I leghisti non hanno più lo smalto di una volta

Un mese senza criticare la Lega Nord, tanto ormai il gioco si è capito...

Sarà il caldo, sarà la voglia di vacanze, sarà che sono più di tre lustri che sognano la Secessione, ma i leghisti non hanno più lo smalto di una volta. Le loro “sparate” sono un po’ più stanche, un po’ più appannate, ma soprattutto molto più prevedibili. E anche, non ce ne vogliano gli amici del Carroccio, molto più innocue. L’ultima (trita e ritrita) arriva da Zaia: niente "Fratelli d'Italia", meglio il "Va' pensiero". E la penultiam, di qualche giorno fa, arrivava dal Piemonte governato dal giovane Cota: assumiamo professori e supplenti che siano solo “del territorio”. Qualche reazione, qualche sussulto, un po’ di indignazione, le solite repliche puntute leghiste e, per ora, basta. Ma tra lezioni di dialetto, esami di cultura locale, graduatorie regionali (che a dire il vero sono state proposte anche, più o meno velatamente, da alcuni esponenti del Pdl), inni mancanti e tricolori usati per altri fini, queste nuove “sparate” pare di averle sentite già mille volte. E hanno buone probabilità di fare la stessa fine. Nel nulla. Sì, perché la parabola delle boutade leghiste è ormai abbastanza chiara. Effetto annuncio (solitamente quando ci sono elezioni in vista o trattative politiche "romane"), dibattiti infuocati sui media e poi il silenzio. Alle volte al silenzio si affianca il fallimento della proposta. Medici spia, presidi spia, ronde, White Christmas. Per non parlare dell’indipendenza padana, desiderio proibito di una vita e destinato, con buone probabilità, a rimanere tale. Insomma, l'abbiamo capito: perché preoccuparsi? Allora ecco l’idea: un embargo di un mese (almeno) sulle critiche al Carroccio. Innanzitutto perché toccherebbe ripetere sempre le stesse cose, ricordare i principi fondamentali della nostra Repubblica, qualche nozione di diritto internazionale, un po' di solidarietà e carità cristiana. E poi perché non conviene prestarsi al gioco. Ma soprattutto perché mentre la Lega si occupa di rassicurare il suo elettorato a suon di proclami, noi vorremmo tifare la nostra Nazionale in santa pace, dato che la loro ha già giocato...

Federico Brusadelli

Commenti

  1. Luciana Vidili14 giugno 2010 19:35

    Io non sottovaluterei le sparate leghiste. Alla base ci sono comunque delle idee che fanno presa sugli elettori. Invece di accantonarle dopo averle etichettate e, più pericoloso ancora, ignorarle, bisogna sempre controbatterle. La loro è una strategia comunicativa. Nessuno si interessa se poi le proposte che fanno vengono accettate però intanto si parla della Lega e i loro progetti circolano per tutto il Paese al contrario di quelli del PD.

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