domenica 24 ottobre 2010

Elogio dell'ingiustizia

Ipotizziamo che un soggetto voglia ricostruire una casa. La logica vuole che demolisca tutto e riparta dalle fondamenta. Ricostruire per primo il tetto sarebbe considerato non solo antieconomico, ma addirittura folle. Ora ipotizziamo che, anziché un ingegnere che deve ricostruire una casa, parliamo di un ministro della Giustizia che vuole mettere mano a quel buco nero che si chiama sistema giudiziario italiano. Buco nero perché, come davo notizia qualche tempo fa, una causa viene rinviata sostanzialmente di cinque anni (vero che il rinvio era di circa quattro, ma vero che prima c'è stato un anno di riserva che ha portato il tempo tra due udienze successive a cinque anni complessivi). Buco nero perché esiste una Procura della Repubblica in Sicilia che è coperta dal solo Procuratore capo (come farà a fare turni, udienze, indagini, richieste, pareri e quant'altro probabilmente non lo sa nemmeno lui e infatti non ce la fa. E' irrilevante il termine di prescrizione se non si riesce materialmente a perseguire i crimini). Buco nero il tempo medio di una causa (dal Primo grado alla Cassazione) è di circa 9 anni. Se io inizio una causa adesso, faccio a tempo a diventare nel frattempo avvocato Cassazionista e poco manca che mia figlia (scuole elementari) diventi maggiorenne prima che la causa sia finita. Oltre al fatto che l'impostazione data dal Ministro (o dal suo gabinetto o quant'altro) è indirizzata esclusivamente al diritto penale (come se le cause civili in realtà non interessassero a nessuno). In Italia, in una causa civile, dalla notifica del primo atto alla prima udienza passano almeno tre mesi (dal Giudice di pace teoricamente non è così, ma con i rinvii d'ufficio del giudice in realtà i tempi sono gli stessi), in Gran Bretagna passano tre settimane (e gli inglesi in fatto di diritto non hanno, credo, molto da imparare: l'”habeas corpus”, cioè il principio fondamentale di ogni stato di diritto, l'hanno inventato loro). Ma queste cose non interessano, interessano la separazione delle carriere, interessa rendere il PM un dipendente (dal Governo, dal Ministero della Giustizia), interessa che la polizia giudiziaria sia “più libera”. Ma se non si parte dalle fondamenta, cioè da quello che succede giorno per giorno in ogni Tribunale d'Italia, l'ingresso del normale cittadino in un'aula di giustizia, quale che sia la riforma decisa, apparirà sempre e solo come l'ingresso di Dante all'Inferno, nel Canto III “Per me si va ne la città dolente, /p er me si va ne l'etterno dolore, / per me si va tra la perduta gente, /... / Lasciate ogne speranza, voi ch'intrate”.

El Cofos

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