Torna la corruzione che divora 60 miliardi di euro e la politica non vuole colpire

Le inchieste si moltiplicano, dallo scandalo G8 a quello Fastweb fino alle case, consulenze, regalie come strumento di favore per assecondare i voleri della cricca. Gira e rigira torna di attualità la grande sconosciuta: la corruzione. Un fenomeno tanto grave quanto ignorato da mezzi di informazione e dalla politica. L’area finiana del PdL, scosso dal caso del ministro sfrattato e dalla nuova inchiesta su Verdini, propone l’approvazione di un provvedimento anticorruzione che prevede l’aumento delle pene. Ma serve davvero?
L'impunità. Da uno studio emerge che un indagato per corruzione ha meno dell’1% di probabilità di farsi un giorno di carcere. Il problema attiene al reato, alla responsabilità dei partiti e al funzionamento della macchina giudiziaria. “ E’ un reato, come dimostra il dato reso noto dal magistrato Piercamillo Davigo, coperto da quasi certa impunità. L’inasprimento delle pene – spiega Alberto Vannucci, professore di scienze politiche all’università di Pisa ed esperto della materia – temo che alimenti solo l’ effetto annuncio che non incide per nulla sul fenomeno”. “In realtà quello che incide sul calcolo di chi paga una tangente è la probabilità di essere preso. L’inasprimento delle pene, in assenza di misure che rendano i procedimenti giudiziari più rapidi e di misure che aumentino le probabilità di punibilità del colpevole, risulta assolutamente inutile. Il problema è che, come dice il rapporto del Greco, il gruppo degli stati europei contro la corruzione, questo reato è circondato da un’aura di impunità, grazie a vari fattori, come ad esempio la prescrizione. Se il processo dura troppo e si arriva alla prescrizione, è perfettamente inutile aumentare le pene”. Una riforma quella dei tempi di prescrizione, varata sotto il governo Berlusconi nel suo precedente regno( una delle leggi ad personam), che si iscrive nelle innumerevoli norme che hanno dato un colpo più che al fenomeno, a chi lo reprime.
L'aspetto normativo è fondamentale. Quando si parla di nuove norme, il parlamento italiano dovrebbe introdurre il cosiddetto traffico di influenza che potrebbe essere mutuato ratificando una convenzione e un trattato europeo, ma continua a rimandare. Il traffico di influenza consentirebbe di punire anche l’intermediario nell’accordo illecito, figura ad oggi sempre più presente negli scambi corruttivi che troverebbe sanzione introducendo questa nuova fattispecie di reato. Uno step e una norma che darebbe agio e strumenti ulteriori agli inquirenti, senza rincorrere aumenti di pena, dopo aver abbassato in passato i tempi di prescrizione per questi reati. “Negli ultimi 15 anni- sostiene Davigo, consigliere della Corte di Cassazione - non c’è stata, se non convenzioni o adempimenti imposti, nessuna legge finalizzata a rendere più agevole la scoperta dei reati di corruzione o più difficili da commettere. Sono state approvate leggi che hanno assicurato prescrizioni, indulti, giustificati con esigenze inesistenti, le carceri scoppiano ma non di condannati per corruzione”.
Ecco i condannati. Facciamo il punto anche su questo aspetto per capire come un fenomeno che ogni anno, ha un costo in termini di sviluppo dei territori e di progresso del paese, sia perseguito. Risucchia 60 miliardi di euro ogni anno dice la Banca Mondiale, è in costante aumento dice la Corte dei Conti e si realizza in opere incompiute, costruite male che costano il doppio, rispetto agli altri paesi europei, e quando arrivano venti di legalità e repressione miracolosamente i prezzi si abbassano. Le condanne. A Reggio Calabria l’ex sindaco in un libro ha confessato il sistema delle mazzette, delle tangenti della sua esperienza da politico e primo cittadino nel periodo 1990-1992. ‘ Ho pagato tutti – scrive - politici, funzionari, che avrebbero dovuto controllare, anche un magistrato della Corte dei conti e perfino un giornalista, il più potente in città”. Eppure per corruzione/concussione in quel distretto, in un arco di tempo di 20 anni, sono state condannate appena tre persone. Reggio Calabria, paradiso terrestre. “ La corruzione è un fenomeno che non prevede l’interesse alla denuncia da parte dei coinvolti, per rompere questa omertà c’è bisogno dell’autorità giudiziaria. Servono meccanismi premiali per incentivare la denunzia, ma se si bloccano le intercettazioni, dopo la riforma della prescrizione, la sensazione di impunità aumenta”.

Nello Trocchia
da Articolo21.info

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