Il Premier trema come Dreyfus nella Pantera Rosa

Nasconde il livore verso i magistrati travestendosi da cacciatore di ladri. La Chiesa da millenni cambia il nome ai papi. Come se Andreotti avesse potuto chiamarsi Cupola III e D'Alema Unipol II

In questi tempi calamitosi in cui tutti i governi d’Europa si affannano a cercare soluzioni che salvino l’euro dalla offensiva della speculazione, in cui si dovranno trovare le soluzioni meno affliggenti per gli italiani e dove la impopolarità dei tagli si scontrerà con le notizie emergenti sugli approfittatori di regime, l’unica legge cui è assicurata una corsia prioritaria non è quella (pur fumosa e inconcludente) contro la corruzione, ma sempre quella sulle intercettazioni.
I neuroni del Ministro Alfano scorrazzano tutta la notte negli ampi spazi loro assegnati dalla natura per trovare una soluzione che possa soddisfare il capo. Lividi pensieri si affollano tumultuosamente trasportando giudici lugubremente togati che lo circondano in un sabba infernale e poi lo crocifiggono con chiodi che formano la scritta “Giustizia”. Vede Berlusconi, con l’occhio abitualmente socchiuso che ha cominciato a tremare come quello del commissario Dreyfus nella Pantera Rosa, che lo minaccia con furore prima di mozzarsi il pollice con il tagliasigari.
Per fortuna gli incubi cesseranno per lui perché è arrivato l’ordine di discutere la legge in sedute notturne, ma cominceranno per noi. Nessuno nell’opposizione pare avere il carisma per chiamare a raccolta il popolo italiano contro questo scempio, dove viene idolatrata una privacy che pare figlia naturale dell’omertà. Lo stesso Fini, che aveva osato alzare un dito, pare schiacciato da un handicap: dopo i processi Mills e All Iberian, si è improvvisamente reso conto, con sconcerto e rammarico, di essere stato sdoganato da un contrabbandiere.
Perché da noi sembra che il carisma sia tutto e che chi non ce l’ha se lo debba inventare. La Chiesa ha capito da millenni la necessità di travestimenti, di paramenti e di effetti speciali per poter meglio esercitare la sua influenza sul gregge dei fedeli. Vi siete mai chiesti perché i papi si presentano sempre sotto falso nome? Prendiamo l’ultimo.
Lui ha il suo nome vero, che è anche bello: Joseph Ratzinger (sembra una raffica di mitra). Invece si fa chiamare Benedetto. Questo è il vero potere. Pensate se Andreotti avesse potuto chiamarsi Cupola III, o D’Alema Unipol II, quali sfracelli avrebbero potuto fare. Perfino Berlusconi, anche se ogni tanto si paragona a Napoleone o a Gesù Cristo, si è dovuto rassegnare a farsi chiamare con il comunissimo nome di Silvio.
Ma è possibile che, in mancanza di personaggi carismatici, questo popolo che ha saputo nel passato reagire a momenti più difficili non trovi in sé stesso la forza di reagire e si affidi sempre a qualcun altro, scaricando le proprie responsabilità e auto-assolvendosi da tutto? Ogni fiocco di neve- diceva Voltaire- non si ritiene responsabile della valanga, eppure tutti concorrono a formarla.
Abbiamo apripista volenterosi e prestigiosi che possono dare una scossa: seguiamo le 100 mila firme di Rodotà e non rassegniamoci a pensare che faranno la stessa fine dei 100 costituzionalisti che tentarono di spiegare al Capo dello Stato che il lodo Alfano era incostituzionale. E speriamo che Napolitano non voglia passare alla Storia, come fanno i papi, sotto il nome di Firmino II (il primo essendo ovviamente Ciampi per i meriti acquisiti dalla legge sulle rogatorie in poi).
Io mi auguro che Napolitano, che ha tanti meriti, venga ricordato in futuro come Padre della Patria. Ma se dovesse firmare anche questa legge consentite, almeno a me, di chiamarlo soltanto Zio.

Norberto Lenzi

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