sabato 24 aprile 2010

Una sola donna in Giunta: la Regione Lombardia è una vergogna per il Paese

E questa sarebbe la Regione che vanta eccellenze europee e vuole dare lezioni di modernità?
La composizione della Giunta regionale lombarda, con un solo Assessore donna è un insulto alla democrazia, all’intelligenza e, come se non bastasse, un atto che non rispetta lo Statuto regionale.
Innanzitutto un insulto alle donne, vera risorsa portante del Paese, dall’ambito familiare e sociale, a quello professionale e istituzionale. Poi il totale disconoscimento rappresentativo per un impegno quotidiano di cura e di lavoro, svolto con dedizione e competenza, da tutti riconosciuto come uno dei motori fondamentali della coesione e dell’economia sociale.
Una ennesima riprova di una visione che il Centrodestra ha del ruolo delle donne: degne di apparire solo nelle pagine patinate del gossip, ornamento dei potenti della politica, al massimo esecutrici di decisioni altrui.
Nulla sta insegnando questa negativa congiuntura economica. Il lavoro delle donne, a dispetto delle discriminazioni e della dequalifica, dimostra di resistere meglio alla crisi occupazionale, perché è in grado di mettere in campo una ricchezza di talenti e una capacità di dare risposte flessibili alle diverse situazioni, che decisamente meriterebbe di assumere le più alte responsabilità nella guida del Paese.
La Giunta di Roberto Formigoni, ancora una volta, eccelle nell’escludere le donne dai luoghi istituzionali (una su 16 assessori!), dove potrebbero incidere positivamente in una situazione così appannata e mortificante. E il silenzio dei media su questi fatti, compreso il silenzio sul non rispetto dello Statuto della Regione Lombardia, contribuisce a bloccare sul nascere la denuncia per l’esclusione di genere e per la pari dignità.
Se il Novecento, definito a ragione il secolo delle donne per l’affermazione dei diritti paritari della persona, e che nella nostra Costituzione trova piena rispondenza, non possiamo permette che nel nuovo secolo questi temi vengano cancellati con un colpo di spugna.
Le donne rappresentano il 52% della popolazione, e anche in virtù di questo dato devono avere quanto aspetta loro nella guida del Paese. Dire basta non spetta solo a loro, ma è ora che dai partiti progressisti, da tutti i cittadini (badate bene, cittadini, non sudditi), si levi una posizione forte e chiara che condanni questo metodo autoritario e misogino di scegliere le rappresentanze nelle istituzioni. Prima la politica si assuma le proprie responsabilità e poi è bene anche ricorrere alla magistratura, per il rispetto delle regole democratiche.

2 commenti:

  1. Non provano vergogna di cose ben peggiori,figurati di questo.

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  2. Le donne le ha tutte il capataz...mica possono permettersele loro...se poi si ingelosisce? ironia OFF

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