - cattolico per un verso e di sottogoverno per l'altro - ma non seppe aggiungerne alcuno specificamente suo e diverso), ma nella società civile quella che di gran lunga si fa più sentire è la voce della Sinistra. 
Proprio quanto ho appena detto spiega due tratti specifici della vita politica repubblicana. Da un lato, il fatto che a cominciare da Togliatti la Sinistra, consapevole del carattere organicamente minoritario del proprio consenso elettorale, ha quasi sempre perseguito un accordo con una parte della non-Sinistra (in questo, a conti fatti, sono consistiti il «dialogo con i cattolici» e l'invenzione della «sinistra indipendente»); e dall'altro, invece, che la Destra, anche se elettoralmente fortissima, sembra esistere in un certo senso solo nelle urne, essendo in tal modo esposta al rischio di collassi politici e d'immagine improvvisi, capaci di portare in pratica alla sua dissoluzione. È precisamente ciò che in qualche modo assai complesso accadde alla Dc nel 1993-94, e che ora sta capitando in modo diretto e catastrofico al Pdl.
Il quale paga il prezzo del fatto che, nato come un partito di plastica, in tutto e per tutto artificiale, e poi inebriato dal successo elettorale, non si è mai curato di diventare qualcosa d'altro: qualcosa per l'appunto che avesse un retroterra effettivo di idee e di valori nella società italiana. Non se ne è mai curato, vuoi a causa dello strabordante, narcisistico senso di onnipotenza del suo capo, personalità certo fuori dal comune, ma in sostanza di scarsissima intelligenza delle cose politiche e di ancor più scarsa capacità di leadership (consistente ai suoi occhi in nulla più che nel principio: comando perché pago, o perché ho il potere di farlo). E vuoi per la prona accondiscendenza di tutti coloro che egli ha chiamato intorno a sé: chiamati, e rimastigli intorno, proprio perché capaci di accondiscendere sempre, e in forza di ciò, solo di ciò, di avere un ruolo importante.
Così il Pdl è stato in grado, sì, tesaurizzando il sentimento antisinistra del Paese, di vincere due o tre elezioni. Ma nel momento in cui limiti e pochezze di Berlusconi sono emersi in pieno (già tre anni fa), e lo stesso Berlusconi si è trovato rapidamente messo all'angolo, allora sotto i piedi del vertice, ostinatosi fino all'ultimo a non vedere o a far finta di nulla, alla fine si è aperto il baratro. E tutti i nodi sono venuti al pettine tutti insieme. Il vertice del Pdl oggi paga per le mille cose promesse, annunciate e non fatte, per il malgoverno e per il sottogoverno; paga per una politica estera priva di qualunque autorevolezza, biliosa e inconcludente; paga per lo straordinario numero di gaglioffi di ogni calibro che in questi anni hanno scelto il Pdl come proprio rifugio e che non poche volte lo stesso vertice ha accolto al suo interno senza che nessuno protestasse; paga per gruppi parlamentari scialbissimi, gonfi di signore, di avvocati di varia risma e di manager pescati dagli addetti di Publitalia non si sa come; e non si finirebbe più. 
Ma paga soprattutto perché si è mostrato incapace(proprio il partito del Grande Comunicatore!) di parlare al Paese. Infatti, presentatosi originariamente come espressione massima della società civile, il Pdl è diventato in breve quanto di più «politicistico» e autoreferenziale potesse immaginarsi, presente e attivo quasi esclusivamente negli spazi istituzionali. Ma altrove del tutto assente, a dispetto di tanti suoi elettori in buona fede che oggi non meritano certo lo spettacolo a cui sono costretti ad assistere. In tal modo il Pdl non ha fatto altro che confermare l'antica difficoltà della Destra italiana postfascista ad agitare nel Paese temi e valori propri, a rappresentarli e a diffonderli con la propria azione politica, sì da costruirsi grazie ad essi - in positivo, non più solo per semplice contrapposizione alla Sinistra - un proprio effettivo retroterra socio-culturale. Quei valori che per l'appunto avrebbero dovuto essere i suoi - il merito, la competizione, la rottura delle barriere corporative, il senso e l'autorità dello Stato, la sana amministrazione delle finanze e dei conti pubblici, la difesa della legalità, la cura per l'identità e per il passato nazionali, per la serietà degli studi - ma che invece essa ha finito per disperdere al vento o per regalare quasi tutti alla sinistra. Così da trovarsi oggi, tra una rissa interna e l'altra, ormai avviata verso una meritata irrilevanza nel più scettico disinteresse degli italiani.
Ps: per anni, ogni qualvolta mi è capitato di muovere una qualunque critica al Pdl mi è arrivata puntuale una sesquipedale e sdegnata messa a punto-smentita da parte dei coordinatori del partito, Bondi, La Russa e Verdini. Immagino che questa volta, però, decidano di risparmiarcela: a me e ai lettori del Corriere .

lunedì 26 novembre 2012

Risultati primarie Merate

Risultati del solo seggio unico di Merate

TOTALE VOTANTI: 780

Bersani: 278
Tabacci 15
Puppato: 26
Vendola: 120
Renzi: 330
Schede bianche/nulle: 2


sabato 24 novembre 2012

LA CARTA USURATA DELLE LISTE CIVICHE

La rincorsa a creare liste civiche per le prossime politiche e regionali è diventata stucchevole. Chi vuole candidarsi lo fa innanzitutto prendendo le distanze dai partiti, come se questo bastasse a migliorare la politica italiana. C’è, anzi, uno sorta di compiacimento nel sottolineare che l’obiettivo non sarà, giammai, dare vita a un partito. Salvo poi scoprire che, dopo i manifesti roboanti e le convention affollate, anche i puri delle liste qualche accordo con i partiti dovranno pur farlo, magari senza ammetterlo. I partiti hanno le strutture, i partiti hanno l’esperienza, e neppure la migliore delle liste civiche – neppure la più ricca – può improvvisarsi all’altezza della gara elettorale, fatta anche di regole e procedure, talora noiose ma pur sempre democratiche.
Certo, i partiti hanno fatto di tutto per meritare lo screditamento generale, ma smettiamo di credere che tutto ciò che ne è fuori sia migliore per definizione.
L’esperienza, del resto, l’abbiamo già fatta: con Forza Italia, da un lato, e con la costituente del Partito Democratico, dall’altro. In entrambi i casi la cosiddetta società civile è stata usata, coinvolta solo per far massa e poi dimenticata sino alla scadenza elettorale successiva.
L’assonanza con quanto accade oggi è evidente, ad esempio, nella prova muscolare in corso tra i vari movimenti che viene giocata a suon di convention affollate, in una gara maldestra a chi riesce a esibire più pubblico. In parallelo, un’altra gara, ancora più misera: quella a chi riesce a collezionare più figurine, tra quelle più ambite, per il proprio album. Ecco allora sfilare sul palco un parterre scontato, che va dalla scrittore al manager, dall’artista all’imprenditore. Un film già visto. Già visti anche gli effetti.
Se questa è la strada che dovrebbe salvare il sistema politico italiano, si capisce perché in tanti, cattolici ed ex-moderati in primis, preferiscano votare per un comico.

Fondazionetica

giovedì 22 novembre 2012

Primarie del centrosinistra, domande e risposte su scienza e ricerca

Fecondazione assistita, OGM, politiche energetiche, sicurezza del territorio e altro ancora. Un gruppo di giornalisti, blogger, ricercatori e cittadini chiede ai candidati alle primarie del centrosinistra di dichiarare la loro posizione concreta su sei temi centrali delle politiche della scienza e della ricerca.
Alla fine, tutti e cinque i candidati alle primarie del centrosinistra hanno risposto alle domande in materia di scienza e ricerca che un gruppo di giornalisti scientifici, blogger, ricercatori e cittadini, ha proposto loro a partire dall'iniziativa proposta dal gruppo Facebook "Dibattito Scienza".
Pubblichiamo qui le risposte dei candidati, ringraziando tutti coloro che con noi hanno lavorato con passione e impegno per portare la scienza sulla scena del dibattito politico. 

Le domande e le risposte (clikkare sul nome del candidato per leggere la risposta)

1. Quali politiche intende perseguire per il rilancio della ricerca in Italia, sia di base sia applicata, e quali provvedimenti concreti intende promuovere a favore dei ricercatori più giovani?

Pierluigi Bersani
Laura Puppato
Matteo Renzi
Bruno Tabacci
Nichi Vendola

2. Quali misure adotterà per la messa in sicurezza del territorio nazionale dal punto di vista sismico e idrogeologico?

Pierluigi Bersani
Laura Puppato
Matteo Renzi
Bruno Tabacci
Nichi Vendola

3. Qual è la sua posizione sul cambiamento climatico e quali politiche energetiche si propone di mettere in campo?

Pierluigi Bersani
Laura Puppato
Matteo Renzi
Bruno Tabacci
Nichi Vendola

4. Quali politiche intende adottare in materia di fecondazione assistita e testamento biologico? In particolare, qual è la sua posizione sulla legge 40?

Pierluigi Bersani
Laura Puppato
Matteo Renzi
Bruno Tabacci
Nichi Vendola

5. Quali politiche intende adottare per la sperimentazione pubblica in pieno campo di OGM e per l’etichettatura anche di latte, carni e formaggi derivati da animali nutriti con mangimi OGM?

Pierluigi Bersani
Laura Puppato
Matteo Renzi
Bruno Tabacci
Nichi Vendola

6. Qual è la sua posizione in merito alle medicine alternative, in particolare per quel che riguarda il rimborso di queste terapie da parte del SSN?

Pierluigi Bersani
Laura Puppato
Matteo Renzi
Bruno Tabacci
Nichi Vendola

martedì 13 novembre 2012

Uffici elettorali Primarie: Merate - Orari


Le date di apertura degli UFFICI ELETTORALI per Merate sono le seguenti:
  • Martedì 13/11 - 21.00/23.00 -> Sede circolo PD Merate
  • Giovedì 15/11 - 20.45/24.00 -> Sala Civica v.le Lombardia
  • Sabato 17/11 - 15.00/18.00 -> Piazza Prinetti (gazebo)
  • Domenica 18/11 - 9.30/12.30 -> Piazza Prinetti (gazebo)   
  • Mercoledì 21/11 - 21.00/23.00 -> Sede Circolo PD Merate
  • Venerdì 23/11 - 17.30/19.30 -> Sede circolo PD Merate
Ovviamente è possibile registrarsi anche il 25/11, ma consigliamo di registrarsi prima, per evitare inutili code.

domenica 11 novembre 2012

Primarie a Merate


Giovedì 15 novembre, ore 21:00, presso la sala civica di V.le Lombardia, si svolgerà un confronto tra i rappresentanti dei vari comitati per i candidati alle primarie nazionali del centrosinistra.
Interverranno:
  • Carlo Spreafico, consigliere regionale PD Lombardia, per il comitato Bersani
  • Roberto Perego, coordinatore del comitato Merate per Renzi
  • Alessandra Vergani, comitato Milano per Laura Puppato
  • Marco Molgora, comitato per Nichi Vendola
Purtroppo non siamo riusciti ad avere un rappresentante per Tabacci.
 
Durante la serata sarà possibile pre-registrarsi per le primarie del 25/11.
Si ricorda che per registrarsi è necessario portare con se la Tessera Elettorale!

sabato 10 novembre 2012

Se la crescita non basta più

Per uscire dalla crisi non basta semplicemente rilanciare la crescita: è necessario concepire un nuovo modello di sviluppo ecologico e cooperativo ed elaborare nuovi indicatori che siano in grado di misurare realmente la ricchezza prodotta e le risorse consumate a livello globale.

Oggi vi è un consenso molto ampio sul fatto che per superare la crisi sia necessario rilanciare la crescita dell’economia. Qualunque critica si possa muovere alla crescita, in nome di qualunque principio, è destinata a suscitare anatemi. La crescita non è una scelta ma una condizione obbligata per la sopravvivenza del sistema capitalistico: venuta meno questa condizione, la sua rapida ripresa è diventata un’invocazione corale.Ma esistono dei forti dubbi che la crescita possa rappresentare l’unica soluzione dei nostri problemi in quanto un’espansione quantitativa senza limiti così come l’abbiamo conosciuta dalla rivoluzione industriale non appare sostenibile. Ricordiamo che prima dell’attuale crisi l’economia mondiale si sviluppava a un tasso medio che, se estrapolato fino al 2050, l’avrebbe moltiplicata per 15 volte; se prolungato fino alla fine del secolo, di 40 volte. E sappiamo che la crescita comporta un incremento della popolazione, che oggi è pari a circa 6,5 miliardi di persone e nel 2050 dovrebbe toccare i 9 miliardi.
Riproponiamo dunque la domanda: è concepibile un’economia capace di una crescita continua? Per noi la risposta è senza alcun dubbio negativa perché la crescita sta determinando un’imponente distruzione di risorse naturali. Ne deriva che il rilancio della crescita può rappresentare una fase, non uno stato permanente dell’economia, e che agli economisti toccherebbe il compito di rispondere alla domanda: esistono altre forme di economia che possano fare a meno della crescita senza farci ricadere nella povertà? È possibile “una prosperità senza crescita” come si afferma nel titolo di un recente libro di Tim Jackson?
Da tempo economisti e scienziati si sono impegnati nel compito di immaginare quali dovrebbero essere le linee portanti di un nuovo modello di sviluppo dell’economia in senso ecologico e, soprattutto, di un nuovo modello ideologico. Crediamo che sia giunto il momento di passare dall’economia della competizione a una nuova economia della cooperazione: la competizione sempre più spinta ha prodotto un’età della crescita che è oramai degenerata in un’età della distruzione. Nuove forme di cooperazione potrebbero, invece, condurci verso un’età di rinnovato benessere.
In concreto, si tratta di promuovere un formidabile progresso tecnologico e una decisa svolta morale per modificare sia l’evoluzione della tecnica sia la psicologia del consumatore il quale dovrebbe acquisire maggiore consapevolezza delle sue azioni e dell’impatto che esse provocano nella società e nell’ambiente naturale. Ciò significa passare dalla quantità alla qualità, da un concetto di “maggiore” a uno di “migliore”, dall’espansione illimitata all’equilibrio dinamico.
Uno degli aspetti fondamentali riguarda la riconversione ecologica dell’economia e implica il cambiamento del modello di sviluppo basato sui combustibili fossili, sull’automobile a benzina e sulle materie plastiche. Un modello che si è affermato da circa duecento anni e che, nonostante innovazioni come l’elettricità, l’informatica e le telecomunicazioni, continua ad essere dominante.
Un processo di riconversione ecologica dell’economia richiede nuovi indicatori e nuovi strumenti di misura delle performance economiche, sociali e ambientali. Occorre superare il Pil che rappresenta il valore monetario dei beni e servizi scambiati sul mercato. Il prodotto interno lordo si è rivelato molto utile nel misurare la crescita quantitativa, ma ha via via perso di efficacia nelle economie postindustriali dove è cresciuto il peso dei servizi immateriali e delle attività di carattere sociale, dove la qualità del prodotto e la produzione di nuovi prodotti hanno assunto maggiore importanza e dove le tematiche relative all’ambiente sono diventate sempre più centrali nelle scelte di vita di un gran numero di persone. 
Inoltre, il Pil ignora completamente il fatto che la crescita dell’economia è strettamente associata con il consumo delle risorse che quindi tendono ad esaurirsi. Non solo i combustibili fossili, ma anche le foreste, il suolo coltivabile, i metalli ed altre materie prime. Infine, il Pil non conteggia la produzione di rifiuti, l’inquinamento, le emissioni di anidride carbonica, la disponibilità di acqua dolce, il livello di istruzione. Se tutto ciò venisse incluso nella stima del Pil constateremmo che le nostre società non si stanno più arricchendo ma si sono incamminate lungo un percorso di impoverimento sociale, economico e ambientale.Per uscire dalla crisi, dunque non basta semplicemente rilanciare la crescita, ma è necessario concepire un nuovo modello di sviluppo ecologico e cooperativo ed elaborare nuovi indicatori che siano in grado di misurare realmente la ricchezza prodotta e le risorse consumate a livello globale.

Giorgio Ruffolo e Stefano Sylos Labini, da Repubblica, 9 novembre 2012 

Carta di Intenti PD - ETTORE MARTINELLI – SECONDO INTERVENTO

sapere : va chiarita l’immagine del partito rispetto a come si viene percepiti: il PD è contro il professionismo della politica al di là dell’età, perché questa società impone di essersi misurati con gli aspetti concreti della società prima di fare politica a differenza del secolo scorso. Vogliamo essere diversi dagli altri grazie al profilo credibile, a volti a cui dare fiducia, non è solo un problema di comunicazione ma anche di sapere. In questi tempi purtroppo si è passati dal sapere per cercare di comunicare al comunicare per avere il potere. Ci facciamo i conti, ma non rinunciamo a tornare sul binario giusto.
Lavoro: senza lavoro non c’è dignità. La Società è cambiata, ma senza lavoro non hai certezze.
La precarietà è un problema, nel sistema danese tante volte richiamato come obiettivo da raggiungere se ti licenziano ti danno soldi e altre opportunità di lavoro, ed il welfare è gratis.
La Flessibilità va raggiunta senza assumere un atteggiamento ideologico, né da una parte né dall’altra (per esempio è falso dire che non si investe in Italia per l’articolo 18).
Servono soldi per finanziare i sussidi per formazione e disoccupazione, è necessario diminuire le tasse sul lavoro aumentando quelle sul patrimonio, si deve lottare contro il lavoro nero ed incentivare la sicurezza sul lavoro spendendo sui controlli.
Sviluppo sostenibile: serve un piano industriale strategico che deve tener conto dello sviluppo sostenibile, (vedere come esempio il cosiddetto piano Pistorio quando Bersani era ministro). Un paese è meno forte senza industria, servono poli industriali per una cultura del lavoro.
Sui trasporti è evidente la sproporzione del trasporto su gomma in Italia, ma sui treni servono regole. I treni locali devono rispettare situazioni minime di decoro per i passeggeri.
Diritti civili: servirebbe una serata intera dedicata al tema,sui diritti civili si misura una società, i diritti civili non sono la sommatoria delle sfortune, ma sono legati alla dignità umana, si lede il diritto civile per poi ledere il diritto sociale. I diritti non devono essere negoziabili, non devono essere associati ad un costo. E’ stato dimostrato che garantire i diritti civili migliora anche l’economia.
E’ necessario avere rispetto dei cattolici ma non di chi vuole l’esclusiva nel rappresentarli totalmente.
I temi principali sono il diritto di cittadinanza (ius soli) e il testamento biologico: la posizione del PD è definita, serve una legge sul testamento biologico.
Unioni civili: il concetto che il matrimonio è basato sull’amore non è sindacabile, ma usciamo dal problema del nome e parliamo di diritti (per esempio alla assistenza ospedaliera), il PD propone le unioni civili (per esempio senza permettere adozioni, ma su altri temi si può trovare una sintesi sui diritti). I diritti civili sono parte fondante del PD, non sono solo un punto programmatico.

venerdì 9 novembre 2012

Carta di Intenti PD - I Diritti - Alberto Battaglia, Circolo di Imbersago

I “diritti civili” sono l’insieme delle libertà e delle prerogative garantite alla persona. Non riguardano solo il singolo, ma possono estendersi alle organizzazioni di cui il cittadino fa parte (per esempio, le associazioni politiche). Possono configurarsi quindi come tutele basilari della persona, garantite, oggi, in primo luogo dalla Costituzione e disciplinate dalla legge, che ne può limitare solo l’esercizio, senza intaccarne il nucleo essenziale per i non cittadini.
I diritti civili, secondo una diversa impostazione, invece, si distinguono dai diritti umani, i quali soli vengono considerati attribuzioni universali che prescindono dalla cittadinanza o dalla legge nazionale. In tale impostazione, i diritti civili possono essere estesi dalla legge ai non cittadini che si trovano nei confini territoriali di uno Stato, mentre i diritti naturali o i diritti umani appartengono a tutti gli uomini, a prescindere dal territorio in cui si trovino.
Ciò premesso appare chiaro che la cornice dentro la quale dobbiamo ascrivere la nostra piena partecipazione alla società civile e quindi al nostro essere “cittadini” viene definita dalla attribuzione e dalla regolamentazione di un insieme di diritti generali che vanno declinati in relazione alla specificità della nostra condizione sociale, economica, sessuale, religiosa., affettiva e di vita (per converso di morte).
E’ necessario per altro precisare che i diritti civili possono (debbono) essere suddivisi in diritti collettivi e diritti individuali, dove la prevalenza della difesa della collettività dovrebbe essere considerata la norma e la priorità proprio perché finalizzata alla difesa di un diritto plurimo e socialmente riconosciuto; inoltre la loro conoscenza è fondamentale per l’estensione  e la conoscenza di quella  educazione civica che sembra in parte venuta meno in questi ultimi decenni anche come semplice materia di insegnamento.
Non possiamo, nel voler definire quale società intendiamo costruire, non fare una valutazione dello stato attuale dei diritti e quali siano in generale i limiti applicativi degli stessi, anche  e soprattutto alla luce dei cambiamenti che sono intercorsi ed intercorrono nella dinamicità del vivere sociale e nello svilupparsi tendenziale di una società sempre più individualizzata.
Esiste un diritto alla vita, inteso anche come diritto al vivere che viene articolato nella nostra Costituzione in diversi articoli che riguardano sia la nostra condizione di esistenza sia la nostra partecipazione alla vita sociale, dove il vivere” non è solo respirare, mangiare, dormire, ma anche svolgere una attività sociale che deve essere prevista, garantita, tutelata e normata: vogliamo ricordare che la natura pensa all’esistenza, mentre è la società che deve pensare al benessere dei propri cittadini ed alla difesa dei loro diritti in generale come a quelli civili in particolare.
Ma se il diritto alla vita ci pare inconfutabile pena l’esistenza di un diritto ad uccidere ( contradditorio negli USA il fatto che lo stato possa ucciderti, ma non tollera che tu uccida, né che tu ti uccida), lo stesso non può non essere coniugato ad un diritto di scelta sulla “propria, individuale” morte; proprio perché la stessa appartenenza alla vita determina una responsabilità individuale nella consapevolezza della mia coscienza, posso e debbo poter responsabilmente scegliere come  morire (il testamento biologico in questo senso deve diventare uno strumento disponibile per ogni cittadino cosciente e consapevole), non un obbligo, ma una opportunità di legittima scelta, in particolar modo non deve essere possibile nessun accanimento terapeutico che prolunghi artificialmente la vita.
Per analogia per la donazione, di organi deve approvare una normativa che renda possibile il prelevamento per salvare un’altra vita o renderla più semplicemente meno difficoltosa
Ciò che questa società (post-moderna) sta evidenziando nel suo mutamento, è l’affermazione di una valenza del diritto individuale in quanto tale, cioè una atomizzazione del diritto di ogni singola persona, cittadino o meno che sia, ed in questo un equilibrio normativo che sappia comprendere ed indicare un orientamento socialmente corretto non può escludere, su questo terreno, che “ognun per se” possa assumere una decisione rispettosa e/o avulsa dal diritto stesso, non perché debba esistere “il diritto a non voler diritti”, ma perché si può scegliere individualmente di rinunciare ad un diritto stesso come opportunità di scelta.
Ma chi è cittadino se non chi abita, frequenta, fruisce, opera in un ambito statuale predefinito e indipendentemente che questo sia stato il suo luogo di nascita? Questo è un problema che ha a che fare sia con i flussi migratori realizzatisi o che si realizzeranno, sia con il concetto che operare, vivere, fruire di beni o servizi in un ambito sociale deve saper imporre a chiunque di avere nello stesso tempo diritti in cambio di obblighi e doveri perché in questo equilibrio sta quel senso di responsabilità” che è produttore, garante e legittimo vincolo di cittadinanza.
Cosi come nell’ambito più privatistico se esiste una libertà di religione o di non religione ( a maggior ragione in uno stato laico) lo stesso stato deve essere garante delle libertà nelle loro possibili variabili: del resto siamo cattolici per caso perché nati in Italia, così come saremmo mussulmani per caso se fossimo nati in medio oriente e saremmo, sempre per caso, induisti se fossimo nati in India, etc. etc., quindi se il caso governa in origine una parte della nostra esistenza ciò non può non valere per altre sfere della nostra vita privata come quella degli affetti e della sessualità vissuta come capacità di offrire piacere e felicità, quindi la medesima libertà deve essere garantita nella pratica dei propri affetti, anche nelle formalità rituali o nelle pratiche quotidiane che vanno riconosciute proprio perché esistono e non perché valutabili alla luce di imperativi morali: la scelta quindi di operare e di realizzare un regime di vincoli formalizzati e finalizzati alla tutela del soggetto più debole o alla formalizzazione stessa di un rapporto non necessariamente etero ci pone nella condizione di realizzare, in tempi brevi,  registri di unioni civili sia per coppie etero che per coppie dello stesso sesso, proprio come elemento di tutela e garanzia e di certezza dei diritti derivanti da un unione scelta liberamente, cosi come andrebbero snellite e rese più celeri le pratiche di scioglimento di una unione.
Il presupposto sempre ed in ogni caso è avere come base di partenza “I diritti universali dell’uomo” perché in essi e su di essi si fondano le basi di una società che è civile proprio perché concerne il cittadino di uno stato nello specifico del suo rapporto equilibrato con altri cittadini ed il senso dell’equilibrio va ricercato non nell’eccesso di norme ma nella liberalità delle scelte possibili e nella accettazione che siamo una società di eguali diversi gli uni dagli altri.

Omofobia: Pdl, Lega e Udc bocciano legge anti-violenza



La commissione Giustizia della Camera ha respinto, con i voti dei rappresentanti di Pdl, Lega e Udc il testo base per una nuova legge contro l'omofobia e la transfobia, che prevedeva l'estensione della legge Mancino e che era stato adotatto con i voti di Pd e Idv. 

«Pdl, Lega e Udc - ha riferto la parlamentare Pd Anna Paola Concia, promotrice della nuova legge e leader del movimento omoessessuale- hanno votato contro, con le sole astensioni di Carfagna e Ria. Mentre il Partito Democratico e l'Italia dei Valori, che avevano proposto lo stesso identico testo normativo, hanno votato a favore. La battaglia del Pd e dell'Idv ovviamente continuerà in aula dove, per la terza volta, chiederemo di approvare una norma di civiltà di cui il nostro paese ha assolutamente bisogno. Ci vediamo in Aula». 

«Per l'ennesima volta - ha accusato il responsabile diritti civili Idv Franco Grillini, leader storico dell'Arcigay- è stato bocciato alla Camera il testo contro l'omofobia richiesto da tutte le organizzazioni omosessuali italiane. «Sembra incredibile - ha sottolineato - che nel giorno in cui il governo francese approva il testo di legge sui matrimoni gay, la Corte Costituzionale spagnola dà il via libera definitivo alla legge con cui si sono sposate 23mila coppie omosessuali, nel giorno in cui si vincono, con ampia maggioranza popolare, ben tre referendum a favore dei matrimoni gay negli Usa, in Italia una destra reazionaria boccia, ancora una volta, un provvedimento di civiltà in vigore nella maggior parte dei Paesi europei». 

«Pdl, Lega e Udc continuano ad impedire che nel nostro ordinamento venga inserita l'aggravante per omofobia. Le aggressioni sono all'ordine del giorno e solo il cinismo di Alfano, Casini e Maroni può continuare a far finta di niente e perseverare in questa ipocrisia imbarazzante». Lo dichiara la capogruppo del Pd nella commissione Giustizia della Camera, Donatella Ferranti: «Le violenze dettate da discriminazioni legate all'orientamento sessuale sono tantissime e se il Parlamento non è in grado di legiferare ci sono tutta la necessità e urgenza per un decreto governativo. Non si può giocare con i diritti fondamentali delle persone e bisogna combattere questi atteggiamenti discriminatori non solo a parole ma con fatti concreti».

Da L''Unità

giovedì 8 novembre 2012

Carta di Intenti PD - Lo Sviluppo Sostenibile – Guido Gironda, circolo di Cernusco Lombardone

Lo Sviluppo Sostenibile
Le due parole Sviluppo e Sostenibile non si coniugano facilmente e solo un grande impegno politico le può mantenere fortemente aggregate.
Per Sviluppo intendiamo una migliore condizione economica generale della Nazione e con sostenibile intendiamo che deve essere data alle generazioni che seguono una società ed un ambiente che sia migliore, o quantomeno uguale, della società e ambiente che si è ricevuto dalle generazioni che ci hanno preceduto.
La mancanza di materie prime non ci permette di basare lo sviluppo sullo sfruttamento delle stesse e dobbiamo pertanto concentrare i nostri programmi di sviluppo futuro sul saper fare come ogni paese che basi le proprie risorse sui servizi e sulla trasformazione della materie prime. Vanno quindi spinti, con piani strategici, lo sviluppo di centri di ricerca  territoriali di grande eccellenza che possano da un lato trovare in se stessi fonte di sviluppo, ma possano dall’altro attrarre e coagulare PMI in grado di realizzare i risultati della ricerca. Sarebbe però un fondamentale errore non essere in grado di programmare strategicamente una specializzazione per territorio facendo sì di ottenere una competizione fra centri di eccellenza invece di una sinergia globale nazionale.
Bisogna che le Università programmino le loro eccellenze non in funzione dei desiderata dei loro professori, ma come forma strategica del supporto ai centri di ricerca territoriali. Saranno i Professori a dover chiedere di collaborare in una Università perche lì si studia e si sviluppano progetti ai quali loro si sentono particolarmente interessati.
Questo potrebbe dare una spinta al ritorno in Italia dei cervelli fuggiti all’estero perché in Italia non si trovano centri che sviluppano progetti dei quali loro sono esperti.
Ma lo sviluppo di centri di eccellenza non garantisce di per sé che ci sarà uno sviluppo. L’esperienza di questi ultimi due decenni, nei quali i governi, prevalentemente di centro destra, non hanno avuto come focus il mantenimento delle attività produttive, facendo perdere alcune centinaia di migliaia di posti di lavoro nascondendosi dietro la parola “Globalizzazione”
Bisogna fare un grande progetto strategico per ricreare attività produttive ma con il rispetto dell’ambiente e con relazioni industriali che tengano conto delle modificate condizioni del lavoro. E questo può essere fatto solo con un piano industriale nazionale che manca in Italia da tempo immemore, se trascuriamo quello fatto da FIAT negli anni sessanta per spingere tutto il trasporto su gomma mortificando il trasporto su rotaia.
Il rispetto ed il miglioramento dell’ambiente è però un investimento a lungo termine necessario per soddisfare  quel vincolo di sostenibilità di cui alle premesse. Sarebbe un errore se questo investimento venisse finanziato dallo Stato, ma per poter invogliare gli investitori privati a tali investimento l’unico punto è “regole certe e piani industriali stabili nel tempo”.
Non va trascurato l’effetto concorrenza dei paesi emergenti ma va comunque sottolineato che non è facile competere con regole stringenti di sostenibilità con paesi che spesso non hanno regole né sul rispetto dei diritti umani, dello sfruttamento dei minori e sui diritti dei lavoratori e neanche sul rispetto dell’ambiente.
Non si tratta di pensare a forme di blocchi doganali, sicuramente inefficaci, ma di vincoli per il rispetto delle regole. L’Europa si è dotata di un Marchio CE che garantisce i cittadini della comunità che il prodotto che acquisiscono, quando marchiato CE, rispetta i vincoli “tecnici” di sicurezza.
Ma perché l’Europa e gli stati membri,ed in particolare l’Italia, che si sono dati normative sul rispetto dei diritti umani, il diritto dei minori, i diritti dei lavoratori e sul rispetto dell’ambiente, non dovrebbero dotarsi di un Marchio Etico per i prodotti venduti nelle comunità che garantisca che i produttori rispettino almeno le stesse regole Etiche a cui è tenuto qualsiasi produttore con produzione nella Comunità.?
Non è un blocco doganale, ma un vincolo al rispetto delle regole della libera concorrenza.
Sarà difficile convincere tutti i cittadini che il Marchio Etico ha un valore economico (include l’investimento a lungo termine per la sostenibilità) e quindi potrebbe avere un costo diverso del prodotto Cinese o Indiano senza Marchio Etico. Ma lo Stato per i suoi acquisti può richiedere che il Marchio Etico sia un vincolo di acquisto.
Ecologia
Ci sono molte cose che possono essere fatte per il miglioramento della salute della natura, che sono legate allo sviluppo, ma che non ne sono forzatamente legate. Ci riferiamo in particolare alla Mobilità Sostenibile.
Molto spesso, parlando di mobilità sostenibile si pensa alla mobilità urbana, ma tutti quelli che hanno avuto occasione di frequentare le autostrade degli Stati nostri confinanti, si sono accorti di quanti pochi camion si vedano nelle altre autostrade rispetto a quelli che si vedono nelle nostre.
Come si diceva sopra, grazie ai piani industriali nazionali della FIAT degli anni cinquanta-sessanta, abbiamo mortificato il trasporto su rotaia, relegando le nostre ferrovie ad un trasporto di materie prima fabbrica-fabbrica, trascurando completamente il trasporto commerciale, che implica lo sviluppo di Hub per la distribuzione di media distanza e dell’ultimo miglio. Ma oltre al trasporto su rotaia, che fine ha fatto il progetto delle autostrade del mare? Per trasporto sostenibile non si può pensare solo a quello urbano, ma va fatto un grande progetto, che porti grande parte del trasporto a lunga distanza sulle rotaie e sulle autostrade del mare, sviluppando grandi Hub che permettano la distribuzione efficiente di media distanza e dell’ultimo miglio.
Nella mobilità urbana bisogna incentivare l’uso dei mezzi di trasporto elettrico sia dei mezzi pubblici, della distribuzione di ultimo miglio e dei privati. Per prima cosa bisogna togliere il blocco psicologico di: dove ricarico la mia macchina quando la batteria è esaurita? E’ necessario liberalizzare al più presto le licenze per il rifornimento elettrico dei mezzi di trasporto, spingendo l’uso di sistemi fotovoltaici nei centri di rifornimento elettrico.