Una manovra iniqua e contro le famiglie

Manovra: correzioni sulle pensioni inique e contro le donne, di conseguenza contro le famiglie.

Che questo sia un momento difficilissimo per il Paese e che a tutti i cittadini sia richiesto uno sforzo aggiuntivo per uscire da questo baratro provocato dal governo PDL- Lega che ci ha portato a un centimetro dal fallimento, con il rischio di restare senza stipendi, senza pensioni e con le imprese e le famiglie al collasso, è comprensibile – osserva Lucia Codurelli - il problema è che la manovra del Ministro Monti, ora in discussione alla Camera è inevitabilmente dura, ma poteva e doveva essere più equa.
Il Partito Democratico ha già imposto alcuni temi, come la tassazione dei capitali scudati, la tracciabilità nei pagamenti, l’abbassamento di un anno dei contributi previsti per le pensioni di anzianità (prima la manovra prevedeva 43 e 42) , la copertura fino alla pensione dei lavoratori in mobilità. Ma non basta.
Il Pd garantirà responsabilmente il proprio sostegno per evitare il fallimento, ma continuerà a lavorare per una maggiore equità, secondo noi quattro sono i temi sui quali intervenire, sia pure nel contesto di un iter parlamentare che si presenta come un sentiero molto stretto:

1. Pensioni. E’ necessario innalzare l’ammontare della pensione, che dovrà essere rivalutata in base al costo della vita; rivedere l’applicazione della riforma sulle pensioni di anzianità e tenere in debito conto la situazione dei lavoratori che hanno cominciato l’attività da giovanissimi e dei lavoratori anziani che hanno perso il lavoro: ulteriori penalizzazioni sono inconcepibili perché si tratta di persone che hanno iniziato a lavorare a quindici anni anche facendo lavori manuali per tutta la vita. Un cambiamento anche per quanto riguarda le donne costrette a un ritardo nell’uscita dal mondo del lavoro a fronte di un inessitent riconoscimento per il lavoro di cura nei confronti della famiglia che è scaricato interamente sulle loro spalle.
Non possiamo non vedere il rischio che si corre eliminando le quote, quelle che Damiano da Ministro avevo inserito nel protocollo del Welfare nel 2007 ossia di avere persone che andranno in pensione anche sei anni dopo. Bisogna assolutamente trovare una gradazione: al tempo stesso è da apprezzare il fatto che nella manovra si sia intervenuti positivamente sulla totalizzazione di tutti i contributi, in modo che anche un giorno di lavoro verrà conteggiato per la pensione: in questo aiuteremo i giovani.
Altro aspetto positivo, ma ancora non sufficiente, l’innalzamento del tetto da 10mila a 50 mila dei lavoratori in mobilità, salvaguardando così tutti quelli che correvano il rischio di rimanere intrappolati a breve, ma anche qui si può fare di più. Positiva anche l’ammissione di chi è stato autorizzato al pagamento dei contributi.
La commissione Lavoro, appena terminata, ha chiesto al governo di sbloccare l'indicizzazione delle pensioni fino agli assegni di 1400 euro, ossia tre volte il minimo. La proposta è contenuta nel parere approvato dalla commissione con il voto favorevole di tutti i gruppi ad eccezione della Lega. Inoltre si considera “urgente e improcrastinabile” un'iniziativa che affronti, secondo il principio dell'equità e sulla scorta di quanto si appresta a decidere il Parlamento, i regimi pensionistici degli altri organi costituzionali, delle autorità indipendenti e di altre situazioni di oggettivo privilegio, derivanti da aspetti abnormi del sistema retributivo, anche prevedendo il passaggio al calcolo contributivo pro-rata». Sono passi avanti, ma non sufficienti è necessario continuare a lavorare per migliorare


2. Casa. Innalzare la soglia di esenzione per l’Ici sulla prima casa, in modo da favorire i meno abbienti.

3. Evasione. Vogliamo misure più concrete di lotta all’evasione fiscale.

4. Investimenti. Chiediamo uno spazio nel patto di stabilità interno per permettere ai comuni di fare alcuni lavori, per esempio la messa in sicurezza e l’adeguamento ambientale ed energetico delle scuole. Le risorse per fare questi interventi si possono trovare con interventi strutturali e una tantum: irrobustire il prelievo sui capitali scudati (ora è appena l’1,5 per cento); fare rapidamente un accordo con la Svizzera per la tassazione dei capitali italiani nelle banche elvetiche, seguendo l’esempio di Usa e Germania; vendere le frequenze tv invece di regalarle; reintrodurre almeno una o due delle misure contro l’evasione fiscale approvate dal governo Prodi e abolite subito da Berlusconi. Senza queste modifiche non è possibile assolutamente nemmeno nominare i termini equità e giustizia sociale, ma si parla, al contrario di una vera ingiustizia perchè ancora una volta si chiede ad una sola parte del Paese sacrifici , mentre per i furbi per gli evasori, per i grandi patrimoni scudati ancora non si intravede un inversione di tendenza.

On. Lucia Codurelli
deputato gruppo PD
Commissione Lavoro Camera dei Deputati


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