PENSIONI, SIGNIFICA PARLARE DI UN PROBLEMA CHE RIGUARDA LE PERSONE IN CARNE ED OSSA.

Dai media e dalla chiacchiera politica si tenta di accreditare questo teorema: in Italia la crisi economico-finanziaria è dovuta anche alle questioni irrisolte del sistema pensionistico, quindi, per uscirne il governo Monti deve riformarne sostanzialmente l'assetto (per l'ennesima volta).
C'è chi (parliamo del PdL) pensa sia il modo più veloce e incisivo per fare cassa e quanti, come la Lega, che strepita, "giù le mani dalle pensioni", quando con il loro voto hanno contribuito ad approvare leggi che sono state una vera mazzata per i lavoratori, soprattutto per le donne, costrette a pagare un prezzo pesantissimo in termini di taglio dei servizi e di aumenti delle tariffe!
Per quanti l'avessero scordato rammento che uno di questi ultimi provvedimenti costringe lavoratori e lavoratrici, soprattutto se nel settore privato e addetti a lavori manuali non qualificati, a rimanere al lavoro ulteriori 15 mesi dopo 40 anni di lavoro. E' stato un atto che ritengo iniquo, anche perché i contributi versati in più non vengono presi in considerazione per il calcolo della pensione, in quanto sono utili per il calcolo solo 2080 contributi settimanali.
Non solo. Per decreto si è aumentata l'età pensionabile per le donne del pubblico impiego da 60 a 65 anni e anche nel privato si è introdotto il meccanismo che entro il 2016 porterà l'età da 60 a 67 anni. Si è smantellata la possibilità della ricongiunzione dei contributi; una follia in un mercato del lavoro caratterizzato dalla flessibilità e mobilità del lavoro.
Quindi le dichiarazioni di questi giorni sono posizioni viziate dall'ideologia e dal senso di espiazione per le ingiustizie e gli errori commessi. Sarebbe bene non continuare con questo metodo, quando si affrontano questioni che incidono direttamente sulle condizioni di milioni di persone, e per interi decenni. Così come ritengo dannoso aprire strumentalmente conflitti generazionali, come se la pensione di quelli che hanno faticato per un'intera vita nelle fabbriche e nei cantieri, o nei luoghi dove il lavoro è duro, sia un furto ai danni delle future generazioni. Le sfide del futuro vedono i giovani e gli anziani schierati nella medesima parte del campo, perché non può e non deve esistere conflitto tra lavoro, reddito, sistema contributivo, provvidenze nel "dopo lavoro".
Di fronte alla pochezza delle argomentazioni degli esponenti di centrodestra che hanno governato sino a pochi giorni fa, il presidente Monti, indipendentemente dai provvedimenti che verranno varati, ha fatto almeno giustizia di 17 anni di bugie e mistificazioni, dichiarando in Parlamento che il sistema previdenziale italiano funziona e la nostra età pensionabile non solo è in linea con l’Unione europea, ma è addirittura superiore a quella di molti Paesi, come la Francia e la Germania. Ciò significa che a coloro che hanno svolto lavori meno qualificati, che hanno versato per 40 anni contributi e oltre, che hanno iniziato l'attività lavorativa dall'età di 15 anni; che godono della pensione per un numero minore di anni, null'altro si può chiedere.
E allora non c'è niente da fare? Tutt'altro:
  1. Basta lavoro nero, precario sino al licenziamento facile, sottopagato, perché oltre a commettere un'ingiustizia umana e sociale, non si costituiscono le risorse per lo sviluppo del Paese e per un sistema di sicurezze per gli anziani che verranno;
  2. Basta privilegi presenti all’interno del nostro sistema previdenziale, a partire dai vitalizi dei parlamentari, da quelli dei grandi manager e dirigenti della pubblica amministrazione;
  3. Basta alla sussistenza delle vergognose anomalie che riguardano i Fondi speciali (manager e dirigenti) che sono clamorosamente in passivo, mentre quello dei lavoratori dipendenti sono in attivo;
  4. Basta voltare il viso dall'altra parte di fronte alle pensioni medio-basse, che negli ultimi quindici anni hanno perso di oltre il 30% il loro potere d'acquisto;
  5. Basta ai controlli indiscriminati sugli invalidi civili affetti da gravissime e irreversibili patologie, mentre si tace sulle indennità di fame.
Per concludere: Come accennavo è impensabile intervenire ulteriormente su quanti hanno alle spalle 41anni di lavoro contribuito e soprattutto svolto in determinate condizioni.
Mentre per le pensioni di anzianità bisogna aver presente che il problema è ad esaurimento, e che la strada da seguire deve essere quella di un sistema incentivante e flessibile in uscita.
Nessuno si deve sottrarre ad un confronto approfondito su questo; non lo faranno le parti sociali, non lo farà il Parlamento. L'obiettivo è salvare l'Italia, ma soprattutto gli italiani, in particolare quelli - e sono la maggioranza - che non hanno mai avuto privilegi, che hanno sempre pagato le tasse, che hanno mantenuto di tasca loro il sistema dei servizi e della sicurezza sociale, che hanno esercitato la cittadinanza attiva garantendo decenni di democrazia, coesione, solidarietà e benessere per l'intera nazione.

Lucia Codurelli
deputato gruppo PD
Commissione Lavoro Camera dei Deputati


Commenti

  1. Le pensioni di anzianità sono ad esaurimento...
    Ed allora? Il PD non ha mai detto NIENTE sulle quote.
    Ad un mese di distanza chi a Gennaio raggiunge la quota 96
    non esiste a quanto pare.
    Il PDL e lega hanno già aumentato di 1 anno la finestra degli insegnanti,
    spero che il PD non completi l'opera. L'idea degli incentivi e disincentivi da 62 anni è proprio la tesi della fornero...che strana coincidenza.

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  2. Vede sig. Antonio... anche se non c'è più Berlusconi, non c'è al governo il PD... anzi... il governo Monti si regge anche e soprattutto sui voti del PDL.

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