mercoledì 14 aprile 2010

Frattini Dry

È sempre un piacere vedere il ministro degli Esteri, Franco Frattini. Si ha sempre l’impressione che passi di lì per caso, e che a ogni domanda sulla politica estera dell’Italia si appresti a rispondere: “E che ne so, io, chiedete al ministro degli Esteri”. Fosse vivo Fortebraccio, si pentirebbe di avere sprecato due memorabili battute per un ministro socialdemocratico a lui caro: “Si fermò un’auto blu e non ne scese nessuno: era Tanassi”, “uomo dalla fronte inutilmente spaziosa”. L’altra sera, dopo l’arresto-sequestro dei tre medici italiani di Emergency a opera della polizia di Kabul (e forse dei nostri “alleati” inglesi), Nessuno Frattini sedeva amabilmente su una poltroncina bianca di Porta a Porta con l’aria di uno svagato frequentatore del Club del Polo in attesa del suo Martini Dry. “Lo vuole liscio o con seltz? Con o senza oliva?”. Con l’aria pensosa che gli è propria, sottolineata dal dito indice morbidamente poggiato sul mento, anch’esso inutilmente spazioso, ripeteva banalità che nemmeno Peter Sellers nei panni del giardiniere Chance, intervallate con molesta frequenza dall’avverbio “ovviamente”. Tant’è che anche nel telespettatore più distratto sorgeva spontanea una domanda: “Ovviamente che, visto che non stai dicendo niente?”. Ecco, lui è così: sempre sfuocato come Woody Allen in “Harry a pezzi”. Se uno vuol farsi una ragione del peso nullo del nostro Paese nel mondo, la faccia di Ovviamente Frattini è lì apposta.
Da otto anni mandiamo miliardi e soldati in Afghanistan per soddisfare le frègole guerrafondaie di B&B, poi il governo-farsa che contribuiamo a tenere in piedi ci arresta tre connazionali e non ci avverte neppure. L’anno scorso, in piena crisi fra Georgia e Russia, i ministri degli Esteri europei si riunirono d’urgenza per prendere una posizione, tranne Frattini che preferì restarsene su un atollo delle Maldive per non dover prendere una posizione, visto che non ne aveva una. Allora scrivemmo che, forse, non era stato avvertito di essere il ministro degli Esteri. Ora finalmente l’hanno avvisato e lui ne è visibilmente compiaciuto, anche se non ha la più pallida idea di che cosa questo significhi. Se l’avesse, appresa la notizia dei tre arresti-sequestri, avrebbe subito alzato il telefono per farsi sentire con Karzai e gli “alleati” angloamericani che lo puntellano. Invece ha addirittura dato credito alla bufala di alcuni fantomatici funzionari afghani sulla confessione dei noti terroristi di Emergency: “Prego con tutto il cuore che non sia vero, altrimenti sarebbe una vergogna per tutti gli italiani”. La vera vergogna è che, prima di dar fiato alla bocca, il ministro degli Esteri non abbia verificato tramite i canali diplomatici se la notizia fosse vera e, visto che non lo era, non abbia diffuso un’immediata smentita, con allegata protesta al cosiddetto governo afghano e annessa richiesta di restituire immediatamente i nostri volontari alle loro famiglie.
Un vero ministro degli Esteri avrebbe poi tappato la bocca a suoi colleghi di partito e di governo, tipo l’acuto Maurizio Gasparri e il pacato Ignazio La Rissa, che anziché prendersela col regime di Kabul hanno attaccato Gino Strada, mettendo ulteriormente in pericolo gli ostaggi. La Rissa ha invitato il fondatore di Emergency a “prendere le distanze dai suoi collaboratori” arrestati, perché “può sempre succedere di avere accanto inconsapevolmente degli infiltrati” come “le Br nel Pci e i Nar nell’Msi”. E, con notevole consequenzialità logica, ha prima ammesso che “il governo italiano non è stato informato dell’operazione”, salvo poi aggiungere che, “se le autorità afghane avessero fatto un imbroglio contro Emergency, ci saremmo arrabbiati, anche se l’orientamento politico di Emergency è noto a tutti”. Ma come faceva, di grazia, il governo ad arrabbiarsi se non sapeva nulla? Domande che avrebbero un senso se l’Italia avesse una politica estera, cioè se avesse un governo, o almeno un ministro degli Esteri. Invece abbiamo Frattini Dry. Con seltz. Senza oliva.
Marco Travaglio

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